Ultimo volume della serie in cui tutti i nodi vengono al pettine, visto che scopriamo l'identità sia dello stupratore seriale che dell'assassino della giornalista Junko Soma. Allora, la serie è stata carina e interessante, però mi ha lasciato delle perplessità, anche perché qui la maggior parte dei poliziotti non ci fa una bella figura (se non altro, in Numb3rs, i due fratelli contribuivano alle indagini in egual misura, ciascuno usando i suoi talenti). Saranno nuovamente lo spirito di osservazione e la teoria dei giochi di Mikoshiba a trovare le risposte a tutte le domande lasciate in sospeso nei due volumi precedenti. Se non altro, è riuscito a evitare che un innocente finisse di nuovo dietro le sbarre (tanto più che la polizia aveva già preso un abbaglio con lui alcuni anni prima). La matematica, la statistica e lo studio delle probabilità diventano strumenti fondamentali per arrivare alla verità, per stabilire le differenze nel profilo tra lo stupratore e l'assassino, per mettere con le spalle al muro il vero colpevole. E per gettare luce su alcuni eventi del passato. E' stato interessante anche il ricorso al poligrafo, erroneamente chiamato macchina della verità - infatti, il macchinario non rileva le bugie, ma registra i cambiamenti a livello fisiologico (respirazione, battito cardiaco, sudorazione) in corrispondenza di specifiche domande. Uno strumento usato da Mikoshiba per salvare il povero Ryohei Shimada e mettere con le spalle al muro il vero colpevole. Insomma, la storia è carina e non mi sarebbe dispiaciuto avere qualche volume in più e seguire altri casi in compagnia di Mikoshiba, Gonno, Tomoki e il fido Michelangelo. Niente di trascendentale e di imperdibile.