Salwa Salem era una donna palestinese, nata in quella terra di aspri conflitti e costretta a lungo in esilio: poche parole per riassumere un complesso intreccio di fattori storici ed economici, di fedi politiche e religiose, di scelte contraddittorie fra tradizione ed emancipazione, fra desiderio di pace e necessità di lotta. Lo stesso intreccio che fa della ''questione palestinese'' uno dei nodi più aggrovigliati e drammatici della nostra storia contemporanea.
Il racconto si conclude nel 1992...con delle considerazioni ottimistiche e piene di speranza. Letto nella drammatica situazione di oggi, possiamo vedere solo un totale fallimento delle speranze di pace e di convivenza tra Israeliani e Palestinesi.
"Con il vento nei capelli", di Salwa Salem, è la biografia di Salwa, palestinese nata nel 1940, testimone della Nakba e della creazione dello Stato d'Israele. È un libro che, a livello contenutistico, poteva essere approfondito di più. Di contro, la voce narrante stava morendo e credo che Laura Maritano, la scrittrice, abbia preferito troncare piuttosto che inficiare la narrazione con una presenza troppo invadente. Non è un libro risolutivo e per chi ben conosce la questione palestinese non rivela nulla di nuovo, tuttavia ben mesce narrativa e storia. Molti passaggi sono fondamentali per comprendere la società palestinese e la rabbia di questo popolo in seguito alle ingiustizie subite, assieme ai favori dell'Occidente nei confronti del nuovo Stato israeliano. Eppure, sotto l'indignazione, Salwa non cede mai all'odio, pur definendosi lei stessa "a volte troppo estrema". Ed è questo il suo più grande insegnamento. Ho trovato importantissimo il passaggio dell'incontro culturale con donne italiane e israeliane. "Con il vento nei capelli" non è la lettura del secolo, ma è comunque una storia godibile e commovente, che può avvicinare alla questione israelo-palestinese chi ne è digiuno.
Intenso, emozionante. Una storia di vita fra aspettative e delusioni, fra rinascita e conquista di una propria libertà non facile per una donna palestinese che ha dovuto subire la tragedia del dover abbandonare la propria terra d'origine.
4.5⭐️ this feels unlike any book I have read before, so unique in its writing and conveying of real life events alongside salwa’s personal experiences, at times the language used felt very much a product of its time but it was worth it for everything else
Devo dire con grande rammarico che il libro è privo di qualunque emozione. E' la storia di una palestinese che è costretta a lasciare la sua terra per trovare un nuovo futuro: fin qua niente di nuovo, le solite considerazioni (che approvo) sul conflitto con Israele, la drammaticità degli eventi storici, ma poi? Un banale racconto di una donna che si sposta in Kuwait, in Austria, in Italia, in Arabia Saudita, poi ancora in Italia. Intendiamoci: è una lettura monotona perché non accade mai nulla, non aspettatevi niente perché niente accadrà. Evidente la presa di posizione politica dell'autrice, ma non si spinge oltre a questo: nessuna soluzione, nessuna risposta, nessuna proposta. Ci sono libri nettamente migliori che offrono molto, molto di più (Suad Amiry, Susan Abulhawa, Abuelaish Izzeldin tanto per rimanere nella narrativa, senza andare per forza sui saggi).