Un libro che spero venga letto da più persone possibili, che racconta una storia dolorosa di due sorelle che da sole hanno lottato contro la mafia e contro lo Stato. Una lotta che potrebbe finire male, se non fosse che raccontarla può cambiarne il finale. Un libro che dimostra ancora una volta quanto la conoscenza sia fondamentale per combattere le ingiustizie. Anche se a volte sembra una battaglia persa in partenza. Ma stavolta questo libro si propone di cambiare un finale che non può essere accettato a cuor leggero. Un libro che racconta la storia di Maria Rosa e Savina Pilliu che in più di trent'anni hanno lottato per ottenere giustizia, per non abbassare la testa, per non cedere di fronte alla prepotenza del più "forte".
Questo libro mi apre nuovamente gli occhi. A volte leggere certe storie "minori" fa capire quanto raccontare certe storie sia fondamentale, perché attraverso la loro diffusione, si possono a volte cambiare le cose. A volte anche due "piccole" donne possono cambiare il corso degli eventi con il loro coraggio, lottando contro mostri che sembrano troppo grandi e troppo forti anche solo per nominarli. E allora cercare in tutti i modi di non permettere che queste storie siano dimenticate, ma anzi gettarci più luce possibile, mi sembra il minimo che si possa fare. Leggere e raccontare queste storie è per me un imperativo morale, perché, lo ripeto, la conoscenza può cambiare le cose anche quando tutto sembra perduto, inutile e impossibile. Eppure le parole, tanto temute dai potenti, possono cambiare la storia.
"La lotta alla mafia deve essere innanzitutto un movimento culturale che abitui tutti a sentire la bellezza del fresco profumo della libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale, dell'indifferenza, della continuità e quindi della complicità." [Paolo Borsellino]
"Immaginate di tornare un giorno a casa vostra e di trovare un costruttore legato alla mafia lì davanti. Immaginate che vi dica che quella non è casa vostra, ma sua. E che, qualche anno dopo, ve la danneggi gravemente per costruirci accanto un palazzo più grande. E immaginate di dover aspettare trent'anni prima che un tribunale italiano vi dia ragione. Immaginate che, dopo tutto questo tempo, vi riconoscano un compenso per i danni, che però nessuno vi pagherà mai dato che il costruttore nel frattempo è stato condannato perché legato alla mafia e lo Stato gli ha sequestrato tutto. E ancora, immaginate che di quella somma, che non riceverete mai, l'Agenzia delle entrate vi chieda il 3 per cento. Questo è quello che, più o meno, è successo a Maria Rosa e Savina Pilliu. E diciamo 'più o meno', perché in trent'anni, in realtà, è successo questo e molto altro. Intorno al palazzo abusivo si aggireranno vari personaggi: mafiosi eccellenti, assessori corrotti, killer latitanti, avvocati illustri, istituzioni pavide, vittime di lupare bianche, anonimi intimidatori e banchieri generosi."
"Ecco perché questa storia non può finire così. Non ce lo possiamo permettere. [...] Ecco la ragione per cui, cari lettori, questo è un libro che non racconta una storia ma che vuole cambiarla. Abbiamo deciso di raccontarvi nel dettaglio l'incredibile odissea delle sorelle Pilliu solo perché non ci piaceva il finale. A noi non piace la scena delle sorelle che entrano in banca da sole e pagano 22 mila e 842 euro a uno Stato che prima non le ha difese e ora non le considera nemmeno vittime di mafia. In fondo abbiamo pensato che lo Stato non è solo la prefettura che ha detto no alla loro richiesta di risarcimento. Non è solo quel giudice amministrativo che ha dato ragione a Pietro Lo Sicco nel 1995. Non è nemmeno quell'assessore che ha concesso la licenza a un costruttore sapendo che non ne aveva diritto. Lo Stato alla fine siamo noi. Noi che scriviamo questo libro e voi che lo state leggendo. Perché questa storia potrebbe finire qui, a meno che noi tutti non decidiamo di intervenire e cambiare il finale. Direte voi: ma in che modo? Raggiungendo tre obiettivi.
Il primo: attraverso la vendita di questo libro raccogliere 22 mila e 842 euro, cioè la cifra necessaria per pagare quel famoso 3 per cento dell'Agenzia delle entrate che le sorelle Pilliu sono costrette a versare. E, nell'eventualità che superassimo la somma necessaria, utilizzare il resto in attività antimafia.
Il secondo: far avere lo status di "vittime di mafia" alle sorelle Pilliu. Naturalmente saranno le autorità a decidere, però è importante che questa storia non sia trattata come una "pratica amministrativa". Per questo bisogna che tutti ci impegniamo per far sì che il maggior numero di persone possibile conosca la loro storia e continui a seguire la loro vicenda.
Il terzo e ultimo obiettivo: ristrutturare le palazzine semidistrutte e concederne l'uso a un'associazione antimafia."