Tra quelle che ho letto è la miglior biografia su Michelangelo.
Non è una rilettura acritica delle Vite del Vasari, o di quella del Condivi, il biografo ufficiale di Michelangelo, che già al suo tempo era una star e avendo vissuto molto a lungo (morì a quasi 89 anni) ebbe modo di prendersi cura anche di cosa doveva rimanere alla storia riguardo alla propria vita, rimuovendo o modificando quegli episodi che non gli sembravano adeguati. Michelangelo infatti era consapevole della propria statura di artista, sapeva che sarebbe stato ricordato nei secoli e aveva il suo bel caratterino a quanto pare. Quindi finalmente una vita con luci ed ombre, non una copertina patinata o una fiaba del grande genio.
Forcellino è un illustre restauratore, ad esempio ha lavorato sul Mosè, per cui conosce da molto vicino le opere del Genio e sa spiegarle e raccontarle con incredibile ricchezza di dettagli, compresi gli interessanti retroscena di un'artista talmente grande che di solito non terminava le sue opere oppure decideva di cambiarle all'ultimo momento.
Il grande tormento della vita di Michelangelo è stata la realizzazione della tomba di papa Giulio II, su cui ha lavorato per circa 40 anni, e Forcellino ci racconta poco alla volta tutta questa intricatissima storia, con un curiosissimo colpo di scena finale (proprio a proposito del Mosè e del complesso di San Pietro in Vincoli), una vera e propria beffa per il Papa più bellicoso della storia. Una storia nella storia, emblematica del carattere diabolico del grande artista.
La vita di Michelangelo si svolge essenzialmente tra Firenze e Roma in un periodo storico molto tormentato, quello delle Guerre d'Italia, dei papi rinascimentali, della Riforma e della Controriforma. Il Buonarroti ha cominciato a lavorare giovanissimo sotto Lorenzo il Magnifico e le sue esequie sono state onorate da Cosimo I de Medici, suo nipote, quasi 80 anni dopo; nel frattempo ha lavorato tra Firenze e Roma per 11 papi, ha conosciuto Leonardo, Raffaello, Bramante, è sempre stato a contatto dei maggiori esponenti della sua epoca eppure viveva come un povero, non per modestia ma per taccagneria. Ne ha combinate di ogni, è riuscito a farsi strapagare per opere mai terminate, ha combattuto per la Repubblica Fiorentina per poi realizzare le tombe dei Medici, ha litigato con Giulio II, il papa guerriero, è sopravvissuto alla furia inquisitoria di Paolo IV , il famigerato Carafa (quello di Q, Wu Ming).
Nel libro di Forcellino viene fuori il genio visionario di un artista un po' folle, un po' ingestibile ma alla fine sempre sottomesso ai grandi committenti dell'epoca, i papi, i quali gli diedero la possibilità di realizzare delle opere uniche ed immortali. Viva i corrotti e dissoluti papi del Rinascimento, senza di loro non avremmo la Cappella Sistina o il cupolone di San Pietro!
L'arte per Michelangelo era un fuoco sacro, a cui sacrificava ogni altra parte della sua vita. Non ebbe mai relazioni sentimentali stabili, ebbe poche amicizie molto tormentate, l'unico suo vero cruccio al di fuori dell'arte fu la famiglia, per cui accumulò tutte le sue ricchezze e che gli diede sempre molti grattacapi.
Un bel personaggio insomma, vissuto in un'epoca formidabile sotto molti aspetti, il tutto per me è molto affascinante e non mi stanco di approfondire questo periodo, sia dal punto di vista storico che artistico.