Bill S Ballinger received his B.A. in 1934 at the University of Wisconsin. From 1934 he worked in advertising, and as a radio and television writer. After traving Europe and the Near East, Ballinger moved to southern California, to take advantage of the television 'boom' of the 1950s as a script writer. Between the years 1977 and 1979 he was an associate professor of writing at the California State University, Norhtridge. In 1960, Ballinger received for his TV work Edgar Allan Poe Award from Mystery Writers of America.
Provate a immaginare i vari stereotipi del genere post-apocalittico. Bene, state certi che in questo libro li troverete tutti e, purtroppo, non troverete altro. La trama è leggera come una piuma, l'approfondimento psicologico inesistente, si stenta anche a trovare un vero protagonista. La spiegazione in realtà c'è: si tratta della sceneggiatura del film omonimo del 1975 (in Italia distribuito col titolo "Gli avventurieri del pianeta Terra"), e come tale è scritto. Tante descrizioni cinematografiche, trama scontata, scene splatter à gogo. Ma una cosa buona il libro ce l'ha: è molto breve e si finisce presto.
I remember seeing this movie back when there really was a late-night movie on an independent television station. None of this on demand or buy or rent stuff. Anyway, it mirrors the movie every step of the way, which is a good thing. I liked the movie and now I like the book.
Mi pento e mi dolgo, un altro Urania da 1€ in bancarella, per vaghe ragioni nostalgiche. Ma se ne parlo qui non è per catarsi ed espiazione: il romanzo è lettura neanche da ombrellone ma da tram, non essendo altro che la sceneggiatura del film "Gli avventurieri del pianeta Terra" ( 🤔 ) (ma sembra più la sceneggiatura di un singolo episodio di una serie) ; purtuttavia, grazie anche all’ottima traduzione di Giuseppe Lippi , si lascia leggere (comunque sul tram mi vergognerei a far vedere una copertina del genere). No, se ne parlo è perché avevo dimenticato che l’appendice di Urania avesse ospitato anche le Storie dello Spazio Profondo di Bonvi: e questo mi sembra un fatto da ricordare. Qualcuno sa se ce ne furono altre? Ah, e il romanzo? Un medio prodotto del catastrofismo urbano degli anni ’70, uguale a cento altri.
Occasionally interesting companion to the book that fleshes out the background a bit, but ultimately suffers from the same flaws as the film, namely an unfocused second half and unlikable characters.