Scritto fra il 1944 e il 1945, respinto come "intollerabilmente osceno" da prestigiose riviste (con l'eccezione di "Officina", che ne accoglie una sezione fra il 1955 e il 1956) e pubblicato solo nel 1967 in una redazione drasticamente rimaneggiata ed edulcorata, "Eros e Priapo" ci appare oggi, grazie alla scoperta dell'autografo, nella sua autentica fisionomia: vituperante invettiva contro Mussolini - il Priapo Maccherone Maramaldo -, la sua foja di sé medesimo, le sue turpi menzogne, la sua masnada predatrice e la sua claque di femmine fanatizzate, certo. Ma, insieme, freudiano trattato di psicopatologia delle masse, autobiografia di un'intera nazione, micidiale requisitoria contro ogni abdicazione ai principi di Logos (cioè alla ratio e alla coscienza etica) e contro i tiranni di ogni tempo. E, soprattutto, vibrante monito a guardarsi dalle degenerazioni di Eros - responsabili dei comportamenti della banda assassina così come dell'idolatria della moltitudine-femmina nei confronti del Gran Somaro Nocchiero -, a raffrenarle, a sublimarle in un impeto eroico o "impeto-disciplina". Nel compiere questa impresa - notificare il male e indicare la via di una possibile rinascita Gadda non poteva che ricorrere a una lingua sontuosa e abnorme, che gareggia in audacia e insolenza con Porta, Belli, Aretino - e che la versione originale ci rivela ancor più violenta, sboccata e oltraggiosa.
Carlo Emilio Gadda was an Italian writer and poet. He belongs to the tradition of the language innovators, writers that played with the somewhat stiff standard pre-war Italian language, and added elements of dialects, technical jargon and wordplay. Gadda was a practising engineer from Milan, and he both loved and hated his job. Critics have compared him to other writers with a scientific background, such as Primo Levi, Robert Musil and Thomas Pynchon--a similar spirit of exactitude pervades some of Gadda's books. Carlo Emilio Gadda was born in Milan in 1893, and he was always intensely Milanese, although late in his life Florence and Rome also became an influence. Gadda's nickname is Il gran Lombardo, The Great Lombard: a reference to the famous lines 70-3 of Paradiso XVII, which predict the protection Dante would receive from Bartolomeo II della Scala of Verona during his exile from Florence: "Lo primo tuo refugio e 'l primo ostello / sarà la cortesia del gran Lombardo/ che 'n su la scala porta il santo uccello" ("Your first refuge and inn shall be the courtesy of the great Lombard, who bears on the ladder the sacred bird"). Gadda's father died in 1909, leaving the family in reduced economic conditions; Gadda's mother, however, never tried to adopt a cheaper style of life. The paternal business ineptitude and the maternal obsession for keeping "face" and appearances turn up strongly in La cognizione del dolore. He studied in Milan, and while studying at the Politecnico di Milano (a university specialized in engineering and architecture), he volunteered for World War I. During the war he was a lieutenant of the Alpini corps, and led a machine-gun team. He was taken prisoner with his squad during the battle of Caporetto in Octorber 1917; his brother was killed in a plane--and this tragic event death features prominently in La cognizione del dolore. Gadda, who was a fervent nationalist at that time, was deeply humiliated by the months he had to spend in a German POW camp. After the war, in 1920, Gadda finally graduated. He practiced as an engineer until 1935, spending three of these years in Argentina. The country at that time was experiencing a booming economy, and Gadda used the experience for the fictional South American-cum-Brianza setting of La Cognizione del Dolore. After that, in the 1940s, he dedicated himself to literature. These were the years of fascism, that found him a grumbling and embittered pessimist. With age, his bitterness and misanthropy somewhat intensified--one of his less amiable traits was misery. There is some debate amongst scholars as regards Gadda's sexual orientation. Certainly, his work demonstrates a strongly subversive attitude towards bourgeois values, expressed above all by a discordant use of language interspersed with dialect, academic and technical jargon and dirty talk. This is particularly interesting as the criticism of the bourgoise life comes, as it were, from the inside, with the former engineer cutting a respectable figure in genteel poverty.
Priapo Ottimo Massimo, o il Fallo in camicia nera.
“Ergo: la Italia ventitré anni quello animalino la mandò. E che il giudice mi tagli mano, se questo che qui non è sillogismo diritto, di misura stretta. Il suggeritore fu lui il Ministro, Primo Ministro delle bravazzate, lui il Primo Maresciallo (Maresciallo del cacchio), lui il primo Racimolatore e Fabulatore ed Ejettatore delle scemenze e delle enfatiche cazziate, quali ne sgrondarono giù di balcone ventitré anni durante”
Gadda, ch’era stato iscritto al partito fascista, affermò che già con la guerra d’Etiopia aveva compreso cos’era veramente il fascismo e quanto lo ripugnava, “Prima non me n’ero mai occupato. Le camicie nere mi davano fastidio e basta”. Arrivò la sua condanna con Eros e Priapo, un furioso attacco contro il duce, i suoi gerarchi, gli uomini e le donne fasciste. E contro se stesso, che tanto nel fascismo aveva creduto.
Del Batrace tritacco scrive: “Ed ebbe faccia da proferire, notate, da proferire verbalmente, con l’apparato laringo-buccale la sporca e bugiarda equazione: io sono la patria; e l’altra: io sono il pòppolo.” Così, lo sbraitante mascelluto dux piccavasi d’impersonare egli solo la causa, la patria e il suo poppppolo con quattro p che vociava da sotto il poggiolo: ku-ce ku-ce ku-ce!
È sconcio sconcissimo turpiloquio, violentissimo attacco, invettiva furente. È analisi feroce e lucida della psicologia del fascismo e del popolo italiano. È satira a livelli altissimi. È lingua possente e magnifica contaminazione: Machiavelli, fiorentino odierno, escursioni nel parlato lombardo e romano. Non è lettura facile, ma affrontare quest’iconoclastica mussolineide vale davvero la pena.
“Eretto ne lo spasmo su zoccoli tripli, il somaro dalle gambe a ìcchese aveva gittato a Pennino ed ad Alpe il suo raglio. Ed Alpe e Pennino echeggiarlo, hì-hà, hì-hà, riecheggiarlo infinitamente hè-jà, hè-jà, per infinito cammino de le valli (e foscoliane convalli): a ciò che tutti, tutti!, i quarantaquattro millioni della malòrsega, lo s’infilassero ognuno nella camera timpanica dell’orecchio suo, satisfatto e pagato in ogni sua prurigo, edulcorato, inlinito, imburrato, imbesciamellato, e beato. Certi preti ne rendevano grazie all’Onnipotente, certi cappellani di cappellania macellara; certe signore, quella sera, “si sentivano l’animo pieno di speranza”. A chiamarlo animo, il sedano, e a chiamarla speranza, chel sugo.”
“Che sarebbe mai la nostra povera Italia senza quell’omo!” Poteva essere la storia di un granello smargiasso. Invece fu sciagura infame e rivoltante. Hè-jà hè-jà trallallà.
Uno stato di allucinazione pura alla padre Dante, come disse mio figlio
Un inferno con un unico protagonista: lui, il forlimpopolesco mascellone, il faccia ‘e malu culuri, il culo scacarcione, l’ adultero luetico,el cojonello e culone a cavallo, il bellone, il fezzone, il buccone, lo stivalone, il provolone, il maschio maschione e sifilitico sifiliticone, il teratocefalo e rachitoide babbeo, o spirocheta che
“l’Italia ventitré anni la menò. Lo spirocheta fu lui il Primo ministro (ministro delle concussioni e delle bravazzate), lui il Primo maresciallo (maresciallo del cacchio) lui il primo fabulatore delle scemenze e delle cazziate che ci sgrondarone giù di balcone ventitré anni durante”.
Per Mussolini inventa più epiteti lui che Omero per tutti gli eroi dell’Iliade o Dante in tutti i trentaquattro canti dell’inferno. Ci fa toccare con mano il fantoccio che i cinegiornali e le foto immortalavano nelle pose più ridicole ( un uso del corpo che innescò in lui il meccanismo della domanda e dell’offerta: sempre più spinta verso il priapismo dalle folle acclamanti, aizzate dai suoi atteggiamenti: un spirale infinita interrotta da piazzale Loreto). L’Italia tutta , maschi e femmine, ammaliò perché “… la collettività subisce l’incanto non tanto del maestro quanto dell’istrione.”
Fu seguito dalla moltitudine italiota che è femmina: “ Porgeva egli alla moltitudine l’ordito della sua incontinenza buccale, ed ella vi metteva trama di clamori folli, di ritmi concitati e turpissimi. Ku-cè,ku-cè, ku-cè, ku-cè. La moltitudine che è femmina e femmina a certi momenti da conio, simulava l’amore e l’amoroso delirio come lo suol simulare ogni e qualunque putta di quelle, ad accelerare i tempi, a sbrigare il cliente”.
Antimussoliniano e misogino più che antifemminista, ma tutti i torti non aveva visto il comportamento di quelle, con in testa la Margherita Sarfatti, regina delle Marie Luise, a cui si adatta l’invettiva cattivissima “ … la felicità ebbra e quasi la voluttà con cui elle offrirono il loro sangue alla bella guerra, orgogliose di barattare il cadavere del figlio ( del marito, del fratello) con un cenno d’assenso del tumescente Priapo che le chiamava madri spartane, madri romane e simili baggianate. “
E prima: “… claque di puttane e di mammellone malchiavate che, naturalmente, al subodorare non dirò di qualità maschie ma ornamenti fallici e vescicole seminali … perdevano completamente le staffe:- io sono fascista, io amo la mia patria … Dicevano con vulva fremente.
Antimussoliniano viscerale: il Gadda lo vide tutti i giorni della sua vita, da vivo e da morto, tormentato dal suo fantasma. Lui, il Priapomastro, colpevole di avere mandato a puttane quel fascismo che – se dobbiamo leggere l’invettiva senza occhi improsciuttiti dall’ammirazione sempiterna per cotanto autore – calzava come un guanto le profondissime sue pulsioni d’ordine. Infatti: non fu antifascista, non essendo per lui, il fascismo, il male – con cui Gadda dovette fare i conti come Canetti e la Arendt, uno all’insaputa dell’altro, all’apertura dei lager –, male che è al di fuori della storia.
Male confezionato dall’uomo comune e mal narrato dallo storico; l’uomo, unico detentore del criterio bene/male. “… dirò che l’impulso storico e etico non è una funzione continua del vivere umano. Si verificano nel escensus storico determinate, partite immissioni, alterne a periodi morti o stanchi, deboli o nulli. In queste gore morte, ivi Eros più facilmente più bestialmente gavazza".
Guardando al ventennio, Gadda non si sente immune dalla colpa collettiva, frutto del rimbambimento priapico agito da Mussolini. Non ha colto, lui con gli altri, i piccoli segni che progressivamente di banale normalità in banale normalità del male, comuni a tutti, conducevano all’irreparabile sovvertimento della mentalità, dei modi e del linguaggio e perciò dello sguardo sulla realtà, sul vero e falso e sul bene e male. “ L’atto di coscienza con che nu’ dobbiamo riscattarci prelude la resurrezione , se una resurrezione è tentabile da così paventosa macerie.”
Scrive Corrado Bologna sul Manifesto del 25.11.2018: “Due anni fa, Paola Italia e Giorgio Pinotti pubblicarono, su un manoscritto sconosciuto e scoperto appunto nel Fondo Liberati, la «versione originale» di Eros e Priapo, restituendoci, con un’operazione di alta ermeneutica, un formidabile trattato di psicopatologia delle masse, nutrito di Freud, da leggersi non più solo come feroce invettiva antimussoliniana, ma come un acuto, potenziale Massa e Potere italiano, inconsapevolmente scritto in parallelo al lavoro di Elias Canetti.” Anch’io li ringrazio profondamente perché mi hanno permesso di superare la sì stupenda sensazione di allucinazione pura ( e invettiva di panza, diciamocelo) ma limitata, e capire ( che sarebbe l’Inferno senza Sermonti?) per poter imbastire questa recensione su un tema attualissimo. È inutile ricordare la natura fortemente narcisistica del mondo in cui viviamo, dove la propaganda e l’esibizione vincono sulla informazione e la riservatezza, in cui di normalità in normalità progressivamente e velocemente stiamo scivolando, “cornuti e contenti”, verso il fascismo negandolo decisamente in nome delle supposte diversità di "Quello" con “Questi”.
Leggere Gadda significa entrare in un mondo nel quale la lingua italiana esprime appieno le sue straordinarie capacità espressive. Questo autore, che considero uno dei più grandi del novecento italiano, ha saputo infatti plasmare la nostra lingua, attraverso un originalissimo miscuglio di sintassi e termini classici, desueti, dialettali e di sua invenzione, creando un linguaggio che è la cifra di gran lunga preponderante del suo comunicare. In Gadda, infatti, la cose dette acquistano significati originali soprattutto per come sono dette: l'ironia che pervade i suoi scritti deriva in massima parte dalla scrittura stessa, più che da quanto detto. Non sfugge ovviamente a questa regola Eros e Priapo, serie di scritti nei quali Gadda si lancia in una invettiva contro la volgarità, la nullità intellettuale e il machismo del fascismo e in particolare del suo capo. Gadda, da uomo profondamente di destra, vide inizialmente con simpatia l'ascesa di Mussolini, ma nel corso del tempo prevalse in lui la coscienza intellettuale, e si rese conto di quanto il fascismo stesse portando alla rovina morale (che poi sarebbe divenuta anche materiale) del Paese. Le pagine di Eros e Priapo furono scritte a guerra già iniziata (e pubblicate negli anni '60), e questo testimonia quanto Gadda abbia atteso per elaborare ed esporre in forma pubblica un distacco che rimane comunque essenzialmente esistenziale, che non diviene mai espressamente politico. Infatti la critica fondamentale a cui Gadda sottopone il fascismo, Mussolini, i gerarchi e le donne fasciste è basata su elementi di carattere psicanalitico, ed in particolare sulla capacità di Mussolini di rappresentare, con il suo esagerato e distorto narcisismo, la potenza virile, fallica (priapesca, dice Gadda) cui tutti, ed in particolare le donne (che l'autore, nella sua straripante misoginia, chiama femine) si sottomettono. Sentiamo Gadda a questo proposito, anche al fine di percepire la sua concezione della donna e di gustare, d'altro canto, la sua pirotecnica prosa. Non nego alla femina il diritto ch'ella se li portino a letto e non pretendano acclamarli prefetti e ministri alla direzione d'un paese. E poi la femina adempia ai suoi obblighi e alle sue inclinazioni e non stia a romper le tasche con codesta ninfomania politica, che è cosa ìnzita. La politica non è fatta per la vagina: per la vagina c'è il su' tampone, appositamente conformato per lei dall'Eterno Fattore che l'è il toccasana dei toccasana, quando non è impestato, s'intende. Per Gadda Mussolini, con i suoi atteggiamenti, le rigidità militaresche, gli agghidamenti improbabili in feluca e stivalone, non è altro che un grande fallo eretto, un pragma bassamente erotico, un basso prurito ossia una lubido di possesso, di comando, di esibizione, di cibo, di femine, di vestiti, di denaro, di terre, di comodità e di ozi: non sublimata da nessun movente etico-politico, da umanità o da carità vera, da nessun senso artistico e umanistico e men che meno da un intervento di indagine critica. Gadda si scaglia quindi a piene mani contro le fanfaronate del regime, i raduni oceanici dove la folla esultante scandisce Kù-cé, Kù-cé (piccolo, ennesimo colpo di genio). I primi capitoli del volume sono quindi una vera e propria invettiva conto Mussolini, i fascisti e il poppolo, soprattutto femminile, che l'ha seguito. Sono i capitoli migliori, i più divertenti. Seguono pagine di disquisizioni sull'erotismo, il narcisismo e il priapismo in generale, sicuramente meno dense e interessanti. Se, come detto, il linguaggio di Gadda fa di ogni suo scritto, anche quelli frammentari come questo, un piccolo capolavoro, non si può sfuggire tuttavia ad evidenziare la debolezza della critica gaddiana al fascismo, che sembrerebbe solo il frutto di una sorta di fascinazione collettiva per l'uomo forte, con il pugnale alla cintola, capace di abbindolare un intero popolo. Pur nella corrosività dello scritto, è d'obbligo segnalare la mancanza di una analisi vera delle radici profonde che il fascismo ha avuto nel nostro paese. Sicuramente non possiamo affidare questo compito a Gadda: prendiamo quindi questo autore com'è, con le sue grandissime contraddizioni, ma non dimentichiamoci che – se vogliamo saperne di più di un periodo di cui ancora oggi non ci siamo liberati definitivamente, se vogliamo evitare di assumere le stesse lenti distorte anche rispetto a periodi a noi vicinissimi, in cui alcuni topòs italici si sono puntualmente ripresentati – abbiamo assoluta necessità di approfondire l'analisi.
Pamphlet politico militante indubbiamente, ma anche saggio sui rapporti incestuosi e degenerati fra il potere e l'eros, e a ben vedere anche trattato sociologico sull'Italia ed il suo popolo. Gadda ci racconta il regime fascista descrivendolo come un postribolo popolato da masse adoranti e conformiste, da arrivisti cinici, ruffiani, cortigiane, al cui vertice c'è quel "kuce" denominato di volta in volta come Batrace stivaluto, Somaro principe, Priapo moscio, Culone a Cavallo,.. Non ne esce bene quella fase della nostra storia politica nazionale, come non ne esce bene la società che ne ha garantito per vent'anni la sopravvivenza. E non ne escono bene soprattutto le donne (non solo del regime), nei confronti delle quali l'autore dimostra tutta la sua folle e francamente esagerata misoginia, governate come sono da impulsi erotici incontrollabili nei confronti dei detentori del potere. Perché questo è Eros e Priapo: un saggio, o meglio una storia raccontata tutta d'un fiato degli appetiti di potere e di sesso che contraddistinguevano la società fascista. Il tutto raccontato con un linguaggio barocco, anacronistico, di fronte al quale risulta sbiadita persino la prosa dannunziana. Non è una lettura facile, motivo per cui non potevo che inserire un voto basso per quanto riguarda la piacevolezza. Ma vale la pena lo sforzo. Lo stile è unico e straordinario.
Le Catilinarie contemporanee. Una durissima analisi della società ai tempi del fascismo, permeata dalle false apparenze della propaganda. L’opera è molto complessa e di non immediata comprensione. Gadda era un maestro assoluto “nell’uso della lingua”, la modellava a suo piacimento con un’abilità fuori dall’ordinario. Uno dei migliori autori del ‘900 italiano.