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Rosso Malpelo

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"Malpelo si chiamava cos� perch� aveva i capelli rossi perch� era un ragazzo malizioso e cattivo, che prometteva di riescire un fior di birbone". La novella "Rosso Malpelo" fu pubblicata per la prima volta su Il Fanfulla e poi inserita nella raccolta di Vita dei Campi.

25 pages, Paperback

First published January 1, 1878

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About the author

Giovanni Verga

525 books210 followers
Giovanni Verga was an Italian realist writer, best known for his depictions of life in Sicily, and especially for the short story Cavalleria Rusticana and the novel I Malavoglia.

The first son of Giovanni Battista Catalano Verga and Caterina Di Mauro, Verga was born into a prosperous family of Catania in Sicily. He began writing in his teens, producing the largely unpublished historical novel Amore e Patria (Love and Country); then, although nominally studying law at the University of Catania, he used money his father had given him to publish his I Carbonari della Montagna (The Carbonari of the Mountain) in 1861 and 1862. This was followed by Sulle Lagune (In the Lagoons) in 1863.

Meanwhile, Verga had been serving in the Catania National Guard (1860-64), after which he travelled to Florence several times, settling there in 1869.
He moved to Milan in 1872, where he developed his new approach, characterized by the use of dialogue to develop character, which resulted in his most significant works. In 1880 his story collection Vita dei Campi (Life in the Fields), (including Fantasticheria, La Lupa, and Pentolacchia) most of which were about rural Sicily, came out; it included the Cavalleria Rusticana, which was adapted for the theatre and later the libretto of the Mascagni opera. Verga's short story, "Malaria", was one of the first literary depictions of the disease.

He then embarked on a projected series of five novels, but only completed two, I Malavoglia and Mastro-Don Gesualdo (1889), the latter of which was the last major work of his literary career. Both are widely recognized as masterpieces.
In 1894 Verga moved back to the house he was born in. In 1920 he was elected a senator. He died of a cerebral thrombosis in 1922.

The Teatro Verga in Catania is named after him.

In the book by Silvia Iannello Le immagini e le parole dei Malavoglia (Sovera, Roma, 2008), the author selects some passages of the Giovanni Verga' novel I Malavoglia, adds original comments and Acitrezza' photographic images, and devotes a chapter to the origins, remarks and frames taken from the immortal movie La terra trema (1948) directed by Luchino Visconti.

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Displaying 1 - 30 of 73 reviews
Profile Image for Ajeje Brazov.
1,006 reviews
January 19, 2018
Questo racconto, ha per me un valore affettivo, perchè mi fece prendere, il primo ed unico (nella mia storia scolastica), 8,5 in un tema e quale occasione migliore del tema di maturità. Quindi ne ho un ottimo ricordo, dovrò rileggerlo!
Profile Image for Anto_s1977.
861 reviews38 followers
September 3, 2018
Rosso Malpelo è un ragazzino molto povero che lavora duramente nella cava siciliana in cui è rimasto sepolto il padre a causa di un crollo improvviso durante degli scavi.
Malpelo è un ragazzino che sopporta con fierezza le bastonate, sono le uniche manifestazioni che riceve da tutti ed ormai è abituato a subirle. Dopo la morte del padre, l'unico che gli accarezzava teneramente il viso, Malpelo si è incattivito e adesso tutti lo evitano o lo battono.
In realtà Malpelo è fragile ed è reso ancora più fragile dalla consapevolezza che nessuno lo ami e che, se gli toccasse morire allo stesso modo del padre, nessuno ne soffrirebbe.
L'unico a cui Malpelo è affezionato, anche se il suo modo di dimostrarlo non è l'ideale, è Ranocchio, un ragazzino che ha subito un infortunio sul lavoro e adesso può solo permettersi di lavorare sotto terra in mezzo ai topi. Malpelo è sinceramente affezionato al ragazzo e cerca di fortificarlo, ma inutilmente!
Quando perde anche Ranocchio e prende consapevolezza della propria solitudine e della propria insignificanza, Malpelo accetta di svolgere un lavoro pericoloso nei tunnel della cava e da lì non riaffiorerà più in superficie.
Molto triste e significativa questa novella di Verga. Per me è una rilettura, che mi ha permesso di gustarla ancora di più.
Profile Image for Marpy.
22 reviews11 followers
January 24, 2018
Rosso Malpelo è una climax ascendente di disagio e desolazione, ma solo in questo modo è stato possibile rendere il lettore vagamente conscio delle vicende siciliane... la morte di Ranocchio mi ha lasciato in lacrime e la madre"che piangeva come se il figliuolo fosse di quelli che guadagnano 10 lire la settimana" ancora di più
Profile Image for ros.
83 reviews2 followers
October 2, 2024
mi ha ricordato il mio prof di italiano delle medie a cui volevo molto bene 3
Profile Image for Virginia Morelli.
79 reviews
February 16, 2022
"Adesso non soffriva più, l’asino grigio, e se ne
stava tranquillo colle quattro zampe distese, e lasciava che i cani si divertissero a
vuotargli le occhiaie profonde e a spolpargli le ossa bianche e i denti che gli laceravano le viscere non gli avrebbero fatto piegar la schiena come il più semplice
colpo di badile che solevano dargli onde mettergli in corpo un po’ di vigore
quando saliva la ripida viuzza. Ecco come vanno le cose! Anche il grigio ha avuto
dei colpi di zappa e delle guidalesche e anch’esso quando piegava sotto il peso e gli mancava il fiato per andare innanzi, aveva di quelle occhiate, mentre lo battevano, che sembrava dicesse: Non più!non più! Ma ora gli occhi se li mangiano i
cani, ed esso se ne ride dei colpi e delle guidalesche con quella bocca spolpata e
tutta denti. E se non fosse mai nato sarebbe stato meglio."
Profile Image for lele 𝜗𝜚.
107 reviews3 followers
January 31, 2024
4.5☆– ho sempre avuto una strana ossessione per rosso malpelo fin da piccolina, ne rimasi colpita quando vidi una ragazza illustrarlo nei minimi dettagli all'open day delle scuole medie. ricordo anche che mia madre me l'abbia sempre raccontato, perché é inusuale che una ragazzina di dieci anni si interessi a una storia cosí cruda e cosí triste.
posso dire che invece c'é sempre stata una strana connessione con questa novella, che per me é una delle migliori produzioni di Verga. io l'avevo dentro quell'empatia per rosso malpelo, dal nome dimenticato e abituato alla sua etichetta, sconfitto. ad amplificare il mio amore assoluto per questa novella è solo la magica scrittura di Verga, capace di trasportarti come se fossi davvero nelle terre della cava di rena rossa. da sempre e per sempre una delle mie preferite.
Profile Image for Lisa Chinchio.
117 reviews4 followers
June 22, 2022
Una delle mie novelle preferite, così verista da far male.
Sinceramente felice (e un po’ invidiosa) che Verga sia uscito come traccia della maturità 2022.
Profile Image for Antonella Marino.
46 reviews
February 1, 2026
Ho una storia complessa con questa novella: un giorno andai a scuola e non trovai la mia classe, erano andati al cinema a vedere proprio Rosso Malpelo e io non sapevo niente. Quando tornarono e per i successivi giorni non fecero che parlarne, ovviamente mi misero addosso tanta curiosità.
Pur conoscendo la storia non avevo mai avuto modo di recuperare la novella fino ad oggi. Mi è piaciuta molto. Mette in evidenza come giudicare qualcuno solo per l'aspetto fisico (cosa che purtroppo viene fatto quotidianamente tutt'oggi) sia sbagliato.
Molto bella.
Profile Image for nayel xd.
9 reviews1 follower
December 22, 2024
“per noi che siamo fatti per vivere sottoterra, dovrebbe essere buio sempre e dappertutto”
Profile Image for marie.
127 reviews3 followers
December 8, 2024
verga spero che la prima persona che incontro in paradiso sei tu per stringerti la mano e farmi abbracciare e raccontarti la mia giornata e dirti quanto ti voglio bene
Profile Image for kora.
31 reviews1 follower
September 12, 2026
“Malpelo si chiamava così perché aveva i capelli rossi; ed aveva i capelli rossi perché era un ragazzo malizioso e cattivo, che prometteva di riescire un fior di birbone. Sicché tutti alla cava della rena rossa lo chiamavano Malpelo; e persino sua madre, col sentirgli dir sempre a quel modo, aveva quasi dimenticato il suo nome di battesimo.”

“un monellaccio che nessuno avrebbe voluto vederselo davanti, e che tutti schivavano come un can rognoso, e lo accarezzavano coi piedi, allorché se lo trovavano a tiro.Egli era davvero un brutto ceffo, torvo, ringhioso, e selvatico. Al mezzogiorno, mentre tutti gli altri operai della cava si mangiavano in crocchio la loro minestra, e facevano un po' di ricreazione, egli andava a rincantucciarsi col suo corbello fra le gambe, per rosicchiarsi quel po' di pane bigio, come fanno le bestie sue pari, e ciascuno gli diceva la sua, motteggiandolo, e gli tiravan dei sassi, finché il soprastante lo rimandava al lavoro con una pedata. Ei c'ingrassava, fra i calci, e si lasciava caricare meglio dell'asino grigio, senza osar di lagnarsi. Era sempre cencioso e sporco di rena rossa.”

“suo padre, era morto in quella stessa cava.
Era morto così, che un sabato aveva voluto terminare certo lavoro preso a cottimo, di un pilastro lasciato altra volta per sostegno dell'ingrottato, e dacché non serviva più, s'era calcolato, così ad occhio col padrone, per 35 o 40 carra di rena. Invece mastro Misciu sterrava da tre giorni, e ne avanzava ancora per la mezza giornata del lunedì. Era stato un magro affare e solo un minchione come mastro Misciu aveva potuto lasciarsi gabbare a questo modo dal padrone; perciò appunto lo chiamavano mastro Misciu Bestia, ed era l'asino da basto di tutta la cava. povero diavolaccio, lasciava dire, e si contentava di buscarsi il pane colle sue braccia, invece di menarle addosso ai compagni, e attaccar brighe. Malpelo faceva un visaccio, come se quelle soperchierie cascassero sulle sue spalle, e così piccolo com'era aveva di quelle occhiate che facevano dire agli altri: - Va là, che tu non ci morrai nel tuo letto, come tuo padre -.”

“Fuori della cava il cielo formicolava di stelle, e laggiù la lanterna fumava e girava al pari di un arcolaio. Il grosso pilastro rosso, sventrato a colpi di zappa, contorcevasi e si piegava in arco, come se avesse il mal di pancia, e dicesse ohi! anch'esso. Malpelo andava sgomberando il terreno, e metteva al sicuro il piccone, il sacco vuoto ed il fiasco del vino.
Il padre, che gli voleva bene, poveretto, andava dicendogli: - Tirati in là! - oppure: - Sta attento! Bada se cascano dall'alto dei sassolini o della rena grossa, e scappa! - Tutt'a un tratto, punf! Malpelo, che si era voltato a riporre i ferri nel corbello, udì un tonfo sordo, come fa la rena traditora allorché fa pancia e si sventra tutta in una volta, ed il lume si spense.
L'ingegnere che dirigeva i lavori della cava, si trovava a teatro quella sera, e non avrebbe cambiato la sua poltrona con un trono, quando vennero a cercarlo per il babbo di Malpelo che aveva fatto la morte del sorcio. […] Della rena ne era caduta una montagna, tutta fina e ben bruciata dalla lava, che si sarebbe impastata colle mani, e dovea prendere il doppio di calce. Ce n'era da riempire delle carra per delle settimane. Il bell'affare di mastro Bestia!
Nessuno badava al ragazzo che si graffiava la faccia ed urlava, come una bestia davvero. […] Malpelo non rispondeva nulla, non piangeva nemmeno, scavava colle unghie colà, nella rena, dentro la buca, sicché nessuno s'era accorto di lui; e quando si accostarono col lume, gli videro tal viso stravolto, e tali occhiacci invetrati, e la schiuma alla bocca da far paura; le unghie gli si erano strappate e gli pendevano dalle mani tutte in sangue. Poi quando vollero toglierlo di là fu un affar serio; non potendo più graffiare, mordeva come un cane arrabbiato, e dovettero afferrarlo pei capelli, per tirarlo via a viva forza.”

“Lui non volle più allontanarsi da quella galleria, e sterrava con accanimento, quasi ogni corbello di rena lo levasse di sul petto a suo padre. Spesso, mentre scavava, si fermava bruscamente, colla zappa in aria, il viso torvo e gli occhi stralunati, e sembrava che stesse ad ascoltare qualche cosa che il suo diavolo gli susurrasse nelle orecchie, dall'altra parte della montagna di rena caduta. In quei giorni era più tristo e cattivo del solito, talmente che non mangiava quasi, e il pane lo buttava al cane, quasi non fosse grazia di Dio. Il cane gli voleva bene, perché i cani non guardano altro che la mano che gli dà il pane, e le botte, magari. Ma l'asino, povera bestia, sbilenco e macilento, sopportava tutto lo sfogo della cattiveria di Malpelo; lo picchiava senza pietà, col manico della zappa, e borbottava:
- Così creperai più presto! -
Dopo la morte del babbo pareva che gli fosse entrato il diavolo in corpo, e lavorava al pari di quei bufali feroci che si tengono coll'anello di ferro al naso. Sapendo che era malpelo, si acconciava ad esserlo il peggio che fosse possibile, e se accadeva una disgrazia, o che un operaio smarriva i ferri, o che un asino si rompeva una gamba, o che crollava un tratto di galleria, si sapeva sempre che era stato lui; e infatti si pigliava le busse senza protestare, proprio come se le pigliano gli asini che curvano la schiena, ma seguitano a fare a modo loro. Cogli altri ragazzi poi era addirittura crudele, e sembrava che si volesse vendicare sui deboli di tutto il male che s'immaginava gli avessero fatto gli altri, a lui e al suo babbo. Certo provava uno strano diletto a rammentare ad uno ad uno tutti i maltrattamenti ed i soprusi che avevano fatto subire a suo padre, e del modo in cui l'avevano lasciato crepare. E quando era solo borbottava: - Anche con me fanno così! e a mio padre gli dicevano Bestia, perché egli non faceva così! - E una volta che passava il padrone, accompagnandolo con un'occhiata torva: - È stato lui! per trentacinque tarì! - E un'altra volta, dietro allo Sciancato: - E anche lui! e si metteva a ridere! Io l'ho udito, quella sera! -“

“Infatti egli lo tormentava in cento modi. Ora lo batteva senza un motivo e senza misericordia, e se Ranocchio non si difendeva, lo picchiava più forte, con maggiore accanimento, dicendogli: - To', bestia! Bestia sei! Se non ti senti l'animo di difenderti da me che non ti voglio male, vuol dire che ti lascerai pestare il viso da questo e da quello! -
O se Ranocchio si asciugava il sangue che gli usciva dalla bocca e dalle narici: - Così, come ti cuocerà il dolore delle busse, imparerai a darne anche tu! - Quando cacciava un asino carico per la ripida salita del sotterraneo, e lo vedeva puntare gli zoccoli, rifinito, curvo sotto il peso, ansante e coll'occhio spento, lo batteva senza misericordia, col manico della zappa, e i colpi suonavano secchi sugli stinchi e sulle costole scoperte. Alle volte la bestia si piegava in due per le battiture, ma stremo di forze, non poteva fare un passo, e cadeva sui ginocchi, e ce n'era uno il quale era caduto tante volte, che ci aveva due piaghe alle gambe. Malpelo soleva dire a Ranocchio: - L'asino va picchiato, perché non può picchiar lui; e se potesse picchiare, ci pesterebbe sotto i piedi e ci strapperebbe la carne a morsi -.
Oppure: - Se ti accade di dar delle busse, procura di darle più forte che puoi; così gli altri ti terranno da conto, e ne avrai tanti di meno addosso -.Lavorando di piccone o di zappa poi menava le mani con accanimento, a mo' di uno che l'avesse con la rena, e batteva e ribatteva coi denti stretti, e con quegli ah! ah! che aveva suo padre. - La rena è traditora, - diceva a Ranocchio sottovoce; - somiglia a tutti gli altri, che se sei più debole ti pestano la faccia, e se sei più forte, o siete in molti, come fa lo Sciancato, allora si lascia vincere. Mio padre la batteva sempre, ed egli non batteva altro che la rena, perciò lo chiamavano Bestia, e la rena se lo mangiò a tradimento, perché era più forte di lui -.”

“se Ranocchio non la finiva più, l gli dava una mano, dicendo con un certo orgoglio: - Lasciami fare; io sono più forte di te -. Oppure gli dava la sua mezza cipolla, e si contentava di mangiarsi il pane asciutto, e si stringeva nelle spalle, aggiungendo: - Io ci sono avvezzo -.Era avvezzo a tutto lui, agli scapaccioni, alle pedate, ai colpi di manico di badile, o di cinghia da basto, a vedersi ingiuriato e beffato da tutti, a dormire sui sassi colle braccia e la schiena rotta da quattordici ore di lavoro; anche a digiunare era avvezzo, allorché il padrone lo puniva levandogli il pane o la minestra. diceva che la razione di busse non gliel'aveva levata mai, il padrone; ma le busse non costavano nulla. Non si lamentava però, e si vendicava di soppiatto, a tradimento, con qualche tiro di quelli che sembrava ci avesse messo la coda il diavolo: perciò si pigliava sempre i castighi, anche quando il colpevole non era stato lui. Già se non era stato lui sarebbe stato capace di esserlo, e non si giustificava mai: per altro sarebbe stato inutile. E qualche volta, come Ranocchio spaventato lo scongiurava piangendo di dire la verità, e di scolparsi, ei ripeteva: - A che giova? Sono malpelo! - e nessuno avrebbe potuto dire se quel curvare il capo e le spalle sempre fosse effetto di fiero orgoglio o di disperata rassegnazione, e non si sapeva nemmeno se la sua fosse salvatichezza o timidità. Il certo era che nemmeno sua madre aveva avuta mai una carezza da lui, e quindi non gliene faceva mai.”

“La vedova di mastro Misciu era disperata di aver per figlio quel malarnese, come dicevano tutti, ed egli era ridotto veramente come quei cani, che a furia di buscarsi dei calci e delle sassate da questo e da quello, finiscono col mettersi la coda fra le gambe e scappare alla prima anima viva che vedono, e diventano affamati, spelati e selvatici come lupi. Almeno sottoterra, nella cava della rena, brutto, cencioso e lercio com'era, non lo beffavano più, e sembrava fatto apposta per quel mestiere persin nel colore dei capelli, e in quegli occhiacci di gatto che ammiccavano se vedevano il sole. Così ci sono degli asini che lavorano nelle cave per anni ed anni senza uscirne mai più, ed in quei sotterranei, dove il pozzo d'ingresso è a picco, ci si calan colle funi, e ci restano finché vivono. Sono asini vecchi, è vero, comprati dodici o tredici lire, quando stanno per portarli alla Plaja, a strangolarli; ma pel lavoro che hanno da fare laggiù sono ancora buoni; e Malpelo, certo, non valeva di più; se veniva fuori dalla cava il sabato sera, era perché aveva anche le mani per aiutarsi colla fune, e doveva andare a portare a sua madre la paga della settimana.”

“pensava che era stato sempre là, da bambino, e aveva sempre visto quel buco nero, che si sprofondava sotterra, dove il padre soleva condurlo per mano. Allora stendeva le braccia a destra e a sinistra, e descriveva come l'intricato laberinto delle gallerie si stendesse sotto i loro piedi all'infinito, di qua e di là, sin dove potevano vedere la sciara nera e desolata, sporca di ginestre riarse, e come degli uomini ce n'erano rimasti tanti, o schiacciati, o smarriti nel buio, e che camminano da anni e camminano ancora, senza poter scorgere lo spiraglio del pozzo pel quale sono entrati, e senza poter udire le strida disperate dei figli, i quali li cercano inutilmente.”

“Dacché poi fu trovata quella scarpa, Malpelo fu colto da tal paura di veder comparire fra la rena anche il piede nudo del babbo, che non volle mai più darvi un colpo di zappa, gliela dessero a lui sul capo, la zappa. Egli andò a lavorare in un altro punto della galleria, e non volle più tornare da quelle parti. Due o tre giorni dopo scopersero infatti il cadavere di mastro Misciu, coi calzoni indosso, e steso bocconi che sembrava imbalsamato. Lo zio Mommu osservò che aveva dovuto penar molto a finire, perché il pilastro gli si era piegato proprio addosso, e l'aveva sepolto vivo: si poteva persino vedere tutt'ora che mastro Bestia avea tentato istintivamente di liberarsi scavando nella rena, e avea le mani lacerate e le unghie rotte.
- Proprio come suo figlio Malpelo! - ripeteva lo sciancato - scavava di qua, mentre suo figlio scavava di là -. Però non dissero nulla al ragazzo, per la ragione che lo sapevano maligno e vendicativo.”

“e stava a guardarle, coi gomiti sui ginocchi, e il mento nelle palme, per delle ore intere, rimuginando chi sa quali idee in quel cervellaccio. possedeva delle idee strane, Malpelo!”

“in quel tempo era crepato di stenti e di vecchiaia l'asino grigio; e il carrettiere era andato a buttarlo lontano nella sciara.
- Così si fa, - brontolava Malpelo; - gli arnesi che non servono più, si buttano lontano -.
Egli andava a visitare il carcame del grigio in fondo al burrone, e vi conduceva a forza anche Ranocchio, il quale non avrebbe voluto andarci; e Malpelo gli diceva che a questo mondo bisogna avvezzarsi a vedere in faccia ogni cosa, bella o brutta; e stava a considerare con l'avida curiosità di un monellaccio i cani che accorrevano da tutte le fattorie dei dintorni a disputarsi le carni del grigio. i cani scappavano guaendo, come comparivano i ragazzi, e si aggiravano ustolando sui greppi dirimpetto, ma il Rosso non lasciava che Ranocchio li scacciasse a sassate. - Vedi quella cagna nera, - gli diceva, - che non ha paura delle tue sassate? Non ha paura perché ha più fame degli altri. Gliele vedi quelle costole al grigio? Adesso non soffre più -. L'asino grigio se ne stava tranquillo, colle quattro zampe distese, e lasciava che i cani si divertissero a vuotargli le occhiaie profonde, e a spolpargli le ossa bianche; i denti che gli laceravano le viscere non lo avrebbero fatto piegare di un pelo, come quando gli accarezzavano la schiena a badilate, per mettergli in corpo un po' di vigore nel salire la ripida viuzza. - Ecco come vanno le cose! Anche il grigio ha avuto dei colpi di zappa e delle guidalesche; anch'esso quando piegava sotto il peso, o gli mancava il fiato per andare innanzi, aveva di quelle occhiate, mentre lo battevano, che sembrava dicesse: «Non più! non più!». Ma ora gli occhi se li mangiano i cani, ed esso se ne ride dei colpi e delle guidalesche, con quella bocca spolpata e tutta denti. Ma se non fosse mai nato sarebbe stato meglio”

“ ma Malpelo, stanco della lunga giornata di lavoro, si sdraiava sul sacco, col viso verso il cielo, a godersi quella quiete e quella luminaria dell'alto; perciò odiava le notti di luna, in cui il mare formicola di scintille, e la campagna si disegna qua e là vagamente - perché allora la sciara sembra più bella e desolata.
- Per noi che siamo fatti per vivere sotterra, - pensava Malpelo, - dovrebbe essere buio sempre e da per tutto”

“Da lì a poco, Ranocchio, il quale deperiva da qualche tempo, si ammalò in modo che la sera dovevano portarlo fuori dalla cava sull'asino, disteso fra le corbe, tremante di febbre come un pulcin bagnato. Un operaio disse che quel ragazzo non ne avrebbe fatto osso duro a quel mestiere, e che per lavorare in una miniera, senza lasciarvi la pelle, bisognava nascervi. Malpelo allora si sentiva orgoglioso di esserci nato, e di mantenersi così sano e vigoroso in quell'aria malsana, e con tutti quegli stenti. si caricava Ranocchio sulle spalle, e gli faceva animo alla sua maniera, sgridandolo e picchiandolo. Ma una volta, nel picchiarlo sul dorso, Ranocchio fu colto da uno sbocco di sangue; allora Malpelo spaventato si affannò a cercargli nel naso e dentro la bocca cosa gli avesse fatto, e giurava che non avea potuto fargli poi gran male, così come l'aveva battuto, e a dimostrarglielo, si dava dei gran pugni sul petto e sulla schiena, con un sasso; anzi un operaio, lì presente, gli sferrò un gran calcio sulle spalle: un calcio che risuonò come su di un tamburo, eppure Malpelo non si mosse, e soltanto dopo che l'operaio se ne fu andato, aggiunse:
- Lo vedi? Non mi ha fatto nulla! E ha picchiato più forte di me, ti giuro! -
Intanto Ranocchio non guariva, e seguitava a sputar sangue, e ad aver la febbre tutti i giorni. Allora Malpelo prese dei soldi della paga della settimana, per comperargli del vino e della minestra calda, e gli diede i suoi calzoni quasi nuovi, che lo coprivano meglio. Ma Ranocchio tossiva sempre, e alcune volte sembrava soffocasse; la sera poi non c'era modo di vincere il ribrezzo della febbre, né con sacchi, né coprendolo di paglia, né mettendolo dinanzi alla fiammata. Malpelo se ne stava zitto ed immobile, chino su di lui, colle mani sui ginocchi, fissandolo con quei suoi occhiacci spalancati, quasi volesse fargli il ritratto, e allorché lo udiva gemere sottovoce, e gli vedeva il viso trafelato e l'occhio spento, preciso come quello dell'asino grigio allorché ansava rifinito sotto il carico nel salire la viottola, egli borbottava:
- È meglio che tu crepi presto! Se devi soffrire a quel modo, è meglio che tu crepi! -
E il padrone diceva che Malpelo era capace di schiacciargli il capo, a quel ragazzo, e bisognava sorvegliarlo.

“Poco dopo, alla cava dissero che Ranocchio era morto, ed pensò che la civetta adesso strideva anche per lui la notte, e tornò a visitare le ossa spolpate del grigio, nel burrone dove solevano andare insieme con Ranocchio. l

“ Malpelo seppe in quell'occasione che la prigione era un luogo dove si mettevano i ladri, e i malarnesi come lui, e si tenevano sempre chiusi là dentro e guardati a vista.
Da quel momento provò una malsana curiosità per quell'uomo che aveva provata la prigione e ne era scappato. Dopo poche settimane però il fuggitivo dichiarò chiaro e tondo che era stanco di quella vitaccia da talpa, e piuttosto si contentava di stare in galera tutta la vita, ché la prigione, in confronto, era un paradiso, e preferiva tornarci coi suoi piedi.
- Allora perché tutti quelli che lavorano nella cava non si fanno mettere in prigione? - domandò Malpelo.
- Perché non sono malpelo come te! - rispose lo Sciancato. - Ma non temere, che tu ci andrai! e ci lascerai le ossa! -
Invece le ossa le lasciò nella cava, Malpelo come suo padre, ma in modo diverso. Una volta si doveva esplorare un passaggio che doveva comunicare col pozzo grande a sinistra, verso la valle, e se la cosa andava bene, si sarebbe risparmiata una buona metà di mano d'opera nel cavar fuori la rena. Ma a ogni modo, però, c'era il pericolo di smarrirsi e di non tornare mai più. Sicché nessun padre di famiglia voleva avventurarcisi, né avrebbe permesso che si arrischiasse il sangue suo, per tutto l'oro del mondo.
Malpelo, invece, non aveva nemmeno chi si prendesse tutto l'oro del mondo per la sua pelle, se pure la sua pelle valeva tanto: sicché pensarono a lui. Allora, nel partire, si risovvenne del minatore, il quale si era smarrito, da anni ed anni, e cammina e cammina ancora al buio, gridando aiuto, senza che nessuno possa udirlo. Ma non disse nulla. Del resto a che sarebbe giovato? Prese gli arnesi di suo padre, il piccone, la zappa, la lanterna, il sacco col pane, il fiasco del vino, e se ne andò: né più si seppe nulla di lui.
Così si persero persin le ossa di Malpelo, e i ragazzi della cava abbassano la voce quando parlano di lui nel sotterraneo, ché hanno paura di vederselo comparire dinanzi, coi capelli rossi e gli occhiacci grigi.”
Profile Image for luxie ⭐️.
9 reviews2 followers
November 14, 2025
Non mi piace lo stile di scrittura del Verga. Partiamo da questo presupposto. Pertanto tutto ciò che leggo del Verga lo percepisco come una sofferenza, difficile da digerire. Ero partita col dargli una stella, ma solo perché alla fine quel povero tesoro del Malpelo muore, si è meritato un’altra stellina.

Consideriamo il fatto che Verga descrive situazioni reali con questo sguardo da fotografo, in cui l’autore si eclissa completamente. Detesto questo eclissamento: è vero che non c’è la sua soggettività e rimane solo l’oggettività apparente dei fatti, ma in qualche modo Verga giudica comunque, solo che lo fa attraverso gli occhi di un personaggio. Magari non è il suo punto di vista personale, d’accordo, ma resta pur sempre un punto di vista mediato, costruito, filtrato.

Nel caso de Il rosso Malpelo, non mi è piaciuto dall’inizio alla fine. La “giustificazione” che il narratore applica alla violenza di Malpelo sugli animali — quel sottinteso “vabbè, tanto lui è cattivo, viene picchiato, allora picchia gli altri” — mi ha dato i brividi. È una logica che mi disturba profondamente, quell’idea che il male subito generi automaticamente male agito, quasi fosse una formula prevedibile e inevitabile. E questa cosa, raccontata così, con quella freddezza da reportage, l’ho trovata davvero insopportabile.

Tu cerchi un messaggio, un senso, qualcosa che l’autore ti stia “insegnando” attraverso la storia — perché è quello che facciamo con la narrativa: leggiamo per capire, per sentire, per entrare in un mondo che ci lascia qualcosa.

Il Verga, invece, ti mette davanti una realtà, te la sbatte lì senza offrirti una via d’uscita, senza darti un messaggio chiaro, senza una morale. E poi pretende che tu sopporti anche la sua impersonalità.

È un’esperienza a volte vuota, volutamente asfissiante.
Ed è normale che ti lasci addosso una sensazione di “ok, e quindi?”.
Profile Image for ش.
14 reviews
October 16, 2020
Un racconto doloroso.

Gli animali maltrattati e l'uomo ridotto peggio di loro.

Verga coglie la crudeltà dell'uomo verso l'uomo senza pietà e senza mezze parole. A leggere

"Era avvezzo a tutto lui, agli scapaccioni, alle pedate, ai colpi di manico di badile, o di cinghia da basto, a vedersi ingiuriato e beffato da tutti, a dormire sui sassi colle braccia e la schiena rotta da quattordici ore di lavoro; anche a digiunare era avvezzo, allorché il padrone lo puniva levandogli il pane o la minestra. Ei diceva che la razione di busse non gliel'aveva levata mai, il padrone; ma le busse non costavano nulla. Non si lamentava però, e si vendicava di soppiatto, a tradimento, con qualche tiro di quelli che sembrava ci avesse messo la coda il diavolo".

sento tanta ripulsa.

Verismo oggettivo e piatto che cattura.
Profile Image for Alice.
806 reviews99 followers
June 30, 2017
Verga è probabilmente uno degli autori della letteratura italiana, il cui studio è obbligatorio nell'ultimo anno del liceo, che più ho apprezzato. La sua tecnica poetica è rivoluzionaria nel momento in cui introduce storie raccontate dai personaggi, non ha un narratore (onnisciente o non) che filtra, giudica e commenta la vicenda narrata. La sua peculiare prospettiva rende la sua prosa estremamente interessante e innovativa. Inoltre la trama di Rosso Malpelo, per quanto triste, è affascinante e coinvolgente e con poche pagine mi ha legato ai personaggi.
Spero di fargli giustizia in esame. dita incrociate
Profile Image for megghi.
25 reviews
January 26, 2023
Questo libro mi ha aiutato a capire che il verismo proprio non fa per me. è arrivato un punto del libro dove mi sono fermata e chiesta, "Che senso ha leggere questa storia?". I capelli rossi del ragazzo sono la cosa più interessante del libro. Forse arriverà un giorno che riuscirò ad apprezzare il libro.
Profile Image for Eli.
26 reviews
January 20, 2023
“Prese gli arnesi di suo padre, il piccone, la zappa, la lanterna, il sacco col pane, il fiasco del vino, e se ne andò: né più si seppe nulla di lui.”

Lèssi Rosso Malpelo per la prima volta in V ginnasio, ero ancora piccolina e ovviamente non avevo visto ancora niente della vita, ma comunque mi rispecchiai nella storia di Malpelo, sentendomi abbandonata dalla mia famiglia e dagli amici.

Ora di anni ne ho 24, ho finito la scuola, ho visto poco e niente della vita, ma rileggere questo racconto è stato comunque un colpo al cuore. Nessuno riesce a raccontare così bene la crudezza della vita e la sensazione di totale sconfitta come Verga.
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12 reviews
March 27, 2023
Verga è decisamente per pochi.

È destinato a coloro che vogliono leggere qualcosa che non li faccia sentire soli, ma che li faccia sentire capiti. È per coloro che non vogliono favole che finiscono con “e vissero tutti felici e contenti”, ma per quelli che vogliono una storia che li faccia riflettere sulla vita.

Verga per me il migliore autore di sempre.
Invidiosa per coloro che nel 2022 hanno fatto la maturità ed hanno avuto Verga come traccia.

“Prese gli arnesi di suo padre, il piccone, la zappa, la lanterna, il sacco col pane, e il fiasco del vino, e se ne andò: né più si seppe nulla di lui.”
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58 reviews1 follower
July 25, 2026
Es uno de los relatos más representativos del Verismo italiano. Ambientado en la Sicilia del siglo XIX, ofrece un retrato crudo y realista de la pobreza, la marginación y las duras condiciones de vida de los sectores más vulnerables. Con un estilo sobrio y profundamente humano, Verga denuncia los prejuicios y la injusticia social sin caer en el sentimentalismo. Es una lectura dura e impactante, que deja una profunda reflexión sobre la condición humana y culmina con un final trágico que refuerza la fuerza del relato.
Profile Image for nobume.
43 reviews9 followers
February 6, 2019
La sto studiando a scuola, in classe avevamo letto solo una parte, ma io ho voluto finirla. È difficile esprimere quello che ho provato leggendo questa novella. Sono indignata dopo aver letto il modo in cui veniva trattato Malpelo e mi sono affezionata un sacco al suo personaggio. Non posso riassumere in una recensione tutto quello che mi ha fatto provare perché c’è davvero tanto da dire. Leggetela fa riflettere.
Profile Image for Giulia Pession.
12 reviews
January 4, 2022
I like the realistic element to Verga's writing so I appreciated this book from the stylistic point of view. The plot was kind of a surprise though as I did not expect it to be so sad. The portrait of Rosso Malpelo is really moving and its loneliness makes you really ache. Even though this is not a philosophical book the whole description of Rosso, of Ranocchio and even of the grey donkey makes you wonder about the meaning of life.
Profile Image for Sofi.
205 reviews
February 8, 2022
La realtà delle cave nella vita siciliana dei tempi è un ritratto desolante e tragico di un paese ancora troppo cieco per vederne le brutture. Se si è soli non si ha paura di rimanerlo. Ma Rosso Malpelo aveva sé stesso e le scarpe di suo padre e la miniera dei suoi ricordi infantili. Non gli bastava altro. E sapeva che essendo considerato Malpelo non avrebbe potuto mai dimostrare il contrario. Che tristezza...
Profile Image for Isi.
130 reviews2 followers
January 8, 2023
"Rosso Malpelo" è una delle novelle più belle di Giovanni Verga.

La storia, molto breve, e nonostante la tristezza che emana, secondo me ci si può cogliere qualcosa di bello.
Malpelo è un personaggio che fa valere se stesso fino alla fine, perché si conosce, in un mondo dove ignoranza, emarginazione, preconcetti e pregiudizi sono all'ordine del giorno.

In molti lo studiano solo a scuola. Forse andrebbe riletto più spesso!
Profile Image for Martina.
14 reviews1 follower
May 28, 2025
Ho avuto l'opportunità di rileggere questa novella. Uno spaccato della società ottocentesca molto triste e reale. Ci porta a riflettere sullo sfruttamento attuale in alcune zone del mondo. Bambino trasformato in cattivo. In realtà aveva solo bisogno di amore.
Da vittima diventa oppressore. E se fosse così anche per tutte quelle categorie che riteniamo "scomode" nella nostra società?
C'è bisogno di più empatia e sensibilità.
Profile Image for Antonio Di.
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October 26, 2024
Classico sempre presente meritatamente nelle antologie scolastiche perchè sempre attuale. Parla infatti di bullismo, di come una società possa uccidere con gli atteggiamenti, le parole, i nomignoli, i “branchi”.
Parla di come una vittima diventa a sua volta carnefice e di come alla fine, a ben pensarci, la colpa è di tutta la società.
Profile Image for e. n..
4 reviews1 follower
October 8, 2024
Sono conosciuto tra i miei amici per essere molto critico dei classici…lo stesso trattamento non lo riserverei mai a questo capolavoro. L’unica storia che riesce a farmi piangere ogni volta che la rileggo, senza eccezioni.
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