Raccolta di racconti più o meno brevi e più o meno riuscito di un Moravia più anziano di cui ho apprezzato diverse opere.
I temi sono, seppur declinati differentemente in ogni racconto, i medesimi: la figura della donna vista come entità misteriosa e affabulatrice, l'alienazione del personaggio, l'adolescenza e l'affaccio alla vita adulta, la sottile critica alla borghesia... tutti temi difatti visti e rivisti. Rispetto a questa ripetizione un saggio introduttivo molto interessante nell'edizione 2007 pubblicata da Bompiani de "Gli indifferenti" spiega bene come, secondo Moravia, è solo la replicazione dei medesimi temi permetta all'autore di focalizzare e scandagliare tutti gli angoli bui della propria narrativa (idea con cui per metà concordo, mentre l'altra metà mi lascia perplesso).
Tornando a "La villa del venerdì" abbiamo, dunque, la ripetizione dei suddetti e medesimi temi. Che personalmente non trovo troppo interessanti, forse un po' antiquati, forse ancora attuali ma talvolta sviluppati in modo non troppo convincente. Però di Moravia mi convince molto la sua scrittura, asciutta, lineare, coincisa e che sono sicuro renderebbe renderebbe bene anche in un libro di ricette (o per bambini, come di fatto è stato "Storie della preistoria") e che fa sì che questo libro ottenga una buona valutazione complessiva, pur senza raggiungere picchi di eccezionalità. Segnalo il primo e il terzo racconto ("La villa del venerdì" e "Sull'autostrada") che nonostante la loro brevità risultano a mio avviso i più riusciti, probabilmente più del maggiormente blasonato "Il vassoio davanti alla porta"
7/10