Il secolo dei media è innanzitutto un libro di storia, che si interroga e fornisce convincenti risposte su alcune delle caratteristiche più sorprendenti e meno notate dello sviluppo della comunicazione nel la crescita ininterrotta degli strumenti di comunicazione, dei messaggi che circolano, della dipendenza individuale e collettiva dalle reti. Tutti i media sono stati «nuovi» prima di radicarsi nella vita sociale, tutti hanno richiesto adattamenti progressivi e spesso inconsapevoli, plasmando nuovi riti e ridefinendo le relazioni e le forme degli scambi. Ma l’analisi va più a fondo, e il libro getta lo sguardo sulla caduta imprevedibile e non spiegata di tabù che sembravano incrollabili, con il diffondersi quasi illimitato della pornografia e il declino del giuramento, al quale è dedicato uno dei capitoli più sorprendenti del volume; sull’emergere di miti e riti «a bassa intensità» nell’apparente banalità di molti consumi, culturali e non; sulla lunga durata di generi e forme culturali nati con il Novecento ma che sembrano rispondere a bisogni «naturali » della dalle passioni collettive degli sport di massa alla musica leggera che fa da colonna sonora allo svago come ai viaggi e per molti anche al lavoro. Nonostante l’informazione e i media superino la nostra capacità di disporne, la comunicazione non basta mai. Da feticci del Novecento a «meticci» del nuovo millennio, la radio, il cinema, la televisione sono venuti così a integrarsi nel sincretismo ipertecnologico di cui Peppino Ortoleva, storico e pioniere dei media studies in Italia, traccia le radici e propone un’interpretazione approfondita e innovativa. Il secolo dei media arricchisce la tradizione in cui si ritrovano Marshall McLuhan, Umberto Eco, Roland Barthes e Susan Sontag. Un testo di riferimento per chi si occupa, per professione o per motivi di studio, di teoria della comunicazione, e un saggio per chi vuole tracciare i fili che si annodano nel una mappa fondamentale per orientarsi in questo nuovo ambiente che si trasforma, trasformandoci.