Estratto: ...di tenerezza. E immediatamente un ricordo lo colpi. Questo innamoramento cosi improvviso e completo, questo vivido abbandono dello spirito, e questo ardore dei sensi, egli l'avea provato un'altra volta. Aveva venti anni allora, e una giovinezza appena sfiorata da certi amoretti fugaci, da certi capricci molto intensi, ma molto brevi. Una bellissima donna gli era apparsa, allora: ma quasi vicina ai quarant'anni, espertissima della vita e delle sue passioni, ella aveva guardato con indulgenza, niente altro, il trasporto amoroso di Paolo Herz. In verita egli aveva delirato per questa donna, piu vecchia di lui di circa venti anni; egli si era rotolato sul letto, singhiozzando e mordendo i cuscini nel dolore dell'amore non corrisposto; egli aveva voluto morire, perche Beatrice Somma non voleva amarlo. Infine un giorno la bella donna si decise: fu per pieta, fu per lassezza di combattere, fu perche il suo cuore aveva subito un estremo assalto di tenerezza? Chi sa! Ella disse di si. Si rammentava bene, Paolo Herz, che ebbrezza era stata la sua, noi giorno del primo appuntamento, e come egli aveva avuto la febbre vorace dell'impazienza, spezzando il suo orologio, andando per le vie come folle. Poi... che era accaduto, poi? In un momento di maggiore impeto d'amore, donna Beatrice gli aveva detto, malinconicamente: -Non giurare, non giurare: verra giorno in cui non saprai se io sia morta o viva. Lo sapeva egli, forse, se donna Beatrice Somma fosse morta o viva? La sua passione, soddisfatta, era durata assai poco: ella l'aveva veduta finire, con viso calmo in apparenza, ma forse straziata da questo ultimo errore che aveva commesso. Era partita donna Beatrice; sparita. Morta o viva? Aveva delirato per lei: per lei aveva desiderato la morte: ma non ne sapeva nulla. Questo inaspettato ricordo gli fu increscioso. Malgrado la pienezza dell'entusiasmo amoroso che aveva per Cherie, vi era in un cantuccio del suo spirito un segreto terrore che questo...
Matilde Serao (Italian pronunciation: [maˈtilde seˈraːo]; March 7, 1856 – 25 July 1927) was a Greek-born Italian journalist and novelist. She was the founder and editor of Il Mattino, and she also wrote several novels.
L'infedeltà citata sotto vari aspetti, dal compiacimento, al pentimento, al senso di colpa. In questo caso, pur con le migliori premesse, la narrazione della Serao non brilla granché. A mio parere i singoli racconti avrebbero avuto bisogno di uno sviluppo maggiore e, in tal caso, avrebbero dato frutti migliori.
Mi piace il manierismo narrativo, la ridondanza, le spiegazioni che spiegano altre spiegazioni, la verbosità (come si può ben notare! XD). Però, in questo racconto, l'eccesso, che sembrerebbe volto a generare una qualche tensione, una drammaticità, mi comunica solo un gran senso di patetico. Non ho provato nessuna forma di simpatia o empatia nei confronti dei personaggi. Quello maschile poteva suscitarmi dell'antipatia, ma si perde nell'esasperatamente noioso. Alla fine, perciò, le loro vicissitudini non mi hanno minimamente coinvolta. Una lingua che ho apprezzato, ma che non è stata affatto sufficiente per "farmi digerire" la storia narrata. Che dire? Un matrimonio che non si doveva fare.
«Paolo, non era... non era tutto finito? L'amore fra te e Luisa Cima.» «Tutto non era finito». «Come? T'amava ella, ancora?» «No. Non mi amava, più.» «Perché? Non dire questo, non lo dire di nessuna donna» ella mormorò, con bontà. «Mai, Chérie, mai! Non la conosci! Non la sai! Mi ha mentito, non mi ha mai amato!» «Tutti mentiscono un poco, nell'amore» «No ero legato». «Come? Non ti capisco» ella disse, ancora, guardandosi le perfette mani. «Io l'amavo...» «Ebbene?» «E l'amo.» «Ah!» diss'ella, senz'altro. «L'amo sempre, l'amerò sempre, non amerò mai altra donna, è così, nessun'altra!»
Descritta dal marito Edoardo Scarfoglio come "convenzionale e pettegola e falsa .... vanitosa .... brutta .... incorreggibile e arruffona", questa scrittrice dalla "sagoma un po' tozza, la mimica ed i modi spesso troppo spontanei, la risata grossa" si introdusse nei salotti bene della capitale spinta dalla forte ambizione di una rapida scalata sociale, ma non venne ovviamente accettata da quell'ambiente così sensibile alle buone maniere e alle doti dispensate da madre Natura. La Nostra meditò vendetta contro queste odiose signore e lo mise nero su bianco: "Quelle damine eleganti non sanno che io le conosco da cima a fondo, che le metterò nelle mie opere; esse non hanno coscienza del mio valore, della mia potenza". A completare il contesto nel quale inserire quest'opera, va detto che nel 1894 il sunnominato Edoardo Scarfoglio ebbe dall'amante Gabrielle Bessard una bambina. Poiché il marito infedele non aveva intenzione di lasciare la scrittrice per la cantante di teatro, questa si presentò il 29 luglio 1894 alla porta del fedifrago, depositò la neonata sui gradini dell'ingresso e si sparò in testa, lasciando questo biglietto: "Perdonami se vengo a uccidermi sulla tua porta come un cane fedele. Ti amo sempre". Cosa ci si può attendere da un'autrice di tal guisa? Una storiella, un triangolo, tra persone altolocate, vacue, insipide. In effetti, non c'era da sperare in molto di più. Ma passi il soggetto, se la narrazione fosse ispirata. La Serao esordisce con le carte d'identità dei tre protagonisti, nettamente separate, infarcite di prosopopea, improbabili descrizioni, banalità e cattivo gusto. Quando finalmente la vicenda ha inizio, non esiste narrazione, i fatti sono sintetizzati, liofilizzati in un magma omnicomprensivo nel quale si percepisce pesante ed immanente, ahimé, la mano della scrivente. Lo stile, sgradevole ed urticante quanto la persona dell'autrice, è insaporito inoltre da errori banalissimi, come attribuire all'inizio al protagonista, Paolo Herz, trentasei anni, per poi, dopo solo qualche pagina, affibbiargliene trentaquattro per ben due volte e tornare a trentasei poco dopo. Ad aggravare la situazione si aggiungano gli errori di ortografia, in particolare la spensieratezza con la quale la Nostra dissemina e sparge virgole con grande gaiezza, ora tra soggetto e predicato, ora nei punti più impensabili dei disgraziati periodi. In sintesi, uno sfacelo. Giudizio: 32/100
Il racconto mi è risultato abbastanza pesante e non sembra ben organizzato. Non è esplicitato come Paolo si diriga verso Chérie dopo essere stato malamente lasciato da Luisa e ciò risulta poco consequenziale. Troppo lunghi i resoconti dei suoi strazi d'amore. L'attesa e Zig-zag, in calce, invece sono gradevoli, anche se non capolavori.
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Tanto era stato interessante, crudo, realistico Il ventre di Napoli, quanto questo libro si è rivelato scialbo e "piagnone". Purtroppo datato (e comunque lamentoso mode on).
Storia completamente rimossa: l'ho riletta oggi e la sua nullità mi pare ancora più grave...