Furore Simbolo Valore è considerato un classico del pensiero antropologico del Novecento, ancora oggi sorprendente per il rigore teorico e per la straordinaria attualità delle problematiche affrontate. I tre saggi che compongono questa raccolta, organizzata dallo stesso De Martino, sono legati da nessi sottili che conferiscono all'opera un respiro unitario.Mito, scienze religiose e civiltà moderna tende a circoscrivere il senso e la funzione del fenomeno "religione", ricondotto nell'alveo della produzione storica. Nell'ottica demartiniana i dispositivi mitico-rituali permettono di oltrepassare i momenti posti sotto il segno del furore (vale a dire dello smarrimento di sé e del significato culturale dell'esistere) e, di riflesso, mediano il recupero della dimensione dei valori umani.Furore in Svezia è un'anticipazione e un compendio delle espressioni più inquietanti del disagio giovanile del nostro tempo.In Promesse e minacce dell'etnologia prende forma un articolato progetto di trasformazione dell'esistente che presuppone una nuova coscienza umanistica, il cui fondamento risiede nel confronto critico tra l'Occidente e il "culturalmente alieno". Un confronto che racchiude in sé l'essenza positiva di una scienza etnologica capace di promuovere sia la conoscenza dell'Altro sia una rinnovata consapevolezza storica delle scelte culturali occidentali, una scienza in grado di esorcizzare due fantasmi distinti, ma egualmente quello della presunta superiorità dell'Occidente e quello del suo declino irreversibile, che favorisce il disimpegno e la fuga dalle responsabilità civili.Ernesto De Martino è internazionalmente riconosciuto come uno dei protagonisti della scuola italiana di antropologia culturale. La modernità del suo pensiero è testimoniata dai molti studiosi contemporanei che si sono ispirati a lui o che dalle sue ricerche sono stati influenzati. Tra i nostri autori, basti citare Carlo Tullio-Altan, Giovanni Jervis e, tra i più giovani, Natale Losi e Paolo Apolito. Famoso per le sue ricerche sul campo che costituirono un’eccezione in un panorama di studiosi per lo più sedentari – come non ricordare i suoi scritti sul tarantismo? – De Martino fu anche un teorico eccezionale. Proprio questo aspetto riserva ancor oggi sorprese capaci di sviluppi fecondi. Di qui un ritorno di interesse per lo studio del suo pensiero e la decisione di rendere disponibile uno dei suoi testi teorici più interessanti.
Ernesto de Martino (1 December 1908 – 9 May 1965) was an Italian anthropologist, philosopher and historian of religions. He studied with Benedetto Croce and Adolfo Omodeo, and did field research with Diego Carpitella into the funeral rituals of Lucania and the tarantism of Apulia.
Ernesto de Martino was born in Naples, Italy, where he studied under Adolfo Omodeo, graduating with a degree in philosophy in 1932. His degree thesis, subsequently published, dealt with the historical and philological problem of the Eleusinian Gephyrismi (ritual injuries addressed to the goddess) and provides an important methodological introduction to the concept of religion. Clearly influenced by reading Das Heilige by Rudolf Otto, de Martino preferred to emphasize the choleric nature of the believer, overturning the German scholar's thesis and making it capable of being applied to relations with gods in polytheistic religions and spirits in animist religions.
Attracted by the ideological stance of the regime, for several years de Martino worked on an essay interpreting Fascism as a historically convenient form of civil religion. However, the attempt was insubstantial and the work, still unpublished, was gradually rejected by the author, who subsequently approached left-wing ideas and after the war became a supporter of the Italian Communist Party. At this time, which we now call the "Neapolitan" period, lasting until 1935, de Martino fell under the spell of the personality and work of an archaeologist who was particularly open-minded concerning the ancient history of religions.
De Martino has also been a very charismatic mentor and teacher. From 1957 to his death he taught ethnology and history of religions at Cagliari's University.
Il saggio presenta tantissimi spunti interessanti, ti fa riflettere, ma è scritto con un linguaggio accademico così vecchio (è stato scritto nel 1962) che ti obbliga a leggere e rileggere una stessa pagina 2/3 volte per capire a pieno cosa l'autore volesse dire