È la narrazione della città attuale, una non-città, un arcipelago di enclave fortificate, esclusive, non comunicanti con l’esterno, molto più simile alla Berlino ante 1989 che ad ogni altra città “normale”. Gerusalemme non ha piazze condivise da ebrei e palestinesi, ma due spazi sacri (la “spianata” del Muro del Pianto e la spianata delle Moschee) ove ogni “popolo” esclude l’altro. Separati nei loro rispettivi quartieri, i due popoli s’incontrano senza comunicare, ignorandosi, solo in quelle zone franche che sono i centri commerciali. La città tre volte santa è veramente senza Dio, se Dio è accoglienza dell’altro, condivisione, fiducia, rispetto.
Ho letto questo libro con avidità, riandando continuamente alla mia esperienza di Gerusalemme vista con gli occhi di un pellegrino. È vero che le due comunità cercano di ignorarsi, continuamente. Le sante pietre per cui le due comunità hanno lottato e si sono odiate, sono sempre lì, visibili agli occhi del pellegrino. Ma si prova sempre un continuo disagio constatando ogni minuto la divisione, l’esclusione, l’odio, l’ingiustizia, la sopraffazione. Le pietre della Città vecchia racchiusa dalle mura di Solimano trasudano rancore, risentimento, propositi di vendetta, e odio, odio senza fine… Senza Dio.