Gerusalemme è una città dilaniata da millenni di guerre, scontri tra religioni, conflitti tra politiche contrapposte, che ne hanno fatto di volta in volta un simbolo, un avamposto strategico, un luogo da conquistare e controllare all’interno di un mercato di territori e popolazioni. Paola Caridi ha vissuto per dieci anni a Gerusalemme. Le sue pagine ci restituiscono una città vissuta intimamente, indimenticabile per la bellezza delle mura antiche, delle pietre bianchissime, della sua umanità dolente. Ma ci restituiscono anche una città crudele, dove israeliani e palestinesi fanno talvolta la spesa negli stessi supermercati, per poi rinchiudersi nei confini dei rispettivi quartieri, invisibili gli uni agli altri. Una città costellata di posti di blocco che controllano gli spostamenti di donne e uomini, merci e idee, nemici e potenziali attentatori. Una città densa di segni e memorie antiche e recenti, in cui ogni stagione politica porta con sé nuovi vincitori, nuove versioni della storia passata, nuove ripartizioni degli spazi urbani, nuove abitudini di vita. Gerusalemme si è aperta per un breve periodo alla modernità, per poi rinchiudersi dentro i propri muri. Rimane comunque un laboratorio, in cui si scontrano politica e vivere quotidiano. Sopravvive la speranza: che Gerusalemme, una e condivisa da tutti, torni a essere una città per gli uomini e le donne che lì vivono.
È la narrazione della città attuale, una non-città, un arcipelago di enclave fortificate, esclusive, non comunicanti con l’esterno, molto più simile alla Berlino ante 1989 che ad ogni altra città “normale”. Gerusalemme non ha piazze condivise da ebrei e palestinesi, ma due spazi sacri (la “spianata” del Muro del Pianto e la spianata delle Moschee) ove ogni “popolo” esclude l’altro. Separati nei loro rispettivi quartieri, i due popoli s’incontrano senza comunicare, ignorandosi, solo in quelle zone franche che sono i centri commerciali. La città tre volte santa è veramente senza Dio, se Dio è accoglienza dell’altro, condivisione, fiducia, rispetto. Ho letto questo libro con avidità, riandando continuamente alla mia esperienza di Gerusalemme vista con gli occhi di un pellegrino. È vero che le due comunità cercano di ignorarsi, continuamente. Le sante pietre per cui le due comunità hanno lottato e si sono odiate, sono sempre lì, visibili agli occhi del pellegrino. Ma si prova sempre un continuo disagio constatando ogni minuto la divisione, l’esclusione, l’odio, l’ingiustizia, la sopraffazione. Le pietre della Città vecchia racchiusa dalle mura di Solimano trasudano rancore, risentimento, propositi di vendetta, e odio, odio senza fine… Senza Dio.
Gives you a better understanding of political, social, human, urban situation in Jerusalem. Caridi found the ten years she spent in Jerusalem to be the most demanding of her life. from Musrara to Bethlehem - nothing escapes from the eye of the author.
It is a cruel city. It became a cruel city. Not by the hand of God, or Gods, or faith. By the hand of politics.
«Gerusalemme è di molti, e non di uno solo. È di tutti. Gerusalemme ha facce diverse, oltre le uniformi, oltre i miti, oltre i punti cardinali, oltre le Mura e il Muro.»
Un buon modo di entrare nella complessità di una storia così poco conosciuta e tuttavia data per scontata, specialmente in questo periodo. Si apprende ripercorrendo la storia ma anche la geografia di una città dalle tante sfaccettature.
«Il canto, in arabo, si chiama adhan. La chiamata musulmana alla preghiera, ripetuta cinque volte al giorno, non solo per dire che “Dio è grande”, ma per ricordare che la nostra esistenza ha un ritmo di cui non ci si può dimenticare. Un ritmo in cui c’è un tempo giusto per ogni cosa, come ci ricordano con semplicità disarmante le pagine bibliche dell’Ecclesiaste. La chiamata alla preghiera è un gesto antico, che noi cattolici ci siamo dimenticati.»
Un testo attento, minuzioso, preciso. Capace di mescolare uniformemente le tappe storiche con una descrizione architettonica e sociale del senso di "città", con le sue piazze, i quartieri, i suoi cittadini, scorporato dall'unica ideologia che viene tramandata su Gerusalemme: la sua sacralità. Autrice che dimostra, come nel suo (per me) capolavoro ("Hamas") di conoscere nei dettagli storia e luoghi, sbilanciandosi con giudizi e pensieri dallo sguardo soggettivo. Unica pecca: l'assenza di mappe. Questo ha reso la lettura più complicata, con la necessità, di volta in volta, per capire meglio, di dover ricorrere a strumenti esterni.