Penso sia abbastanza difficile recensire un libro quando hai odiato la protagonista dall'inizio alla fine, ma proverò ad essere il più oggettiva possibile.
Il romanzo avrebbe dovuto parlare dei bambini nati e cresciuti in carcere, poiché le loro madri sono detenute. In particolare, avrebbe dovuto raccontare cosa succede quando questi bambini diventano abbastanza grandi per uscire dal carcere ed essere affidati a qualcuno all’esterno.
Anche la protagonista, Milena, è nata in prigione e ha creato un legame speciale con un altro bambino, Eugenio. Ora entrambi sono adulti e lavorano come volontari all'interno del carcere, occupandosi proprio dei bambini.
Come spesso accade, l’idea era buona ma la realizzazione mi ha profondamente delusa. Ho finito il libro con fatica, sperando fino all’ultima pagina in un miglioramento che però non è mai avvenuto.
Il romanzo, purtroppo, ruota tutto attorno a Milena e si concentra pochissimo sui bambini. Milena che non cresce mai, non riesce a vivere come un’adulta, non si assume le sue responsabilità, mette continuamente in pericolo la propria vita, quella degli altri e soprattutto quella dei bambini. È egoista, pensa sempre e solo a sé stessa e sceglie sempre la strada sbagliata. Si giustifica continuamente dando la colpa ai genitori, in particolare alla madre.
Mi aspettavo almeno un’evoluzione del personaggio che purtroppo non è mai avvenuta.
Questo libro non mi ha lasciato assolutamente nulla, se non il fastidio di aver perso del tempo a leggerlo. Un’occasione sprecata, quando si sarebbe potuto fare luce su un tema importante come quello delle madri detenute. Metto due stelline solo perché almeno la scrittrice ci ha provato.