Una caduta di stile, e una caduta dalla letteratura nella generalizzazione e nel sessismo più ottuso.
Aspira a far ridere con battute malriuscite, manca di profondità e sceglie sorprendentemente di rappresentare una prospettiva di maschio medio borghese senza metterla in discussione, quindi con nessun intento satirico o polemico.
Sembra addirittura che l'autore si identifichi con il suo personaggio al 100%. Strano e innecessario.
Un racconto che si svolge interamente nell'arco di una sola giornata, in un paio di ore, per essere precisi. L'intero libro contiene in sé un riassunto di se stesso: la sezione iniziale dal titolo "Giustificazione", niente di più, niente di meno, eppure rimane comunque una piacevole lettura per un weekend leggero.
La prospettiva del racconto è altamente e volutamente maschilista, talvolta quasi ridicola, e proprio perché ridicola, tollerabile. Non viene da condannare il protagonista per le sue predisposizioni (mai concretizzate) adultere, ma anzi, lo si compatisce quasi, per la bassezza dei propri pensieri e delle proprie preoccupazioni.
Il romanzo delinea personaggi al limite del realismo, ma pur sempre credibili, il che è davvero interessante. Perfino alcuni dialoghi risultano alquanto plastici rispetto alle conversazioni reali a cui siamo abituati, ma pur sempre plausibili e non fastidiosi.
Consiglio il libro a chiunque voglia burlarsi con leggerezza di un uomo mediocre che non crede di meritarsi ciò che pensa gli sia "capitato" (il matrimonio), e che in realtà, ahimè, si è scelto.
"Il canto delle balene" appartiene alla produzione più tarda di Ferdinando Camon, datato 1989 inaugura il "Ciclo della coppia" e rinnova una costante della sua scrittura: riunire più scritti in una dimensione di più ampio respiro, con l'interesse immutato di esplorare la dimensione della crisi. In questo caso, lontanissimo dagli esordi che lo hanno portato a descrivere la civiltà contadina, pare divertirsi amaramente a constatare il fallimento del rapporto di coppia. La vicenda narrata, dal punto di vista di un marito 'tradito' (si scopre fin da subito che l'entità del tradimento pur appartenendo alla sfera sessuale non la contempla affatto, se non nella narrazione delle modalità della coppia di vivere la loro sessualità fatta a uno psicoanalista), diventa il pretesto per fare il bilancio, intorno alla famigerata età di mezzo, della propria vita che ingloba giocoforza la relazione matrimoniale. Il punto di vista dell'uomo tradito dalle rivelazioni della moglie è però inattendibile, ricorda tanto le dinamiche di un certo Zeno Cosini, è infatti tutto teso a proiettarsi agli occhi del lettore nella prospettiva del giusto mentre, ripercorrendo la sua gioventù e analizzando il suo contesto familiare, emerge nella sua vera natura. Banalmente si presenta in modo indiretto come un maschio fuori luogo rispetto alle categorie del maschio a cui pensa di dover rispondere: non è forte, non è capofamiglia, non ha il controllo della moglie, tanto meno dei suoi pensieri, ma è solo il portatore di pregiudizi di genere, insomma è semplicemente un banale maschilista. Sorprende certo la prospettiva di un uomo che scrive così lucidamente dei limiti di alcuni esponenti della categoria cui appartiene. Leggerò sicuramente altro dell'autore, la cui produzione purtroppo mi è sconosciuta.
Misogino, maschilista, irritante, pieno di stereotipi degni di un romanzo ambientato negli anni '50 non in un'epoca in cui c'è l'euro. L'ascolto è stato così fastidioso che non mi sono obbligata a sapere dove vanno a parare le storie che di sentire che le ragazze vanno alla facoltà di lettere per diventare mogli e madri, mentre i ragazzi fanno gli studi veri frequentando facoltà scientifiche o la rappresentazione della propria moglie come isterica insoddisfatta, mentre le altre mogli sono meglio e desiderabili , ecco anche no. Il fatto che il tutto sia raccontato in prima persona, rende il tutto più fastidioso. Nulla da eccepire sulla scrittura e se lo scopo era quello di rappresentare un uomo antipatico, cieco nelle proprie convinzioni, non adeguato ai tempi ci è riuscito benissimo.
se considero solo l'opera di finzione in sé è un libro godibile, con uno stile riconoscibile. purtroppo questo stile è messo a servizio di una voce narrante sessista, maschilista, misogina.