Kodama Mitsuo, il protagonista di questa incalzante avventura nello stile che è il marchio di fabbrica di Edogawa Ranpo, eredita dallo zio una grande e vecchia casa che ha una strana torre dell’orologio la quale svetta sulle alture nei dintorni di Nagasaki.
Su questa antica magione ruotano molte leggende e dicerie locali: fatti di sangue e di geniale follia, efferati omicidi e sterminati dedali sotterranei; durante una visita preliminare in vista dell’imminente trasloco, Mitsuo incontra, in modo del tutto imprevisto, una misteriosa figura femminile la quale finisce per cambiare il corso della sua vita e di chi gli sta attorno.
A partire da qui si snoda la trama del libro, in un intreccio vivace e incalzante di avventura, investigazione e fantasia propri dello stile scorrevole e asciutto classico di Edogawa Ranpo. Al termine del volume vi è una postfazione che considera in profondità la complessa genesi dell’opera e i suoi significati meno apparenti.
Hirai Tarō (平井 太郎), better known by the pseudonym Rampo Edogawa ( 江戸川 乱歩), sometimes romanized as "Ranpo Edogawa", was a Japanese author and critic who played a major role in the development of Japanese mystery fiction.
Edogawa Ranpo ci porta in una magione appartemente infestata da dove torreggia un enorme orologio. Questa magione è stata acquistata dallo zio del protagonista Kodama Mitsuo e la sua fama sinistra si deve fin dalla sua costruzione; sarà la giovane e bellissima Akiko a scombinare ancora di più l'alone di mistero che permea la casa e costringere Mitsuo ad indagare e scoprire che cosa si cela dietro la torre con l'orologio.
L'opera è incalzante, un gioco di scatole cinesi e specchi, che nascondono o riflettono la realtà, con i suoi continui colpi di scena mi ha tenuto incollata alle pagine, cercando di trovare la soluzione ai vari misteri che man mano si presentano.
Edogawa Ranpo, ormai mio autore del 2023, scrive questo romanzo a puntate nel 1937-38, ma temporalmente non perde nulla della sua magia, anzi, sembra incredibilmente attuale.
Il soggetto della storia in realtà appartiene a "The Woman in grey" di un'autrice occidentale, Alice Muriel Williamson, da cui il mangaka Taro Nogizaka ha tratto un manga intitolato "La torre spettrale" edito da Planet Manga ma attribuito a un altro autore, Ruiko Kuroiwa, traduttore al giapponese proprio di "The Woman in Grey" della Williamson. Questo continuo passaggio di mani rende il senso di quanto questo libro abbia influenzato l'immaginario collettivo giapponese, tanto più che "La torre spettrale" di Ranpo è stata ispirazione per il film"Il castello di Cagliostro" di Miyazaki.
Di questi interessanti aneddoti editoriali ce ne parla proprio il traduttore all'italiano dell'opera di Ranpo, Stefano Lo Cigno, nella postfazione, preziosa appendice che apprezzo sempre nei volumi editi da Luni Editrice perché riescono sempre a dare un quid in più per apprezzare ancora di più il libro che abbiamo tra le mani.
Doveva essere un mio consiglio di Halloween, ma tra viaggi e lavoro pubblico questo post solo ora, ma in realtà è un consiglio di lettura che mi sento di dare indipendentemente dal periodo dell'anno! Ottimo anche come primo approccio a Ranpo!
“La torre spettrale” (1938) è un titolo importantissimo di Edogawa Ranpo, non soltanto per il solito richiamo a quel regista così bravo e così contemporaneo che conosciamo tutti e non serve citare. Ranpo intreccia più generi, dal giallo all’horror, riuscendo a creare un capolavoro di gustosissima leggibilità. La torre del titolo è lo scenario di un’inchiesta che vede il protagonista, Mitsuo, innamorarsi sempre più di una donna dal passato losco e forse criminale, Akiko. A insidiare questo amore sono forze terrene e forze soprannaturali, ma il vero tema così pirandelliano rimane quello della maschera, declinato in una veste che ricorda “La piel que habito” (2011): quanti volti possiamo cambiare davvero per dirci noi stessi? L’opera è tanto complessa quanto veloce e di facilissima lettura, grazie a un traduttore davvero talentuoso e a uno stile che non cade mai nel becero cliffhanger. Consigliatissima ai cultori di un Giappone che vada oltre i quattro topoi da occidentali così diffusi.
One of the most brilliant Japanese mystery novels I’ve read, with a complex mixture of traditional elements and values (family honor and vengeful ghosts being the more obvious), a touch of romanticism with cursed beauties and poisons, plain horror with elements such as the house of spiders, and strikingly modern elements that wouldn’t be out of place in a contemporary sci-fi thriller. Highly recommended.
Una villa misteriosa con un’inquietante torre dell’orologio, teatro di morti violente; un tesoro nascosto; una donna bellissima che potrebbe essere un angelo oppure un diavolo: ecco gli elementi de “La Torre Spettrale”, in originale “Yūreitō”, di Edogawa Ranpo, alla sua prima traduzione in una lingua occidentale grazie a Luni Editrice. La trama dirà sicuramente qualcosa a chi ha letto l’adattamento manga di Tarō Nogizaka, pubblicato da Planet Manga con il titolo “La Torre Fantasma”, dove però il soggetto originale è attribuito a Ruikō Kuroiwa. Chi è quindi l’autore originale? Nessuno dei due, perché la “maternità” dell’opera è di Alice Muriel Williamson. Ecco così che invece che parlarvi de “La Torre Spettrale” (che vi invito a leggere senza troppo indugi), vi racconto di come la storia è stata più volte rielaborata, ben spiegato nell’interessante postfazione di Stefano Lo Cigno che ha curato il volume. Si inizia quindi con Alice Muriel Williamson, la cui vita potrebbe essere benissimo un romanzo: nata in Ohio nel 1858, espatria in Inghilterra nel 1892 per sfuggire al primo marito, da cui aveva divorziato perché osteggiava la sua carriera di attrice. Lavora dapprima come corrispondente per poi dedicarsi a tempo pieno all’attività di romanziera, piuttosto prolifica. È proprio il suo secondo romanzo, “The Woman in Grey” (da cui verrà tratto “La Torre Spettrale”) a valerle il titolo di “erede di Wilkie Collins”, e già questo dovrebbe far intuire la propensione per il romanzo sensazionalistico e le suggestioni che ritroviamo in “Yūreitō”. Con “The Lightning Conductor” venderà più di 1 milione di copie in America. “Ciliegina sulla torta”, la morte piuttosto misteriosa avvenuta nel 1933. Ne “The Woman in Grey”, la nostra fantomatica torre ha un ruolo piuttosto secondario: saranno Ruikō Kuroiwa ed Edogawa Ranpo ad attribuirle caratteristiche sempre più inquietanti e a farla risaltare. Passiamo quindi a Ruikō Kuroiwa, conosciuto per la sua attività di giornalista, romanziere e, soprattutto, traduttore. L’autore, nel 1900, essenzialmente traduce “The Woman in Grey”, cambiando il titolo e modificando i nomi dei personaggi, che però mantengono l’origine europea, e l’ambientazione. Ranpo, quasi 40 anni dopo, riprende “Yūreitō” e la rende un’opera più moderna, svecchiando il poco accessibile stile di Kuroiwa, e cambiando anche la nazionalità dei personaggi. Grande successo e soddisfazione dell’autore che la rimaneggerà anche più avanti nella sua carriera, inserendo Akechi Kogorō, il suo più celebre investigatore dilettante, e indirizzandola ad un pubblico più giovane. L’immagine della torre dell’orologio, il complesso meccanismo alla base del suo funzionamento e il labirinto che conduce ad un incredibile tesoro finiranno per influenzare molti altri autori, da Miyazaki che affermerà senza ombra di dubbio di essersi ispirato a “Yūreitō” per il suo “Il Castello di Cagliostro”, al giallista Ayatsuji Yukito con “Gli omicidi della magione dell’orologio”, nonché il già citato Tarō Nogizaka.