Due genii come Horacio Altuna (il disegnatore del "Loco" Chàvez" e tanti altri personaggi, da decenni titolare sul "Clarìn", il principale quotidiano argentino, di una striscia quotidiana che è un ritratto della società) e Carlos Trillo (di cui voglio ricordare "Il pellegrino delle stelle", capolavoro fantascientifico-fantastico-esistenziale-umoristico disegnato da Breccia junior) cosa avranno prodotto insieme?
La risposta è semplice: un fumetto molto particolare. Il tema, svolto rigorosamente in un formato di cinque pagine, è ricorsivo: il sig.Lòpez, meschino e fantozziano impiegatuccio, vessato da direttori e da colleghi, oppresso da una moglie sposata per convenzione ma molto esigente con lui, per sfuggire alle angherie che subisce nella prima pagina chiede permesso, va al gabinetto e lì, dietro la porta, trova un mondo di fantasia.
Le variazioni sul tema sono innumerevoli, e Altuna ha modo di esibire la sua maestria nel tracciare le sfaccettature psicologiche dei suoi personaggi, nel citare Moebius, nel riprendere i film noir.. Trillo dal canto suo si scatena a creare evasioni che NON sono consolatorie, ma spesso ritraggono la stessa realtà deformata (vedi la polizia dei sogni, che sequestra i pensieri..), oppure puniscono Lòpez per le sue meschinità..
Sì, perchè non è un buono oppresso, come nelle convenzioni: anche lui prova a vessare i colleghi, quando direttore, vicedirettore e vicedirettore aggiunto sono contemporaneamente assenti e non possono lasciare che a lui una minima responsabilità sull'ufficio; ma non ci riesce. Memorabile l'episodio con Bo Derek, effimero sex symbol del 1980, e l'ippopotamo..
E a proposito di questo, va segnalato che nonostante quel che potrebbe far pensare la copertina, l'erotismo NON è un elemento portante di questa serie: Lòpez ha i desideri che abbiamo tutti, ma dimenticatevi altri fumetti di Altuna come "El Miròn", dove la combinazione di donnine sensuali e umorismo lascia molto indietro Manara (a cui è sempre mancato il secondo elemento).
A chi è più esperto di me vorrei chiedere: del fumetto argentino degli anni '60, '70 e primi '80, quel vulcano di creatività, cosa è rimasto?