Venezia, 1981. Una giovane coppia, appartata su una panchina dei giardini della Biennale, a Sant'Elena, viene aggredita. Il ragazzo resta ucciso, la ragazza precipita in un silenzio al limite della follia, che rende impossibile risalire al colpevole. Alla Polizia non rimane che archiviare il caso. Venezia, oggi. Dalle acque della laguna affiora un cadavere. Si tratta di Mirco Albrizzi, immobiliarista molto conosciuto e vittima troppo illustre per passare inosservata. Se le autorità vorrebbero archiviare la faccenda come suicidio, il commissario Nicola Aldani, incaricato delle indagini, riconosce inequivocabili i segni dell'omicidio. È un caso scomodo, e a complicarlo ci si mette anche quel commissario Zennari, da tempo in pensione, che pretende aiuto per chiudere una storia ormai dimenticata, risalente a quarant'anni prima, l'aggressione ai giardini della Biennale... Ma nulla avviene per caso, e ben presto le due piste si confondono, le acque si intorbidano, gli indizi si inquinano... Sullo sfondo della vicenda, vivida e inconfondibile, l'altana sul tetto, dove Aldani ama rifugiarsi; la laguna davanti alle Fondamenta Nove, dove il pilota del commissario fa sfrecciare il vecchio Toni, la lancia in dotazione alla Polizia; il dialetto, che risuona nella calli e lungo i rii; le acque e le foschie, complici di misteri e custodi di verità.
Sono nato a Venezia nel 1960. Ho vissuto a lungo nel Veneto, dove mi sono occupato di editoria e giornalismo. Per venticinque anni sono stato il direttore responsabile della rivista Auto d’Epoca. Da molti anni vivo a Pesaro (dove mi occupo di informatica) con la mia compagna e i nostri tre figli. Ho scritto molti racconti di generi diversi, e tre romanzi: il noir storico Il mistero dell'isola di Candia (pubblicato in ebook da GeMS), il technothriller Netcrash (sotto pseudonimo) e i gialli Acqua morta (TEA 2015), Laguna nera (TEA 2017) e Marea tossica (TEA 2019).
Un giallo all’italiana molto gradevole e di piacevole lettura. L’inizio è un po’ incerto, con qualche impaccio di troppo e dialoghi poco fluidi, ma poi la storia si assesta su un buon ritmo e maggiore spontaneità, anche grazie all’uso del dialetto qua e là (Camilleri docet). La trama è interessante, inutile negare che Venezia, intesa come città storica, si presta particolarmente bene alla letteratura di genere: è talmente stratificata, così piena di zone d’ombra e silenzi che intrighi e misteri trovano qui terreno fertile da sempre. Ma pure la Venezia contemporanea non è da meno: politica, malaffare, grandi interessi economici, rapporti clandestini e sotterranei fanno ugualmente parte della vita della città e proprio su questi si concentra l’autore. Non manca nulla in questo romanzo: il Mose, i pannelli pubblicitari che deturpano palazzi e monumenti, le grandi navi che violentano la laguna, trafficanti e faccendieri. Tutti i nomi vengono fatti, anche se fittizi. In questo scenario si muovono il commissario Aldani, i suoi collaboratori della questura e gli abitanti di Venezia: osti, baristi, conduttori di motoscafi, pensionati, gente comune che, in qualche modo, vive in una dimensione “altra” rispetto a quella dei turisti, ridotti a un mero brusio di sottofondo. Un poliziotto mediterraneo, molto italiano, molto simpatico, arguto ma con la giusta dose di distacco, mi ricorda più il Kostas Charitos di Petros Markaris che il Moltalbano di Camilleri, sarei felice se l’autore pensasse a una serie con questo personaggio.
Questo romanzo a mio parere ha molti pregi e alcuni difetti: tra i pregi da annoverare sicuramente l'aderenza perfetta alla realtà investigativa e sociale, l'attenzione minuziosa al dettaglio, la verosimiglianza. Tra i difetti, ma ammetto che sia un mio personale gusto, si intrica un po' troppo tra fantafinanza e politica.
Mi è proprio piaciuto questo poliziesco, il primo con il commissario Aldani. L'intreccio è interessante e poi c'è Venezia, con i suoi tanti problemi, Venezia che non fa solo da sfondo alla trama, ma è sempre in primo piano.
Libro molto faticoso da leggere, per la prima volta ho saltato delle pagine, peccato perché la presentazione era buona, ma poi la trama si perde nei monotoni dialoghi tra il commissario e i vari agenti dall’accento veneziano. Questo commissario Aldani non mi ha appassionato. E poi a un certo punto erano chiari i moventi e i colpevoli anche della vicenda di omicidio di quarant’anni prima. La scrittura però molto buona.
Lettura piacevole, anche se mi sono persa un po' nelle descrizioni dei vari intrighi finanziari... Credo di aver perso il filo e leggevo i vari collegamenti in modo superficiale... altrimenti avrei dovuto fare uno schemino... Piacevole davvero la descrizione di Venezia. Ahimè non ci sono mai stata, ma è un ritratto davvero vivo! Bene, penso di poterne consigliare la lettura.
Finalmente un romanzo giallo scritto su Venezia che racconta anche la città nella sua autenticità. Il commissario Aldani accompagna il lettore nelle calli meno conosciute, ma più vere, tanto che viene da chiedersi se tutti i posti che l'autore racconta siano davvero solo luoghi di fantasia o no. Bellissimo!
Non male questo giallo classico, interessante la descrizione di Venezia con i cenni storici ( sono andata a vedere il ponte di Calatrava), alcuni siparietti invece di essere divertenti sembrano solo allungare inutilmente la storia, prevedibile lo sviluppo di una parte ma comunque una lettura piacevole