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Religione e futuro (Piccola biblioteca Adelphi)

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Già nei primi anni Sessanta (quando apparve, quasi clandestinamente, questo libro) la riflessione di Sergio Quinzio era centrata sul lento e graduale dissolversi della religione all’interno di una modernità che ha reso gli uomini incapaci di credere e di sperare. E proprio contro questa idea – al tempo stesso tracotante e fragile – della modernità come tappa di un’inarrestabile marcia verso un futuro che dovrebbe esserci garantito dalla scienza e dalla tecnica, ed è invece costantemente insidiato dal fallimento e dalla disperazione, Sergio Quinzio ha lottato sempre, da profeta disarmato, usando una scrittura intessuta di schegge illuminanti, lontanissima da ogni modello della cultura di oggi e, ancor più clamorosamente, degli anni in cui il libro fu composto. Per Quinzio, proprio l’incapacità di credere rende il credere «urgente e indispensabile». Perché perdere il rapporto con la religione significa non tanto rinunciare al passato quanto rinunciare al futuro: un futuro che non sia un miraggio – e in cui l’avvento del Regno di Dio inauguri la «vera storia», vale a dire l’interruzione e il capovolgimento della «storia del mondo» e la redenzione di tutte le cose. L’impazienza escatologica di Quinzio si dichiara qui con la stessa radicalità che avrebbe mantenuto sino alla fine. Apparso per la prima volta nel 1962, Religione e futuro fu il primo, e l’unico, di quei «testi di profezia e futuro» che Ferdinando Tartaglia si proponeva di pubblicare nelle sue edizioni di Realtà Nuova.

170 pages, Paperback

First published January 1, 1962

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Sergio Quinzio

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Profile Image for Mattia Agnelli.
186 reviews6 followers
December 21, 2022
“la vera origine del dolore è la difformità tra ciò che si è e ciò che si ha.”
Profile Image for Maurizio Manco.
Author 7 books134 followers
October 8, 2017
“C’è una sola immoralità, che consiste nell’essere opachi e vuoti, senza nessuna speranza e senza nessuna recriminazione, banali figli del secolo idiota.” (p. 75)

“Il male si difende proprio con la sua forza intima, che è di durare, diluito, dissipato, infinito. Il male dura perché il durare è male.” (p. 136)
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