Paul Léautaud, piccolo classico del Novecento e mito discreto, aveva fatto nella sua vita ciò che ognuno almeno una volta ha vagheggiato: aveva trasformato una gelosa, ermetica solitudine in un osservatorio sulle assurdità e le bassezze del tempo. Ed anche questi tre rari racconti non concedono nulla di prevedibile al lettore: buoni sentimenti, riferimenti ideologici, appartenenze letterarie, perfino l’inevitabile speranza, di ciò tutto è estraneo a una scrittura che odia ogni preziosismo e resta elegantissima e crudele mentre affonda nelle lacerazioni di una vita: «Nessuno mi avrà conosciuto. Sono stato, sotto il mio riso, il disincanto, la disperazione assoluta. Non l’ho mai mostrato per pudore, nel timore del ridicolo». Il primo dei tre, Il piccolo amico, considerato da molti il suo capolavoro, è una cronaca-confessione di straziante distacco, pur nell’immagine che vuol offrire di quasi gaio cinismo, del suo rapporto con la madre eterna assente: Léautaud, abbandonato a pochi giorni dalla nascita, la rivide solo dopo vent’anni (tranne per brevi incontri occasionali) e ne fu appassionato così intensamente da turbarla e spingerla ad allontanarsi per sempre. La storia procede in due tempi: nel primo, la madre appare e scompare in tutte le figure di «amiche» che popolano l’infanzia e la prima giovinezza, e tutto è immerso nel luccicante incanto del tempo sfuggente, dell’infanzia e dei luoghi di Parigi; il secondo tempo è «un bel romanzo d’amore con la madre»: romanticamente, il protagonista cerca di rivivere la voluttà di un ricordo di bambino, quando, tra profumi e abbracci, poté la seconda volta incontrare la madre. Gli altri due racconti si riconnettono in realtà a quel travolgente amore: In memoriam ricorda la morte del padre (uomo di spettacolo e persona non meno evanescente), e Amori, ancora una storia di abbandono, racconta della prima esperienza erotica e del primo innamoramento per una «amica» che poi dovette sposare il suo protettore.
Ik lees al meer dan 20 jaar Léautaud, maar tot nu toe enkel zijn geweldige dagboeken. Dit is fictie, maar (dan toch weer) sterk autobiografisch. Charmant, oubollig en gezellig, maar meer niet.
Relato muy ameno sobre la juventud del autor sobre sus experiencias en sus cortos 17 años Lo cual contrasta con la imagen de ese hombre de avanzada edad.
Aunque todo gire respecto al romance entre el autor y la hermana de su amigo, el plural no es injustificado. Además que el primer amor es tan intenso que, supongo, cuenta como varios.
Por momentos tiene una ingenuidad finisecular que hace censurar con puntos suspensivos los detalles de sexo (al menos en mi edición) y transmite una sensación de felicidad muy acorde a la belle époque en la que se ubican estos recuerdos. Aunque no deja de sorprender que es medio "todos contra todos" y no perdonan ni a la madrastra (así como no se salvó la hermana). Como dije, el plural no es injustificado. Fluye tan fácil y es tan entretenido, que se le perdona el egocentrismo y cierto toque de cursilería.
En quelque sorte ce court roman est la suite du "Petit ami". Paul a 17 ans et vit sa première histoire d'amour dans le Paris de 1888. Sous ce thème connu se découvrent une langue maîtrisée, un sens du portrait, la lucidité aiguisée de l'auteur qui nous fait revivre une époque aux moeurs pas si sages. Un auteur a redécouvrir.