"I fantasmi di pietra" di Mauro Corona
334 pagine
"Salvare ciò che fu trasportandolo sulla carta è un lavoro triste, ma aiuta a campare."
I fantasmi di pietra sono le case abbandonate, diroccate, saccheggiate, sbilenche e crollate. Le case nel paese morto, Erto, dopo la tregedia del Vajont. Quelle case i cui comignoli non fumano più, se non in rari casi, in un paese in cui non ci sono più le risate dei bambini o il vociare degli avventori fuori dalle numerose osterie.
Mauro Corona ripercorre le strade del suo paese, una via per stagione, per ogni casa racconta una storia. Dalla sua infanzia alla giovinezza, fino a quel maledetto 9 ottobre 1963. Un muro d'acqua spazzò via interi paesi, con i suoi abitanti. Erto vecchia è ciò che ne rimane. Un paese ferito, offeso e dimenticato. Sono una manciata gli abitanti che ancora accendono il fuoco in quei camini di pietra, la maggior parte se ne è andata subito dopo il disastro, altri ne se sono andati negli anni seguenti, per lasciare un paese ormai obsoleto alla ricerca di modernità e una vita più agiata e movimentata. Pochi sono rimasti, pochissimi hanno deciso di ritornarvi in modo stabile.
Corona riporta in queste pagine storie d'amore, di odio, di orgoglio, di vendetta. Superstizioni, leggende antiche. Storie di solidarietà, di povertà, di miseria, di coraggio.
Ogni casa una storia, una via per ogni stagione.
“Le case abbandonate sono come gli uomini. Alcuni tengono duro, altri crollano.”
A quarant'anni dalla tragedia del Vajont Mauro Corona inizia a scrivere questo libro. Ci invita a salire ad Erto, assieme a lui, e percorrere quelle vie ormai disabitate. Lentamente il flusso dei ricordi scorre, carico di malinconia e tristezza, con qualche sorriso e molto dispiacere.
Per ogni casa che incontra, ormai disabitate, instabili o del tutto crollate, ci racconta una storia dei suoi abitanti.
Ripercorre la sua infanzia e la sua giovinezza, in quei posti ai piedi delle montagne, tra capre e mucche e boschi parlanti. Ritroviamo molti personaggi già incontrati in altri suoi libri, alcune storie si ripetono, altre vengono approfondite, altre ancora ci sono totalmente nuove.
Gli argomenti delle storie e i personaggi coinvolti sono tra i più disparati, torna anche lontano nel tempo, nel 600, raccontando leggende che gli sono state narrate dai nonni e dagli altri abitanti.
Riesce a caratterizzare con il suo solito modo poetico l'ambiente che ci ospita, a seconda delle stagioni in cui ci porta. Si può sentire il ghiaccio scricchiolare sotto i piedi durante l'inverno, che accentua quel senso di abbandono e miseria che circonda il paese. Si odora la primavera che sboccia con le sue gemme gonfie, si percepisce il calore del sole dell'estate e gli occhi si riempiono dei colori del foliage in autunno.
Narra di uomini e donne forti, ligi al lavoro e alla fatica, che vivevano in miseria e pure avevano tutto, sempre pronti a privarsi di qualcosa per dare a chi aveva ancora meno di loro.
Uomini orgogliosi e ubriaconi, vendette e sangue, tradimenti e maledizioni. Ma troviamo anche strorie di speranza, di scherzi goliardici, che strappano un sorriso. Storie di caccia e di boschi. La natura è sempre il tema centrale negli scritti di questo autore che tanto amo.
Un libro che è una testimonianza, dove si trovano usi e costumi di un paese che non esiste più, di uomini ben radicati nelle loro origini costretti a lasciare il loro amato paese. Alcuni temerari che decidono di restare, in un mondo di isolamento e talvolta ostile.
È netto il senso del prima e del dopo, il prima e il dopo la frana, come fosse proprio una diga a dividere i due bacini temporali.
I libro si conclude con un monito di speranza, speranza nel ripopolare quelle case, nel riempire quelle piazze e quelle osterie. Il far ritornare a vivere il paese morto.
Sono andata un po' a rilento, con questa lettura, a volte le pagine parevano non scorrere, non diminuire, eppure mi ha dato esattamente la sensazione di stare in quel posto senza tempo, che da anni è immutato, in un lento scorrere delle stagioni.
Un libro da leggere, se si ama la storia del nostro paese. Un luogo che sicuramente tornerò a visitare, non appena sarà possibile.
⭐ ⭐ ⭐ ⭐ 1/2