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Guido Cavalcanti (c. 1255 – August 1300) was an Italian poet who was a role model for and a very close friend of Dante. His poetry explores the philosophy of love. In June 1300, when the Florentines had become tired of brawling between the Ghibellines and the Guelphs, the leaders of both factions were exiled and Cavalcanti was amongst them. He was sent to Sarzana, where, after only a few months he decided to try to return to Florence. He died of fever in August of the same year on his journey home.
Leggere Cavalcanti non equivale soltanto a leggere una reliquia, seppure così preziosa, della poesia delle origini, ma significa leggere un poeta che ancora oggi, a distanza di più di settecento anni, comunica, emoziona, infiamma. Dal brevissimo apprendistato provenzale e siciliano, fino ai risultati più straordinari e profondi della lirica stilnovistica, la grandezza di Cavalcanti sta, in una poesia inscindibilmente amorosa, nell'aver caricato, fino a renderlo assoluto e totale, lo spazio poetico. Ciò avviene attraverso la completa drammatizzazione del componimento, perseguita lambendo la più compressa concentrazione di significato e la più fine sospensione temporale, introducendo una ancora maggiore introspezione interiore (introdotta nella lirica moderna proprio dalla poesia italiana, e propriamente da Giacomo da Lentini), tanto di natura psicologica quanto emozionale. Ed in effetti anche l'interiorità del poeta giunge alla più sofferta drammatizzazione, raggiungendo esiti di disfacimento personale integrale: la visione della donna in Cavalcanti, se si eccettua qualche breve accenno subito poi smentito, è di pura demolizione, pura disintegrazione. Questo avviene per la assoluta assenza di un piano trascendentale (Cavalcanti era notoriamente ateo) e per la frequentazione cospicua della dottrina averroista, ossia la dottrina araba ma di matrice aristotelica in cui l'equilibrio psicofisico è retto dalla presenza di spiriti nel corpo umano, e in cui l'intelletto appartiene all'animo sensibile e non, come nella tomistica, all'intelletto divino. Questa crea una concezione dell'amore totalmente fisica e materiale (e perciò accidentale), che si crea dalla fondamentale dimensione visiva (gli occhi sono tra i temi più splendidamente trattati dal fiorentino) che fonda una visone della donna che si conserva, idealizzandosi, proprio nell'intelletto, causandone l'ossessione dell'amante. Proprio per questo l'amore in Cavalcanti si configura come battaglia, seppure una battaglia eternamente persa: l'amante non può che invocare la morte se il disfacimento delle proprie capacità vitali, turbate dagli spiriti che fuggono via distrutti da Amore, non può portare che alla sofferenza. Anche lo stile di Cavalcanti sembra risentirne: per quanto sia elegantissimo, di assoluta classe, vi è sempre come un nervosismo sottostante la parola, un'elettricità che ne aumenta ancora di più la suggestione. Così come nello stile anche nella metrica la maestria del poeta è infinita, se in effetti Donna me prega, la canzone dottrinale di Guido, è facilmente il più complesso esempio di raffinatezza metrica dell'intera storia della lirica italiana, e se in effetti Cavalcanti mostra pienamente le piene potenzialità del sonetto e della ballata concentrando o diluendo, a seconda delle necessità, il significato nello spazio di stanze o fronti e sirme. Eppure il corpus di Cavalcanti non si limita, per quanto ne costituisca la componente certamente più importante e alta, alla poesia tragica, ma Cavalcanti si mostra anche(per quanto un non assiduo) frequentatore della poesia comica (in cui si rivela ancora più arcigno e duro che nelle poesie tragiche) e scrittore di una meravigliosa pastorella (molto più soave dei precedenti trobadorici).
Hermosa supervivencia de la lírica italiana antigua: sólo hace falta un buen traductor para convertirla en una obra contemporánea. El dios de los poetas traductores, se sabe, es Pound. Demostró que traducir poesía es tan exigente y gratificante como dirigir una película basada en texto literario. No lo logra el bien intencionado traductor de estas Rimas pero, aquí y allá, canta el oro sombrío de Cavalcanti (busqué la rima). Hay que agradecer la versión original.
Quizá la obra de Cavalcanti palidece ante la de sus contemporáneos al tratar temas similares, pero logra hacerse con una voz propia y distintiva en la manera de abordarlos.
Resulta algo difícil encontrar compilaciones que nos muestren este tipo de textos en su máximo esplendor, pero considero que vale la pena adentrarse en los poemas de este autor para descubrirlas.
I'm not really sure how to rate translated poetry. Sometimes I even question if it's worth reading (at least some specific poets).
I suspect Cavalcanti wasn't torturing Italian as badly as Masoliver tortured the Spanish to get the rhymes. But then again, he translates a couple of Dante's sonnets at the end and those come off more natural. So who knows what I've just read really.