Se essere è una tragedia, non essere o non essere più è forse una tragedia ancora maggiore. Quasi tutti i personaggi di questi racconti di Rigoni – dal pensionato che torna segretamente di notte a lavorare nel proprio ufficio allo scultore mediocre e velleitario che sogna di essere baciato dal successo dopo la morte, dalla donna che non si rassegna di aver perduto la sua miracolosa bellezza alla terrorista delusa che la rivelazione delle sue imprese trovi nella stampa solo un’infima eco – incarnano un dramma le cui forme variano dal nostalgico fino al patetico e al grottesco, ma rivelano una stessa, insopprimibile, universale il desiderio di esistere o di sopravvivere, di affermarsi, di essere riconosciuti nel mondo. Una prosa elegante e una voce disincantata accompagnano il lettore in una rappresentazione implacabile delle fantasie di gloria e delle rovinose cadute dell’animo umano.
"Quante cose, che incombono sulla nostra vita fino al punto di metterla in gioco, si svolgono nella mente degli altri, in una sfera sottratta al nostro potere tanto quanto al nostro sapere." (Lettera a una gentile signorina, p. 52)