“Uomo sbagliato, posto sbagliato, tempo sbagliato.” È questo lo stato d’animo di Pietro, giovane avvocato e tenente nel Regio Esercito Italiano, quando nell’anno di disgrazia 1937 viene spedito in un’Etiopia fresca di conquista, ma tutt’altro che doma. Ad aspettarlo in quella terra sconosciuta e ostile il classico caso giudiziario che nessun avvocato vorrebbe. Sul sergente Prochet, enigmatico comandante dei gruppi esploratori, grava infatti l’accusa di aver tramutato un’incursione in un remoto villaggio nel deserto in un bagno di sangue efferato e bestiale anche per i nuovi coloni italiani. Pietro si troverà così a difendere un uomo che tutti, dai vertici del fascio alle alte sfere dell’Esercito, vogliono morto. Un imputato che non parla, non spiega e non si difende. Un uomo che, con la calma di un antico sacerdote, sembra aver compreso e accettato il sacrificio di sé. Eppure, là tra le sabbie torride, le strade deserte e le celle oscurate dell’ultimo confine del mondo, nulla è come appare. Specie gli occhi e i silenzi di una donna.
Viaggio In Etiopia (Irgalem è per l’appunto in Etiopia). Enjoy.
Questo libro è l'esordio di Davide Longo che all'epoca della prima pubblicazione aveva 30 anni. Complimenti. E' una storia che ricostruisce un'epoca e un luogo geografico, per giunta esotico – ha vinto premi ed è facile capire i motivi che possano farla piacere e perfino amare.
Per me è stato altro tipo di lettura. Il piacere e la stima scaturiti da Il mangiatore di pietre segnano una battuta d'arresto, non progrediscono. Mi sono a tratti annoiato. Ho trovato troppi stereotipi. Ho sentito forte l'influenza sia della scuola di scrittura ('creativa'?) sia delle esperienze cinematografiche (televisive, sospetto), entrambi buoni arricchimenti del suo curriculum, ma quando sono evidenti con tanta intensità nella scrittura il discorso è diverso.
Viaggio In Etiopia: un po’ di folklore locale, e di immagini pittoresche.
Troppo evidenti i precedenti letterari, le fonti di ispirazione. Ma per essere Conrad o Flaiano o Fenoglio ci vuole ben altro. Non c'è niente di Kurtz in questo Prochet, niente di inquietante sconvolgente ammaliante nella violenza di questo cardatore malnato.
I ricordi ambientati a Torino sono un surplus che appesantisce: ma si sa, la donna ci vuole, altrimenti la storia non regge – qui poi le donne son due, e anche la seconda è incongrua.
Personaggi tagliati secondo cliché, non costruiti. Longo sembra più interessato alla manifattura dei tabacchi (sigarette), al sapore in bocca di ferro sudore polvere, che ai sentimenti, le motivazioni, le sfaccettature. Direi che si sa già come vada a finire ogni linea narrativa appena Longo la introduce. Per quante dannate sigarette si 'torcia' 'sto Pietro qua, non riesce a battere quella “ennesima” di Yanez.
Prima opera di Longo. La storia è interessante per la sua ambientazione in Etiopia dopo la conquista italiana, dove emerge la quotidianità di oppressi e oppressori, delle sofferenze degli uni e delle meschinità degli altri, dove poche persone si distinguono dalla massa. Per le descrizioni, pare quasi di aver visto un film.
C'è l'idea e c'è una scrittura più che buona. Manca secondo me quello spunto in più che ti costringe a divorare le pagine una dopo l'altra. Dicevo l'idea; il protagonista è un avvocato militare alle prese con un tentativo di difesa impossibile, il sergente Prochet, una sorta di Kurtz, leggendario, feroce, forse pazzo, già "condannato" prima del processo.
E poi la scrittura; in pochissime pagine, riesce a descrivere in maniera palpabile, verosimile e intensa la vita militare ad Addis Abeba, le rivalità, le amicizie, le donne, sia quella a casa che quelle nei pressi della caserma, le malattie, la miseria, le piogge, la morte.
A me però è rimasta la sensazione di qualcosa di incompiuto, attribuibile (forse lo scoprirò con le opere successive) all'esordio. Un autore che comunque approfondirò
Caso raro in cui Ho trovato il punteggio medio dei compari goodreaders molto inferiore al mio. La contestualizzazione ambientale e relazionale l'ho trovata centrata, verosimile, coinvolgente. Finale tirato via, che è un peccato, soprattutto che spazio c'era visto che si tratta di un libro breve.
A metà libro, certo, mi sta proprio intrigando. Ma in modo flemmatico afoso caldo, come se in Africa nel periodo delle colonie ci fossi io.. Bello!!! Il libro mi è piaciuto. Come scritto su, pare di esserci e vivere le atmosfere calde umide o piovose di cui si narra e, saliti sul treno dei lili tari ad inizio libro, tra una sigaretta rollata da Pietro, un paesaggio ed una scoperta,non si scende sono all'epilogo che rimescola completamente le carte. Bello e ben scritto. Leggero presto altro di Longo.
Un libro che ha alti e bassi. In alcuni momenti seduce con le sue descrizioni di atmosfere, situazioni e interazioni tra personaggi e poi si perde in una storia, quasi un giallo che si dipana tra sottesi e allusioni senza mai aprirsi in una rivelazione schietta degli eventi e lascia al lettore l'interpretazione della trama. Una specie di quei testi in cui hai più possibilità di scelta ma senza la narrazione solo il bivio indicato, anzi immaginato.