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Delatori: Spie e confidenti anonimi: L'arma segreta del regime fascista

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Il delatore della porta accanto (pronto a denunciare il vicino per prendergli la casa), le lettere anonime nel periodo delle leggi razziali (5000 lire per un ebreo), la caccia ai denigratori del Duce, le soffiate dei professori universitari e persino dei religiosi per prendere il posto dei colleghi. L'autore ha setacciato sistematicamente archivi centrali e periferici d'Italia alla ricerca di ogni possibile traccia lasciata dal sistema spionistico del regime fascista.

454 pages, Hardcover

First published January 1, 2001

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About the author

Mimmo Franzinelli

56 books10 followers
Mimmo Franzinelli è uno storico italiano. Laureatosi in Scienze Politiche a Padova nel 1979, ha insegnato per diversi anni, per poi dedicarsi alla ricerca ed alla pubblicazione di libri. Residente in Valle Camonica, è soprattutto studioso del periodo fascista. E' componente del Comitato scientifico dei seguenti organismi: Istituto per la storia dell’età contemporanea (Sesto S. Giovanni), Fondazione “Luigi Micheletti” centro di ricerca sull’età contemporanea (Brescia), Festival èStoria (Gorizia), Festival Oltreconfine (Valle Camonica).

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422 reviews119 followers
June 23, 2018
“Ho avuto montagne di lettere anonime, come si può pretendere di togliere agli italiani le loro caratteristiche nazionali, vigliaccheria e falsità cordiale?” (capitano S.A., ufficiale della Polizia politica della RSI, in servizio a Milano e a Torino)


Questa è la storia della bassezza morale di migliaia d’italiani: persone comuni, avvocati, professori, clericali, rabbini, ebrei, gerarchi, ricchi e poveri che volontariamente si fecero confidenti del regime. Per denaro, per gloria, per cattiveria.

Il fenomeno delle delazioni nell’Italia di Mussolini arrivò a livelli mai visti. A iniziare dal ’26, con l’entrata in vigore di nuove leggi, divenne reato punibile con vari gradi di severità criticare il duce e il regime, detenere o diffondere stampa antifascista, esprimere dissenso o malcontento. Negli anni ’30 si aggiunsero i provvedimenti antisemiti e dall’entrata in guerra fino alla caduta del fascismo, aumentando gli oppositori del regime, crebbe il numero dei soggetti perseguibili. Manna dal cielo per i delatori.
L’informatore riceveva, in cambio della soffiata, denaro o beni alimentari, e se la denuncia era sottoscritta, si garantiva la segretezza.

La delazione non fu solo fonte di guadagno, fu anche strumento per salire di un gradino la scala gerarchica, prendere possesso dei beni altrui, ottenere favori. In qualche caso salvarsi la pelle.
Ecco così fascisti mettere in cattiva luce camerati per ottenere un riconoscimento, partigiani passare (per paura o interesse) agli ufficiali della Polizia politica notizie sui propri compagni; ecco commercianti, liberi professionisti e funzionari liberarsi della concorrenza denunciando i colleghi, preti e rabbini offrire collaborazione in cambio di vantaggi materiali; e ancora, ecco ebrei guadagnare 7000 lire per ogni ebreo fatto catturare, e cittadini accusare familiari per vendicarsi di vecchie questioni. Insomma, dichiarare un rivale “nemico della Patria” costava niente e tributava parecchio.

I delatori senza volto agivano per denaro, odio razziale, fanatismo, invidia, vendetta, ambizione. Si firmavano “Un gruppo di fascisti”, “Una camicia nera della prima ora”, “Un fedele suddito del Duce”. Si dichiaravano buoni cittadini. Con le mani pulite e la coscienza lercia, però.
Il regime sfruttò e premiò generosamente migliaia d’italiani che volontariamente contribuirono all’arresto, alla tortura, alla deportazione e alla morte di tante vittime innocenti.
Il pensiero d’essere corrotti e traditori, i delatori, nemmeno li sfiorò. Forse mancavano di quello spessore morale che rende Uomini gli uomini, Donne le donne.

Il lavoro imponente di Mimmo Franzinelli scopre un tassello infimo e vergognoso della nostra Storia.
Com’è stato possibile per il nostro Paese rialzarsi? Si fa breccia un interrogativo che stizzisce chi vorrebbe cancellare la parte scomoda della Storia: la dimenticanza di “faccende” che avrebbero indebolito l’identità civica del popolo italiano “aiutò la risalita?”.
Dovremmo avere l'onestà di riconoscere che se tanti furono gli italiani che aiutarono, protessero e salvarono ebrei, renitenti, partigiani, se tanti furono quelli che combatterono il regime e sacrificarono la vita per la libertà, tanti (troppi) furono quelli che collaborarono col regime per saziare i propri egoismi. Non possiamo continuare imperterriti a puntare il dito contro gli altri pensando che basti a cancellare le colpe gravissime di cui fummo responsabili. Smettiamola con la favola ipocrita del “cattivo tedesco” e del “buon italiano”. Prendiamo atto di quanto è stato e diciamolo, perdio!: italiani brava gente, ma non tutti.

Questo è un libro da leggere. Aprire gli occhi significa intraprendere un percorso di consapevolezza. È un cammino che dobbiamo affrontare. Non tradiamo la Storia, togliamo di sotto il tappeto le nostre ignominie. Guardiamole, affrontiamole. Rinnegare, tacere o semplicemente chiudere gli occhi non ci rende meno spregevoli di quei delatori.

Termino riportando un episodio (fra i tanti) a memoria di chi dimostrò grande integrità morale. Gesti nobili che devono esortarci a rappresentare la parte migliore degli esseri umani. È la testimonianza di un sacerdote che vegliò per un momento il cadavere del comunista Vito La Fratta, di Sesto San Giovanni, incarcerato a San Vittore il 3 maggio 1944. Fu pestato e torturato dai funzionari dell’Ufficio politico investigativo. Due giorni dopo il suo nome fu depennato dal registro matricolare perché “deceduto”:

“Sono entrato nella cella e sono rimasto solo con l’impiccato ch’era stato disteso già sulla branda: un bel ragazzone robusto, dai capelli d’oro e dagli occhi celesti; sembrava un principe di fiaba vestito da galeotto. Ma gli occhi erano rimasti spalancati ed erano immobili e freddi, così freddi che facevan male a guardarli.
Avrà avuto poco più di trent’anni ed era sposato ed aveva già un amore di bimba. E non s’è impiccato per disperazione, ma per non fare male agli altri, per non tradire nessuno. Aveva già subito tre interrogatori, durante i quali era stato atrocemente torturato perché parlasse, perché dicesse i nomi che interessavano gli aguzzini della Polizia speciale. Ed egli sempre muto. A mezzogiorno l’avevano cacciato a furia di calci fuori della camera dell’interrogatorio. Non si reggeva più in piedi, sicché i compagni hanno dovuto sostenerlo e accompagnarlo fino alla sua cella che è al primo piano rialzato del sesto raggio. Tuttavia appena giunto al suo piano, ha tentato di proseguire e, raccogliendo tutte le sue forze, s’è slanciato per le scale con il proposito evidente di buttarsi giù dal più alto terrazzino interno che gira intorno alle celle dell’ultimo piano. I compagni lo hanno raggiunto e ricondotto nella sua cella. Ed egli smaniava e supplicava: “Fatemi morire! Aiutatemi a morire! Alle 4 devo presentarmi ancora all’interrogatorio e non ho più forza, non potrò più resistere, finirò col parlare, non devo parlare, non voglio parlare, non voglio tradire nessuno! Aiutatemi a morire! Datemi qualche cosa! Almeno una lametta di rasoio...”.
I compagni cercarono di calmarlo, gli fecero iniettare della morfina per alleviargli i dolori, gli dettero un po’ di cognac, lo convinsero a buttarsi sul pagliericcio per riposare: “Prima delle 4 verremo noi a svegliarti e ti daremo del cognac”.
Prima delle 4 andarono a svegliarlo e lo trovarono appeso all’inferriata della finestra. S’era impiccato con un pezzo di fil di ferro, forse trovato tra la spazzatura della cella.
Povero ragazzone biondo dai begli occhi celesti senza vita... Mi sono avvicinato per chiudergli quegli occhi che mi sembravano stanchi di contemplare la barbarie degli uomini, che lo avevano spinto al suicidio. Mi sono avvicinato per accarezzargli la fronte bianca come il marmo sotto l’onda dei capelli d’oro, e ho visto un piccolo dettaglio che mi ha riempito di ribrezzo. La sua fronte e la guancia destra erano stampigliate col timbro delle carceri... Gli aguzzini, a mezzogiorno, non si erano accontentati di torturarlo, ma l’avevano ferocemente dileggiato stampigliandogli (certo con grandi colpi) il timbro sulla faccia. Cosicché, su quel volto sigillato dalla morte, si leggeva: “CARCERI GIUDIZIARIE – MILANO”.
Ed era un tremebondo e incancellabile atto di accusa contro coloro che l’avevano spinto a quell’eccesso.”


Libri sul divano dei pigri
Profile Image for Dagio_maya .
1,127 reviews355 followers
June 23, 2021
” Premesso che l’attitudine all’inganno e alla slealtà accompagna le relazioni umane sin dalle loro origini…”

Così prende l’avvio questo saggio dello storico Mimmo Franzinelli.
Opera storiografica unica nel suo genere per aver centrato un argomento citato da molte altre indagini che mai prima di questa sono state attente all’importanza delle cosiddette “spiate”.

La ricostruzione storiografica si concentra sul ventennio fascista con una modalità che, Franzinelli stesso, dichiara esente da giudizi di ordine morale.
Su questa presunta oggettività che è normalmente propria dello storico ho nutrito dubbi soprattutto nell’ultima parte dell’opera poiché traspare l’indignazione profonda per una mancata giustizia avvenuta nel dopoguerra.
Uno sdegno che, tra l'altro, è impossibile non condividere.

Dal passato emerge la figura di un “delatore” come vero e proprio ruolo professionale che veniva ricoperto in seguito ad un’elezione e che aveva il compito di denunciare per proteggere la comunità ma:

”La scelta del contesto politico-temporale dipende dal fatto che la dittatura mussoliniana portò a livelli inediti nella storia contemporanea nazionale lo strisciante fenomeno della delazione, incentivato con premi e garanzie di segretezza per lo spione, mantenuto entro un cono d’ombra protettivo”

Le fasi cronologiche sono sei:
1) la seconda metà degli anni venti che si concentra sugli oppositori politici;
2) gli anni trenta in cui la delazione si assesta come normale relazione tra potere e cittadini;
3) dall’approvazione delle leggi razziste all’entrata in guerra in cui si assiste ad un salto
qualitativo e quantitativo delle spiate;
4) dall’entrata in guerra alla caduta di Mussolini contro ogni minimo segno di disfattismo;
5) dall’8 settembre 1943 a fine aprile 1945: guerra civile e occupazione in cui le spie portano alla tortura e alla morte centinaio di partigiani ed ebrei;
6) l’immediato dopoguerra in cui la caccia ai fascisti e alle spie agisce con condanne sommarie che fanno da contraltare all’istituzione delle Corti D’Assise e il discutibile processo di pacificazione che emette sentenze edulcorate e poi amnistiate

Seguendo questo schema, Franzinelli, riporta alla luce la vigliaccheria, l’ambizione e l’avidità degli italiani brava gente.
E se il primato quantitativo di denunce spetta alla Francia di Vichy, l’Italia non è da meno e si distingue per la quantità di biglietti anonimi che sfiorarono l’80%!

Poi in maniera tutta nostra finisce a tarallucci e vino…
” Chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato...”
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Questo foglietto, scritto nel dicembre 1944 da un anonimo milanese, provocò la cattura di Giulia Leoni e di sua figlia Augusta; internate nel lager di Bolzano persero la vita nel febbraio 1945 sotto le percosse dei guardiani.
Profile Image for Giulia Antuofermo.
96 reviews1 follower
January 28, 2022
“Il delatore modello del ventennio era il cittadino che, avuta casuale notizia di atteggiamenti più o meno coscientemente antifascisti, ne riferiva puntualmente all’autorità, ragguagliando i funzionari della Pubblica sicurezza sulla natura e dell’infrazione e sul suo autore.”

Mimmo Franzinelli - storico italiano e autore di celebri saggi storici che gli sono valsi alcuni premi tra cui il Premio Acqui, il Premio Viareggio e il Premio Ignazio Silone - con l’opera Delatori si è assunto l’ingrato compito di raccontare una delle pagine più tristi della storia italiana.
Questo saggio, infatti, si ripropone di esaminare la figura del delatore e delle spie negli anni caratterizzati dal ventennio fascista. In particolare Franzinelli analizza le varie casistiche e le motivazioni dietro simili comportamenti, spesso legate a rancori personali o incentivi economici: ovviamente il delatore nascondeva tale condotta dietro a ragioni nobili quali patriottismo o esigenze d’ordine sociale.
Non è una lettura semplice, sebbene intramezzata dalla trascrizione di lettere anonime, diari o documenti ufficiali, ma necessaria per venire a conoscenza di comportamenti taciuti e nascosti anche nel - forse vano - tentativo di “ristabilire la pace” dopo la fine del fascismo e dell’occupazione tedesca.
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