3 marzo 1944, una strage dimenticata, una delle tante del nostro paese: 500 poveracci morti asfissiati in una galleria ferroviaria vicino a Potenza, su un treno merci sovraccarico e alimentato con carbone cattivo, tacciati di essere borsaneristi e invece povera gente che da Napoli portava poche cose da barattare nelle campagne lucane in cambio di cibo. La ricorrenza di questo evento mi ha fatto venire voglia di rileggere questo bel libro di Perissinotto, in cui la strage fa da sfondo alla vendetta di un folle, che si accanisce contro personaggi così miseri da non meritare nemmeno un'inchiesta ufficiale. Sarà un ex ispettore ferroviario, epurato perché ingiustamente accusato di connivenze fasciste, a farsi carico di risolvere il mistero, dando dignità agli uccisi e nello stesso tempo riscattando se stesso.
Una lettura fondamentale. Oltre alla ormai rinomata qualità di scrittura di P., l'aver letto questo libro mi ha fatto conoscere una tragedia che a quanto pare conoscono davvero in pochi. Un dramma, una strage di poveri, di gente che, come attesta il figlio di una vittima, non era iscritta a nessun partito. Se non al Partito della fame. E ciò che più è assurdo è come la morte, in quegli anni, potesse avere Paradossalmente un valore diverso secondo il luogo e la motivazione. Nello stesso anno son passati alla storia i Martiri delle Ardeatine, perché mi chiedo, oltre 600 persone buttate in fosse comuni non sono passate e ricordate dalla storia in egual misura? Una strage dimenticata. Grazie Alessandro Perissinotto per avermi arricchito di quest'altra storia. Lettura indispensabile. A mio parere da proporre tra le letture scolastiche di scuole superiori.
Mi è piaciuto davvero tanto questo poliziesco ambientato nell'immediato dopoguerra, nel 1946, e che vede protagonista Adelmo Baudino, ex poliziotto ferroviario ingiustamente epurato, come se non fosse normale che un poliziotto facesse il proprio dovere a prescindere da chi c'era al governo. Per ironia della sorte, Baudino è stato persino un partigiano, ma adesso è costretto a fare il manovale per mantenere se stesso e una tirannica madre vedova, che gli ha fatto perdere la donna che amava fingendo continui malori. Baudino indaga sulle morti di alcuni suoi colleghi nella speranza di essere reintegrato, e questo lo porterà su e giù per l'Italia (particolarmente suggestivo il suo soggiorno a Napoli, dove si ha l'impressione di gustare una pizza per la prima volta assieme ad Adelmo), soprattutto conosceremo la tragedia del 3 marzo 1944 nella galleria di Belvano, la Sciagura del treno 8017, in cui perirono oltre seicento vittime, a cui però non furono destinati particolari onori o lutto perché l'Italia era in guerra, spaccata a metà. Gli omicidi sono legati proprio al disastro ferroviario più grave per numero di vittime accaduto in Italia, e nel leggere non possiamo non avere la stessa reazione costernata e addolorata di Adelmo e non fare le sue stesse considerazioni (o meglio, di Perissinotto). Cinquecento morti, cinquecento persone andate via in un attimo e niente più di qualche riga che pochi avevano letto e che forse nessuno ricordava. [...] Era il peso dei morti a turbarlo in quel momento, il diverso peso dei morti. Nel '44 si moriva per un sacco di ragioni; si moriva nei campi di concentramento, si moriva per una pallottola tedesca, per una bomba alleata, si moriva impiccati dai repubblichini e tutti quei modi di morire avevano un valore differente. Ripensò a quando era sui monti, ai compagni che aveva visto ammazzare. Non era stato uguale per tutti: per alcuni aveva sofferto come se gli avessero strappato le carni, per altri aveva pianto, altri ancora erano finiti nelle voci in passivo di un bilancio che andava pur stilato con freddezza. Ma cinquecento vittime, poteva essere così per cinquecento poveri cristi? Non era l'immensità della sciagura a sconvolgerlo, ma l'oblio, il silenzio sui giornali, alla radio. Del fumo assassino di quella galleria non era rimasta traccia nella memoria del Paese. No, le morti, anche quelle di massa, non erano tutte uguali per una nazione; c'erano morti che lasciavano ferite profonde ed altre che segnavano solo graffi leggeri, pronti a scomparire dalla pelle al primo sole. Era giusto? Se lo chiese con forza. Era giusto? Riguardò la data sul giornale: 7 marzo 1944. Pensò ancora alle analogie e alle differenze; morire di marzo, in quello stesso marzo del '44, sottoterra, un sacco di cose erano uguali, ma essere fucilati a Roma, alle Fosse Ardeatine non era come crepare in un buco non ben precisato dell'Italia Meridionale. Per trecentotrentacinque persone il caso aveva scelto la morte gloriosa, ad altre cinquecento, lo stesso caso aveva preparato una fine inutile e insensata. Tu rastrellato dai nazi, tu in una galleria che diventa una camera a gas; tu per sempre nella Storia, tu dimenticato fin da ora: il caso.
Costruzione storica eccellente, marchio di fabbrica di un autore solido. Personaggi ottimamente disegnati, vicenda a tratti deboluccia nell’intreccio e anche qualche peccato di verosimilianza interna. Ma molto interessante l’ambientazione con lo sfondo nell’immediato dopo guerra delle epurazioni dei fascisti dai vari rami più o meno secchi della pubblica amministrazione (per lo più irrilevanti, che in troppe posizioni chiave i gattopardi rimasero).
Una bella storia, raccontata bene, che immerge il lettore nel putridume della guerra e dell'immediato dopoguerra, non quello raccontato sui libri di storia ma quello vissuto da chi la guerra l'ha pagata. Come sempre gli ultimi. Adelmo resterà nel cuore dei lettori, se non come un amico, come un conoscente, una persona pulita e, nonostante la sfortuna, con una gran voglia di vivere una vita onesta.
Originalissima e convincente, da parte di uno scrittore che in quel periodo non era ancora nato, scegliere questa ambientazione subito dopo la Liberazione, nonché l'indagine clandestina di un protagonista in cerca di riscatto, tra i sotterranei di Napoli, un amore a Bergamo Alta e un finale nelle Langhe.
Romanzo strano e conclusione inaspettata. Ho trovato l'ambientazione curata e con la giusta attenzione ai dettagli storico - geografici; mi e' sfuggito un po' il senso della digressione a Napoli, che secondo me, l'Autore poteva evitare cosi' il rapporto un po' buttato a casaccio con l'amico Berto. Sicuramente diverso da altri libri della stessa serie della Sellerio, ma non piu' di 3*
Un assassino camuffato da giustiziere e un ferroviere investigatore portano i lettori di questo romanzo "giallo" a conoscere uno dei più gravi incidenti ferroviari accaduti nel nostro paese nell'immediato dopoguerra.
Bello spaccato dell'Italia primo dopoguerra. Interessanti i personaggi, commovente la povertà e il tenersi vivi dei protagonisti. Ascoltato su Storytell. Non appena mi sarò fatto un'esperienza significativa di questo tipo di ascolto vi dirò cosa ne penso.
Un bouquet de fleurs et une étrange inscription, Italia 1944 ma vengeance pour toi, accompagnent à chaque fois la découverte de cheminots assassinés.
L'affaire n'intéresse personne. Seul l'ancien inspecteur de la Police ferroviaire, Adelmo Baudino, injustement révoqué pour collaboration, devenu manœuvre sur les chantiers, recherche la vérité. L'une des victimes était en mesure de le réhabiliter.
Que s'est-il passé ce 3 mars 1944 ? de quelle vengeance s'agit-il ?
L'Italie d'après-guerre, loin d'être intégralement convaincue des bienfaits de la démocratie, garde jalousement ses mystères.
Si retrouver son honneur est essentiel, Adelmo Baudino risque aussi d'y perdre la vie...
Biographie de l'auteur :
Alessandro Perissinotto, né à Turin en 1964, sémiologue, universitaire et chroniqueur, est notamment l'auteur de La chanson de Colombano et de A mon juge, publié en Série Noire et lauréat du très prestigieux prix Grinzane Cavour 2005.
Un piccolo capolavoro di quella che fu la mancata epurazione dei fascisti in Italia nel secondo dopoguerra, dove pagarono troppo spesso - se pagarono - i pesci piccoli, ininfluenti e senza protezioni e mai quelli grossi, sempre coperti di onori e collusi. Adelmo Baudino è un ex ispettore della polizia ferroviaria alla ricerca della verità sulla sua mancata riammissione in ruolo e costretto a lavoretti saltuari e precari per vivere, in una dimessa Torino uscita dalla Seconda guerra mondiale e dal recente referendum istituzionale del giugno del 1946. Una transizione politica, postbellica e sociale che si avverte per tutto il romanzo, con luoghi, datazioni, una lettura asciutta, pulita, ma profonda, senza fronzoli inutili e piena di azione, mistero e sensibilità. Un bellissimo romanzo storico sull'Italia.
Pieno carico questa notte!». «Ogni volta è così: cominciano a salire ’ncopp’o treno a Portici e a Salerno ci sta già la folla; dopo sono assalti all’arma bianca ogni volta che rallenti»..... Treno 8017
Romanzo storico molto appassionante. Il romanzo è incentrato sulla ricerca di un assassino di ferrovieri. Le indagini per la ricerca dell'assassino conducono a Balvano, luogo della più grande tragedia ferroviaria d'Europa: oltre 600 morti. Un libro scorrevole e interessante che mi ha fatto scoprire una parte di Storia che non conoscevo.
...mah, mi aspettavo di più da un autore che mi piace molto. storie di fascismo e contrabbando e partigiani e vendette per amore e amori mancati. triste ma con poco PATHOS. Ha fatto di meglio, molto meglio. luoghi a lui comuni che tornano anche qua: Torino Milano Bergamo.