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In terre lontane

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Da inviato speciale di "Epoca", Walter Bonatti inizia nel 1965 una serie di esperienze, raccontate di volta in volta ai lettori, muovendosi tra una natura grandiosa e affascinante, nelle terre più remote, ardue e strane del pianeta, dal Klondike della febbre dell'oro ai fiordi della Patagonia, dal Centro Rosso dell'Australia alle sorgenti del Rio delle Amazzoni.

437 pages, Paperback

First published January 1, 1997

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About the author

Walter Bonatti

42 books33 followers
He was an Italian mountain climber, explorer and journalist. He was noted for his many climbing achievements, including a solo climb of a new route on the south-west pillar of the Aiguille du Dru in August 1955, the first ascent of Gasherbrum IV in 1958 and in 1965 the first solo climb in winter of the North face of the Matterhorn on the mountain's centenary year of its first ascent. Immediately after his extraordinary solo climb on the Matterhorn Bonatti announced his retirement from professional climbing at the age of 35 and after only 17 years of climbing activity. He authored many mountaineering books and spent the remainder of his career travelling off the beaten track as a reporter for the Italian magazine Epoca. He died on the 13 September 2011 of pancreatic cancer[1] in Rome aged 81,[2] and was survived by his life partner, the actress Rossana Podestà.

Famed for his climbing panache, he pioneered little known and technically difficult climbs in the Alps, Himalayas and Patagonia.

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Displaying 1 - 11 of 11 reviews
Profile Image for The Frahorus.
1,000 reviews101 followers
March 4, 2025
Quest'uomo era davvero fuori dalla norma: in questo diario in cui ci presenta i suoi viaggi più arditi in tutte le parti del mondo, più volte ho pensato come costui sia sopravvissuto. Perché ha affrontato mandrie di leoni, si è arrampicato su cime alte e pericolose, ha sfidato le forze della natura come temporali e deserti afosi, ha rischiato non so quante volte la vita in diverse situazioni incredibili (ha attraversato il Rio delle Amazzoni a nuoto ad esempio e più volte), è arrivato fino all'Antartide e anche lì ha rischiato di morire assiderato. Walter Bonatti era così: quando si metteva in testa di compiere un'impresa stai sicuro che non si tirava mai indietro.

Il messaggio che ci lascia è che l'uomo deve riscoprire la Natura: e questa riscoperta, che ci riporta alle nostre origini, ci porterà a rispettarla.

Sconsiglio la lettura di questo libro ai deboli di cuore.
Profile Image for Svalbard.
1,141 reviews66 followers
November 24, 2020
Nell’elenco dei miti della mia infanzia, Walter Bonatti è rimasto un po’ defilato. Prevaleva, come ho già avuto modo di raccontare, il mitico Folco Quilici, e secondariamente, forse, un altro alpinista-documentarista, Carlo Mauri. Bonatti lo avevo scoperto più che altro grazie a un brano tratto da “Le mie montagne” e contenuto nell’antologia della scuola media, la conquista della parete nord del Cervino. Ma il suo essere più da scrittura che da televisione me lo aveva tenuto in qualche modo lontano, nonostante una generica stima. Tanto per dire, la controversa questione della conquista del K2, che aveva profondamente segnato la sua vita – accusato di inaffidabilità, quasi di sabotaggio e di tradimento, ci ha messo una vita a discolparsi e se c’è riuscito è stato probabilmente perché ha reso manifesto al mondo che lui era un grande tra i grandi, alpinisticamente parlando, e non un signor qualsiasi – la ho scoperta solo in anni recentissimi. Bonatti si ritirò abbastanza presto dall’alpinismo estremo, e probabilmente questo è uno dei motivi per cui è morto nel suo letto, a differenza di tanti altri (si fa per dire; morì in ospedale, per di più da solo dato che la sua compagna, l’attrice Rossana Podestà, venne allontanata da qualche medico o infermiere idiota in quanto, non essendo i due sposati, non aveva alcun titolo per essere lì – almeno questo è quanto riporta Wikipedia). Tuttavia non rimase con le mani in mano, e, chiusa l’esperienza verticale, aprì quella orizzontale, ovvero l’esplorazione di terre selvagge o mitiche. Viaggiava, scattava foto bellissime, e raccontava tutto sulle pagine del settimanale “Epoca” che oggi, credo, non esiste più (era una specie di “Life” italiano, per capirci). Questo libro è appunto il racconto dei suoi viaggi e delle sue esplorazioni. Credo che non ci sia luogo del mondo in cui lui non abbia viaggiato, e non ne abbia raccontato: si parte dallo Yukon, sulle tracce dei cercatori d’oro, si passa dal deserto australiano, per la savana africana, si scalano montagne e vulcani, si naviga nelle isole del Borneo, si erra nella foresta amazzonica, si cercano le sorgenti del Rio delle Amazzoni sulle Ande, si medita sulla solitudine, la vita e la morte nelle “valli secche”, un incredibile deserto roccioso libero da ghiacci in Antartide, si sale sull’altopiano venezuelano da dove origina la cascata Angel, la più alta del mondo: una delle vicende più assurde e pericolose che gli siano mai capitate, forse l’unica in cui la sua voglia di “oltre” gli fece dimenticare la sua proverbiale prudenza e lo mise in pericolo di vita: voleva calarsi in corda doppia dall’altopiano, a fianco della cascata, ma l’entusiasmo e il desiderio di mettersi alla prova, oltre a una serie di problemi oggettivi sulle prospezioni preliminari lo portarono letteralmente a farsi “abbandonare” sull’altopiano da un elicottero scassato, restando solo e isolato da tutto e tutti dopo aver verificato l’impossibilità del suo progetto – e se era impossibile per lui, era oggettivamente impossibile – e venendo poi fortuitamente salvato molti giorni dopo grazie all’intervento della moglie presso le autorità venezuelane. Un altro episodio interessante è quando cerca di ricostruire l’itinerario di Melville, l’autore di “Moby Dick”, che durante una sosta nell’isola di Nuku-Hiva nelle Marchesi fuggì dalla nave su cui era imbarcato e angariato dal comandante, perdendosi nella foresta e riparando tra le montagne e gli indigeni, forse cannibali. Narrò questa vicenda in uno dei suoi primi racconti, ma molti ne misero in dubbio la veridicità. Fu Bonatti a trovare tracce incontrovertibili dell’autenticità del racconto di Melville, confrontando i luoghi narrati con la realtà. La capacità di Bonatti di cavarsela in ogni situazione, grazie anche a una forma fisica straordinaria e a una capacità di riflessione ferrea sul trovare le soluzioni migliori (probabilmente affinata dalle improbe scalate su pareti tra le più lisce e difficili del mondo) fa quasi sorridere se messa a confronto con la sua fissazione di portarsi sempre sulle spalle carichi improbi, anche cinquanta chili di zaino, che poi puntualmente abbandonerà lungo il percorso trovandosi, come gli accadde una volta in Amazzonia, a camminare con poco più di quello che aveva indosso e venendo nutrito, e compatito, da indios che dividevano volentieri con lui il quasi niente che avevano. La scrittura di Bonatti è ricca, evocativa, mai retorica né superomistica, attenta alla bellezza e all’emozione di quello che lo circonda, ovviamente rispettosa delle genti che via via incontra. Certo, a differenza di Folco Quilici, non è e non vuole essere un etnologo o un antropologo, e la sua rimane sostanzialmente una narrazione di luoghi e di vicende più che di persone e di culture. E’ stato sicuramente uno degli ultimi a vedere certi luoghi ancora “selvaggi”, prima che civiltà e turismo di massa arrivassero a far danni. Inoltre, ai tempi di Bonatti viaggiare nei luoghi inesplorati significava essere veramente soli e isolati da tutto e da tutti: non esistevano GPS o telefoni satellitari, che al giorno d'oggi rendono qualsiasi luogo della terra mai troppo lontano dalla civiltà e di cui nessuna persona rinuncerebbe a servirsene, almeno in caso d'emergenza. Mi viene spontaneo fare un confronto tra la sua scrittura, in particolare con riferimento all’Antartide, e quella del libro di Messner che ho recentemente letto, “Avventura ai poli”. Per Bonatti gli uomini che conquistarono i poli, i vari Peary, Shekleton, ecc. – traditori e assassini di cani, secondo me – furono indubitabilmente degli eroi. Messner, quando scrive, è molto più introverso; lo sguardo sulle cose e la bellezza è molto meno presente, gli interessano più le sensazioni e l’autocoscienza, e quindi è più portato a considerare gli eroi artici e antartici come dei folli spinti alla ricerca del nulla, forse proprio perché riconosce in sé parte di quella stessa follia. Bonatti dedicò a Messner uno dei suoi libri. Messner ha sempre avuto nei confronti di Bonatti parole di stima e di rispetto, ma paradossalmente i due si incontrarono di persona solo in tempi recentissimi, nel 2004, quando il primo invitò il secondo a raccontarsi in una conferenza organizzata presso il suo Museo diffuso della montagna. In seguito a quell’incontro Messner ha scritto un libro su Bonatti, “Il fratello che non sapevo di avere”, che non mancherò di leggere.
Profile Image for Alex Della Schiava.
2 reviews
August 21, 2022
"Rigettare la modernità e tornare a coltivare i valori che meglio connettono una persona con la natura": un messaggio che all'inizio ritenevo pieno di retorica e al quale ho dato il beneficio del dubbio solo perché era Bonatti a condividerlo, una persona che ammiro al limite dell'idolatria.

Per tutta la durata del libro, questo messaggio non mi ha mai convinto veramente, però Bonatti lo continua a spingere, non con le parole ma con i gesti. Bonatti racconta le avventure che lo hanno portato al limite delle sue condizioni fisiche e mentali senza l'obiettivo di dimostrarmi nulla. Di conseguenza, ho trovato una parafrasi tutta mia del messaggio iniziale (che, detta così, pare un po' come imbrogliare) dove la connessione con la natura è in realtà una connessione con sè stessi, che permette di meglio conoscersi per via di un'introspezione spontanea, conseguenza del contatto con i propri limiti.

In ultima nota, leggendo i messaggi che meno condividevo, provavo il desiderio di poter scrivere/parlare con Bonatti per discutere il mio dissenso. Pur sapendo che anche fosse ancora in vita non lo avrei fatto, l'impossibilità di potergli mai parlare data dalla sua scomparsa, mi ha lasciato un vuoto che assolutamente non mi aspettavo.
Profile Image for Massimo Carcano.
522 reviews6 followers
June 10, 2018
Una vita incredibile, sempre in giro per il mondo alla ricerca di luoghi inesplorati e sempre pronto a documentare il tutto con penna e macchina fotografica. Walter Bonatti da Bergamo, classe 1930, ha girato il mondo in lungo e in largo, raggiungendo luoghi incredibili e sconosciuti ai più. La cosa incredibile è che l'ha fatto 40/50 anni fa, quando ancora non esistevano GPS e satellitari, quando buttarsi giù per il fiume Yukon o avventurarsi nella foresta amazzonica voleva dire contare solo su se stessi, sulle proprie forze e sulla propria abilità. Un uomo tosto, un vero duro, che ha saputo viversi la vita davvero alla grande!
Profile Image for Chris.
140 reviews
June 6, 2023
Libro di viaggio molto interessante, soprattutto per i luoghi esplorati e le avventure vissute a contatto con la natura vergine estrema (Antartide, Amazzonia, savana, vulcani,...). Scritto molto bene, in certi punti sembra di star accanto a Walter nella sua spasmodica avventura.
In alcuni tratti autocelebrativo e a tratti "esagerato" ma sono particolari trascurabili. La bellezza dei luoghi e dei popoli incontrati ti fa dimenticare quei piccoli scivoloni.
È una natura che purtroppo non esiste più e leggere questo libro la fa quasi riemergere, rivivere in un terribile ricordo sempre presente.
Profile Image for Luana Milella.
178 reviews3 followers
October 11, 2021
- Walter Bonatti chi è stato? (Domanda Enzo Biagi)
- Un uomo che visse fino in fondo. (Risponde Walter)

Walter Bonatti ha lasciato l’alpinismo estremo a soli 34 anni, nel pieno della forma fisica, ancora con le energie giovanili ma con la maturità delle esperienze vissute. Lo ha fatto in silenzio come sempre, con il suo solito modo di essere, riservato e solitario, ma con una ferita indelebile nel cuore, quella del K2.
Walter Bonatti non era solo un grande sportivo (si allenava senza sosta) ma anche un grande lettore. Amava i grandi classici dell’avventura come London, Melville, Doyle e i libri d’alpinismo.
Dopo oltre un decennio di esplorazioni verticali, il suo amore per la natura e per l’avventura non si placa, anzi si rafforza. Inizia così una serie di viaggi memorabili di esplorazione orizzontale.
Si spinge a visitare con pochi mezzi i luoghi più impervi della Terra, quelli descritti nei suoi amati libri. Ne ripercorre le tappe, rinunciando a ogni tipo di comodità. Conosce la natura più cruda, studia il comportamento animale decisamente più nobile di quello umano, apprende il rispetto per la vita in tutte le sue forme e il diritto alla libertà di ogni essere vivente.
Avvia una lunga collaborazione con il settimanale Epoca, fino al 1979. I suoi scritti trovarono posto tra le pagine della testata, a volte guadagnando anche la copertina.
Questo libro, ricco di immagini, piantine ed emozioni, è una raccolta di resoconti incredibili ai confini del mondo. Racconti affascinanti, a volte al limite del possibile, spesso in condizioni assurde, ma di certo indimenticabili.
Da sempre affascinata dalla sua figura, dal suo modo di fare e pensare, dal suo profondo rispetto per la natura, animali e persone; la mia idea su di lui, dopo questa lettura, non è affatto mutata, anzi…
Invidio Rosanna Podestà, per aver avuto la fortuna di amare un Uomo così vero, profondo e libero.
Decisamente il mio uomo ideale.
Profile Image for Charlie.
44 reviews1 follower
February 5, 2015
all'età di 35 anni Bonatti abbandona l'alpinismo estremo che lo rese famoso in favore di esplorazioni "orizzontali" in territori ancora selvaggi. Diciamo che il lavoro per Epoca è più che altro un pretesto in quanto il piglio delle sue avventure ha ben poco di giornalistico in virtù di un soddisfacimento prettamente personale delle sue aspirazioni.
Il testo in se è ambivalente per diversi aspetti: da una parte gli scenari in cui si muove colpiscono e stimolano la fantasia, d'altra parte subentra la malinconia pensando che gran parte di essi oggi sono andati perduti o forse inghiottiti dall'avanzamento della civiltà.
Bonatti in veste di narratore gode a mio avviso di alterne fortune: calca decisamente la mano sul tono epico-drammatico di ogni episodio; questo inizialmente tiene incollati al libro e lo rende entusiasmante; alla lunga risulta vagamente stucchevole e sorge il dubbio se davvero tutti i passaggi siano verosimili o piuttosto edulcorati per renderli più interessanti. In alcuni passaggi sfiora quasi l’aulico lanciandosi in descrizioni meramente paesaggistiche, a mio avviso con esiti piuttosto buffi.
Non mancano anche le contraddizioni: da una parte si definisce amante della natura selvaggia, d’altra parte spesso lancia epiteti pesanti quando si trova immerso in essa, definendo gli insetti una seccatura, gli animali feroci spietati ed assetati di sangue, la giungla opprimente e triste, il deserto australiano desolato in assenza dell’uomo….in linea generale prende sempre le difese degli animali che incontra sebbene poi non esiti ad uccidere pesci, serpenti, magari solo per scattare loro una foto, o costruire trappole per la tigre (per fortuna senza esito). Queste contraddizioni accompagnano un po’ tutti gli episodi della narrazione e alla lunga smitizzano molto il “mito Bonatti” che forse predica molto bene ma razzola poi come molti “comuni mortali civilizzati” che lui stesso tanto critica (va ricordato che si muove in veste di borghese e spesso gode dell’aiuto di governi ed autorità, nonché di ogni sorta di mezzo motorizzato, incluso una nave da guerra, il che non mi pare propriamente un modo di esplorare il mondo in modo “naturale” o ad “impatto zero”). Va tenuto conto però che negli anni ’70 certamente la sua mentalità “ecologista” era d’avanguardia rispetto alla media.
Scontati questi aspetti (già noti certamente a chi già conosce il personaggio), il libro resta sicuramente un’ottima lettura, avvincente ed insolita, nonché stimolante dal punto di vista di riflessioni personali. Mi sento di consigliarne la lettura, direi un must per chi già ama l’autore, per gli altri per curiosità prendendolo a cuor leggero e magari come spunto per nuovi stili di vita più rispettosi di un ambiente che andiamo lentamente distruggendo.
Profile Image for Alessandro.
70 reviews
November 22, 2024
Bonatti qui si racconta al di fuori dell'alpinismo. Tantissime le avventure, quasi tutte estreme e in solitaria che questo personaggio ha compiuto in giro per il mondo. Una fonte di ispirazione e un grande uomo.
Profile Image for Pierluca.
14 reviews
February 20, 2020
É Bonatti nella sua più naturale essenza. Un vagabondare che lo spinge ai limiti del mondo per il piacere della scoperta, per sfamare quella sua continua ricerca di esperienze antiche e sincere, ormai nascoste a molti.
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