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Protagonists
Hardcover with jacket in good condition. First edition. Jacket leading corners, rear lower edge and spine are nicked. Two to three centimetre tears on jacket spine. Jacket spine head is chipped. Hardcover leading corners, edges and spine ends are lightly worn and bumped. Page block, rear pastedown and BEP are lightly tanned and marked. Page edges are lightly rough and tanned. Text is clear throughout. HCW
304 pages, Paperback
First published January 1, 1962
About the author
James Barlow
34 books5 followersJames Barlow was a British novelist, born on 1 December 1921 in Birmingham, England. The author of thirteen novels and one work of non-fiction, he died suddenly at the age of 51 in Ireland on 30 January 1973.
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Community Reviews
Displaying 1 - 5 of 5 reviews
March 8, 2021
I PROTAGONISTI

James Barlow è il primo a sinistra.
Rashomon, il film capolavoro di Akira Kurosawa è del 1950, e l’anno dopo vinse il Leone d’oro alla Mostra del Cinema di Venezia, e l’anno dopo ancora l’Oscar per il miglior film straniero.
Questo romanzo di James Barlow, il suo esordio, è del 1956, e in qualche modo ricorda il film giapponese perché anche qui la storia è raccontata da più voci, da punti di vista diversi. Solo che a me pare che Kurosawa restasse non giudicante e mirasse a mostrare quanto la realtà (la verità?) sia sfaccettata e quindi forse inconoscibile.
Mentre Barlow nonostante sviluppi diverse verità psicologiche (almeno due, quella della vittima e quella dell’assassino), ci porta a conoscere realtà e verità oggettive – attraverso il racconto di protagonisti diversi (il titolo originale è proprio The Protagonists), racconti ovviamente diversi, che seguono la prospettiva di chi parla in quel momento, in quella parte di romanzo: ma alla fine chi legge si fa un’idea piuttosto chiara di come sono andate le cose, e perché sono andate in quel modo, di dove risieda il Bene e dove si annidi il Male.

Dico questo senza voler nulla togliere al fascino di questo romanzo che, sì, potrebbe anche ricordare Graham Greene, il quale però viene forse tirato in ballo troppo spesso, ogni volta che si usano i ‘generi’ letterari per raccontare storie che li trascendono, che non ne rimangono imbrigliati.
Il trittico di voci è architettato per costruire la cronaca di una morte violenta, quella di una “fanciulla in fiore”, la bella e passionale Olwen.
Ed è proprio la sua voce che comincia la ronde di racconti. Olwen è una giovane donna di cui molti tendono a innamorarsi: i primi due però muoiono in guerra prima di poterla ‘avere’, il terzo è quello che la ucciderà. E il racconto di Olwen si ferma un attimo prima di morire.
La seconda voce è quella dell’assassino, ed è quella leggendo la quale si resta più distanti e scettici, nonostante Barlow disegni un bel ritratto di un “cuore di tenebra”. L’assassinio avviene per i più biechi e vecchi motivi.
La terza voce è quella del poliziotto incaricato delle indagini. Anche lui s’innamora di Olwen, ma è tardi: non gli resta che restituirle memoria e scoprire la verità.

Il faro in Galles di cui si parla nel romanzo.

James Barlow è il primo a sinistra.
Rashomon, il film capolavoro di Akira Kurosawa è del 1950, e l’anno dopo vinse il Leone d’oro alla Mostra del Cinema di Venezia, e l’anno dopo ancora l’Oscar per il miglior film straniero.
Questo romanzo di James Barlow, il suo esordio, è del 1956, e in qualche modo ricorda il film giapponese perché anche qui la storia è raccontata da più voci, da punti di vista diversi. Solo che a me pare che Kurosawa restasse non giudicante e mirasse a mostrare quanto la realtà (la verità?) sia sfaccettata e quindi forse inconoscibile.
Mentre Barlow nonostante sviluppi diverse verità psicologiche (almeno due, quella della vittima e quella dell’assassino), ci porta a conoscere realtà e verità oggettive – attraverso il racconto di protagonisti diversi (il titolo originale è proprio The Protagonists), racconti ovviamente diversi, che seguono la prospettiva di chi parla in quel momento, in quella parte di romanzo: ma alla fine chi legge si fa un’idea piuttosto chiara di come sono andate le cose, e perché sono andate in quel modo, di dove risieda il Bene e dove si annidi il Male.

Dico questo senza voler nulla togliere al fascino di questo romanzo che, sì, potrebbe anche ricordare Graham Greene, il quale però viene forse tirato in ballo troppo spesso, ogni volta che si usano i ‘generi’ letterari per raccontare storie che li trascendono, che non ne rimangono imbrigliati.
Il trittico di voci è architettato per costruire la cronaca di una morte violenta, quella di una “fanciulla in fiore”, la bella e passionale Olwen.
Ed è proprio la sua voce che comincia la ronde di racconti. Olwen è una giovane donna di cui molti tendono a innamorarsi: i primi due però muoiono in guerra prima di poterla ‘avere’, il terzo è quello che la ucciderà. E il racconto di Olwen si ferma un attimo prima di morire.
La seconda voce è quella dell’assassino, ed è quella leggendo la quale si resta più distanti e scettici, nonostante Barlow disegni un bel ritratto di un “cuore di tenebra”. L’assassinio avviene per i più biechi e vecchi motivi.
La terza voce è quella del poliziotto incaricato delle indagini. Anche lui s’innamora di Olwen, ma è tardi: non gli resta che restituirle memoria e scoprire la verità.

Il faro in Galles di cui si parla nel romanzo.
February 27, 2020
4-/5
Ho sentito molta pressione mentre leggevo questo libro, essendo il romanzo preferito di mia mamma. Mi sono sentita sempre quasi in obbligo di leggerlo e di farmelo piacere.
Fortunatamente non è stato così. È un giallo atipico, sappiamo subito chi è il colpevole del delitto, chi è la vittima e i loro punti di vista, e noi lettori non vediamo l'ora di andare a vedere come verrà sbattuto in galera il mostro dal detective-eroe di turno.
La storia è ambientata tra gli anni 40 e 50,e si nota soprattutto dalla concezione di uomini e donne.
Le donne, vittima compresa, sono innocenti e pure solo se vestite adeguatamente e di bell'aspetto.
Gli uomini se di aspetto rispettabile sono incapaci di compiere delitti.
Leggere questo libro nel 2020 può essere ostico sia per lo stile, un po' barocco e pieno di retorica, sia per questo tipo di visione, che va contestualizzata e considerata all'interno dell'ambientazione e dell'epoca.
Ma il mistero è ben costruito. Si empatizza facilmente con la vittima e si entra abbastanza a fondo nella mente dell'assassino.
Nel complesso ho trovato il romanzo bello, non è chiaramente perfetto ma è abbastanza di intrattenimento.
Ho sentito molta pressione mentre leggevo questo libro, essendo il romanzo preferito di mia mamma. Mi sono sentita sempre quasi in obbligo di leggerlo e di farmelo piacere.
Fortunatamente non è stato così. È un giallo atipico, sappiamo subito chi è il colpevole del delitto, chi è la vittima e i loro punti di vista, e noi lettori non vediamo l'ora di andare a vedere come verrà sbattuto in galera il mostro dal detective-eroe di turno.
La storia è ambientata tra gli anni 40 e 50,e si nota soprattutto dalla concezione di uomini e donne.
Le donne, vittima compresa, sono innocenti e pure solo se vestite adeguatamente e di bell'aspetto.
Gli uomini se di aspetto rispettabile sono incapaci di compiere delitti.
Leggere questo libro nel 2020 può essere ostico sia per lo stile, un po' barocco e pieno di retorica, sia per questo tipo di visione, che va contestualizzata e considerata all'interno dell'ambientazione e dell'epoca.
Ma il mistero è ben costruito. Si empatizza facilmente con la vittima e si entra abbastanza a fondo nella mente dell'assassino.
Nel complesso ho trovato il romanzo bello, non è chiaramente perfetto ma è abbastanza di intrattenimento.
January 4, 2013
Stereotipi in salsa gallese
Torno Presto di James Barlow è un noir senza pretese. Credo si possa dire che è un noir e non un giallo perché l'assassino è noto sin dalle prime pagine, ed il libro non si pone quindi l'obiettivo della sua scoperta.
In teoria la costruzione letteraria utilizzata dall'autore potrebbe essere molto intrigante. Il libro è diviso in tre parti: la prima ci narra la storia dal punto di vista della vittima, la seconda da quello dell'assassino, l'ultimo da quello del poliziotto che indaga sul caso. Come dice la prefazione, ci sarebbero gli ingredienti per qualcosa di simile a Rashomon. In realtà la cosa non funziona. La povera vittima, una ingenua ragazza gallese negli anni '40 e '50 del novecento, nella prima parte è protagonista di storie scontate. Si capisce dal primo incontro che il suo primo grande amore morirà in guerra e che, oltre ad essere la vittima predestinata, è destinata ad essere sempre infelice. La seconda parte, centrata sull'assassino, è la più debole: dovrebbe essere una specie di diario dei giorni subito dopo il delitto, ma l'autore, nell'ansia di farci capire quanto Roy sia irrimediabilmente cattivo, gli fa raccontare anche la sua vita passata condendola con particolari e considerazioni in cui l'autore interviene pesantemente, con il risultato di rendere assolutamente inverosimile che sia Roy a parlare. L'ultima parte è la più godibile, perché mette in luce l'umanità dell'ispettore di Scotland Yard incaricato delle indagini: anche qui, però, non si può che pensare ad analoghe figure di detective (Maigret e Studer, per fare due esempi) ed il confronto è impietoso.
Insomma, un noir molto di genere, con personaggi molto schematici (ingenua lei, buono e tenero il soldatino che muore, perfidamente cattivo l'assassino, umano e sempre stanco l'ispettore), e con uno sfondo (la campagna gallese, la città) che rimane appunto sempre uno sfondo, quasi fosse una abbozzata quinta teatrale.
In fondo il momento più riuscito del libro mi sembra essere l'inizio, con la solitaria passeggiata dei genitori di lei sino alla tomba della figlia. Poi, si dipana una storia stereotipata.
Torno Presto di James Barlow è un noir senza pretese. Credo si possa dire che è un noir e non un giallo perché l'assassino è noto sin dalle prime pagine, ed il libro non si pone quindi l'obiettivo della sua scoperta.
In teoria la costruzione letteraria utilizzata dall'autore potrebbe essere molto intrigante. Il libro è diviso in tre parti: la prima ci narra la storia dal punto di vista della vittima, la seconda da quello dell'assassino, l'ultimo da quello del poliziotto che indaga sul caso. Come dice la prefazione, ci sarebbero gli ingredienti per qualcosa di simile a Rashomon. In realtà la cosa non funziona. La povera vittima, una ingenua ragazza gallese negli anni '40 e '50 del novecento, nella prima parte è protagonista di storie scontate. Si capisce dal primo incontro che il suo primo grande amore morirà in guerra e che, oltre ad essere la vittima predestinata, è destinata ad essere sempre infelice. La seconda parte, centrata sull'assassino, è la più debole: dovrebbe essere una specie di diario dei giorni subito dopo il delitto, ma l'autore, nell'ansia di farci capire quanto Roy sia irrimediabilmente cattivo, gli fa raccontare anche la sua vita passata condendola con particolari e considerazioni in cui l'autore interviene pesantemente, con il risultato di rendere assolutamente inverosimile che sia Roy a parlare. L'ultima parte è la più godibile, perché mette in luce l'umanità dell'ispettore di Scotland Yard incaricato delle indagini: anche qui, però, non si può che pensare ad analoghe figure di detective (Maigret e Studer, per fare due esempi) ed il confronto è impietoso.
Insomma, un noir molto di genere, con personaggi molto schematici (ingenua lei, buono e tenero il soldatino che muore, perfidamente cattivo l'assassino, umano e sempre stanco l'ispettore), e con uno sfondo (la campagna gallese, la città) che rimane appunto sempre uno sfondo, quasi fosse una abbozzata quinta teatrale.
In fondo il momento più riuscito del libro mi sembra essere l'inizio, con la solitaria passeggiata dei genitori di lei sino alla tomba della figlia. Poi, si dipana una storia stereotipata.
December 12, 2024
carino molto cinematografico, ma alla lunga stanca un po' onestamente
November 9, 2025
Un po' datato e in alcuni passi un po' troppo prolisso ma risulta sempre avvincente. I tre punti di vista non sono tutti alla stessa altezza ma si completano l'un l'altro. Un'ottima lettura!
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