I barboni sono randagi scappati dalle nostre case, odorano dei nostri armadi, puzzano di ciò che non hanno, ma anche di tutto ciò che ci manca. Perché forse ci manca quell'andare silenzioso totalmente libero, quel deambulare perplesso, magari losco, eppure così naturale, così necessario, quel fottersene del tempo meteorologico e di quello irreversibile dell'orologio. Chi di noi non ha sentito il desiderio di accasciarsi per strada, come marionetta, gambe larghe sull'asfalto, testa reclinata sul guanciale di un muro? E lasciare al fiume il suo grande, impegnativo corso. Venirne fuori, venirne in pace, tacito brandello di carne umana sul selciato dell'umanità.
Margaret Mazzantini is an Italian writer and actress. She became a film, television and stage actor, but is best known as a writer. Mazzantini began her acting career in 1980 starring in the cult horror classic Antropophagus, she has also appeared in television and theatre. As a successful writer her novels include Non ti muovere (Don't Move) which was adapted into a film of the same name and is directed by her husband Sergio Castellitto and stars Penélope Cruz. Her career as a writer and actress has earned her several awards and nominations including Campiello Awards, a Golden Ticket Award, and a Goya Award. She married Sergio Castellitto in 1987. They have four children. She lives in Rome.
Leí este libro por casualidad. Sin saber que existía. La historia es distante de un estilo de Charles Bukowski, donde al caso del poeta estadounidense fue contada la América subterránea de los años veinte: a pesar que en en ambos casos los personajes de las historias viven en un estado precario, la autora se basó sobre un personaje que vivió por la calle. Con un lenguaje directo, violento y crudo a su protagonista atribuyó una profunda reflexión.
Este protagonista del libro se llama Zorro. Debido al largo tiempo libre que adquirió desde que cambió estilo de vida el sujeto empieza a pensar. Hace reflexión también irreal. Se burla de sì mismo: burla porque sabe que el estilo de vida que hizo como persona trabajadora no volverá más en él. Mucho menos tiene compromisos sociales que ocuparían el resto de los días.
La novela en su contexto es irónica. La escritura es un monólogo. Incluso un monólogo teatral. La habilidad de la escritora, humildemente, de manera tierra tierra, pone al lector frente a la notable indiferencia social que se puede notar entre la gente que se encuentra por la calle. [...] Se habla de un hombre que se encontró en la encrucijada de su vida. Decide vivir por la calle: abandonó todo, su vida se estableció en las aceras de la ciudad. En la estación de trenes.
Al igual que muchos hombres que llevan una existencia ermitaña, en el pasado, el protagonista también tenía una casa, una compañera y un perro. Este estilo de vida adoptado por el personaje le permite experimentar eventos callejeros nunca planeados. Zorro vive su existencia despreocupada. Puede observar las personas con ojos diferentes, siempre por su exclusión social: este evento hace que él puede etiquetar las personas con un mínimo de comodidad como "personas cormoranes" porque tienen una cama donde dormir. Mientras su vida ya no tiene un techo donde repararse del frío.
«Perché gli artisti, spesso e volentieri, sono barboni fortunati. Ce l'hanno fatta, a non finire all'addiaccio, ma conservano i tratti disturbati e l'inquietudine dell'erranza, vagano con gli occhi, sentenziano sul mondo, hanno ossessioni, riti. Ogni giorno corrono il rischio di perdersi, di non trovare più la strada del ritorno».
Ho letto questo libricino per caso, ignaro che esistesse. Stavo cercando El sombrero de tres picos , un altro libro comprato in Adeje, a Tenerife, che in passato ebbi modo di averlo letto già un paio di volte; era un periodo che avevo lasciato l'impresa Sistemas prefabricados di José Vidal per iniziare a lavorare insieme a Mourani Achi Bolus, un ragazzo siriano più vecciho di me come un cinque il quale non l'ho mai chiamato col suo vero nome, entrambi prestavamo manodopera per l'impresa Sismacon. Ma nonostante l’insistenza nel ritrovare il libro in lingua spagnola dovetti rasserenarmi che non lo avrei più rivisto, il libricino o lo rubarono dall'automobile o le ragazze con le quali dividevo l'appartamento lo presero in prestito per farsene chi sa cosa. Tuttavia, nella casualità, fra le dozzine di volumi sparsi negli angoli della stanza, ho notato un libricino che non mi apparteneva. Ed era per l’appunto il libro di Margaret Mazzantini. Il racconto è distante da uno stile di Charles Bukowski, dove al caso del poeta statunitense venne raccontata l’america underground degli anni venti. Nonostante che in entrambi i casi i personaggi dei racconti vivono uno stato di precarietà. Però, l’abilità dell’autrice, se in maniera retorica attinse a un’esistenza vissuta per strada verosimilmente ai romanzi del poeta Bukowski, con un linguaggio diretto, violento e crudo Margaret Mazzantini al protagonista attribuì una profonda riflessione. Volendo anche irreale, ma dovuta al tanto tempo libero che Zorro acquisì dal momento che decide di cambiare stile di vita: il romanzo nel suo contesto è anche ironico perché il protagonista beffeggia quello stile di vita agiato che a sé non tornerà più.
La stesura scritta è un monologo, anche teatrale. Il libro è semplice e scorrevole da leggere. Lo si può consumare d’un fiato, senza pause. Quasi a non volerlo gustare dalla rapidità che si acquisisce pagina dopo pagina. L’abilità della scrittrice, umilmente, in maniera terra terra, mette il lettore di fronte alla notevole indifferenza sociale che si può notare fra le persone incontrate per strada. […] Parla di un uomo che trovatosi al bivio della propria esistenza decide di vivere per strada: abbandonato tutto, la propria vita viene stabilita sulle panchine della città, presso la stazione dei treni. Come molti uomini che conducono ormai un’esistenza da eremita in passato pure il protagonista ebbe una casa, una compagna e un cane: questo stile di vita adottato dal personaggio principale, chiamato Zorro, gli consente di vivere eventi di strada mai programmati. Vive la propria esistenza da spensierato (cosa che mi fece provare anche un po‘ d‘invidia). Avrà modo di osservare le persone con occhi diversi, sempre a causa della sua esclusione sociale: questa evenienza fa sì che etichetterà le persone con un minimo di confort come "cormorani", perché questi hanno un letto dove dormire mentre la sua vita non ha più né un tetto dove potersi riparare dal freddo tanto meno impegni sociali che avrebbero occupato il resto dei giorni vissuti su qualche marciapiede.
Ormai è assodato che con me la Mazzantini riesce sempre a fare centro. È capace di arrivarmi in modo diretto, sincero, non costruito. Come un pugno in pieno stomaco, che a volte fa male, altre volte scuote e stordisce. Perché lei vive il suo essere scrittrice, il suo essere artista, non come una condizione privilegiata, bensì con lo scopo di dissotterrare qualcosa che ci appartiene e che forse è assopito in noi. A costo di essere scabrosa, perché la verità, scabrosa, lo è per natura. La Mazzantini si cala completamente nei suoi personaggi, e anche stavolta non si smentisce. Zorro è il monologo di un senzatetto, il libero flusso di coscienza di un uomo che accetta con dignità la propria condizione di uomo messo ai margini. È un testo dolce e amaro al tempo stesso: si passa dal provare tenerezza all'incazzarsi senza mezze misure; dalla risata alla lacrima e poi di nuovo alla risata. Fermo restando che la finalità di un testo teatrale rimane la messa in scena e non la lettura, Zorro risulta comunque piacevole anche da leggere. Poche pagine, ma potenti ed efficaci.
Zorro è un monologo, d’aria tipicamente teatrale, quindi è asciutto, secco, espressivo. In pochissime pagine ci permette di capire a 360° questo personaggio, anzi questo protagonista. Difatti Zorro non è solo un personaggio, è il protagonista di questo libro, così come il protagonista di una vita sottile che purtroppo passa inosservata a noi durante tutti i giorni. La Mazzantini riesce a descrivere quella che per noi diventa l’esistenza di sottofondo, quella di tanti senzatetto. Ripesca questa vena vagamente alla Bukowski, molto apprezzata, andando a caratterizzare il personaggio di un delirio quasi febbrile. È vita vera, vita pura. Un viaggio nel presente e nel passato di questo uomo che sicuramente rimarrà nei vostri cuori. Consigliato.
Proprio perché è un testo destinato al teatro, temo che questo intenso monologo sia immiserito dalla carta. La trama è densa, anche se soffre, a mio avviso, di un non tanto discreto e paraculo buonismo, ma non decolla mai del tutto. Interessante e sempre attuale la riflessione sul labilissimo confine tra salute e follia, sull’imprevedibilità del click che impalla il sistema e distrugge una vita altrimenti ordinaria.
Mi è stato regalato e consigliato da mia mamma. Devo dire che è stata una lettura veloce e molto piacevole, fa sorridere ma anche riflettere. Puo essere letto sia in spiaggia che sul divano una domenica pomeriggio. Lo consiglio
La storia tristissima di un uomo che si ritrova a vivere nel marciapiede, molto più per scelta che per le circostanze. Una vita normale, un avvenimento tragico e tutto cambia: le prospettive, i ragionamenti, le sensazioni. All'improvviso niente ha importanza e lasciarsi andare e vivere momento per momento è l'unica salvezza. Ci vuole niente per perdere l'equilibrio e ritrovarsi laggiù, all'hotel diurno a farsi una doccia.
“La dignità non è una tessera che te la dà la società civile, e se non ci stai dentro alla società civile perdi la tessera, te la ritirano come il bancomat. No, la dignità è un seme che t’ha messo dentro il Creatore. Una cosa che è solo tua come il seme nei coglioni.”
Breve, brevissimo, però profondo, profondissimo. Il monologo di Zorro, un senzatetto che nella vita ha perso tutto, tranne la sua dignità di persona e la voglia di vivere.
Zorro ci racconta la disumanità della strada, la solitudine di una vita alla ricerca di un luogo dove mangiare, dove lavarsi, dove poter dormire una sola notte con la dignità che ogni essere umano si merita
“Dico solo che normale è una parola storta. Parliamo di frequenze e infrequenze, così mi sta meglio. Diciamo che è infrequente che la gente attraversi a cazzo come me. Io sono un infrequente. Infrequente è bello, è una rarità. È come un fico a dicembre. Io sono un fico a dicembre, una ciliegia a gennaio, una pesca a febbraio …”
In 66 pagine troviamo un personaggio, una persona con più decoro, più rispettabilità di tante altre che si muovono per gli stessi luoghi in giacca e cravatta… un filosofo della strada che a forza di dispiaceri e sfortuna è stato trasformato dalla scuola della vita in un saggio che potrebbe essere ammirato da chiunque…
“La vita è un giorno, uno solo, dall’alba al tramonto, e amen.”
Un libro che ci prende per mano e ci sbatte fortemente, con dolore, con crudeltà ma con molto realismo, dentro quel mondo che vediamo senza guardare, ogni giorno, che preferiamo ignorare o come minimo dimenticare al più presto.
Wow. Mi ha lasciata senza parole questo libricino piccolo e scorrevole, ma molto denso. Caratterizzata dalla scrittura pungente di Mazzantini, questa storia è la storia di come la vita di un essere umano cambia da un momento all'altro; è la storia di uno dei tanti invisibili sui nostri marciapiedi. Ve lo rappresneto meglio con una citazione, e poi, vi consiglio di leggerlo, perchè ne vale assolutamente la pena; perchè questo libro, questa storia, come tutte le storie di Margaret Mazzantini, sanno lasciare tanto, perchè lei sa usare le parole come pochi scrittori sanno usarle. E cinque stelle sono pure poche quando per tanto tempo ti disabitui a leggere storie di una tale intensità.
"Ma resta, sai, qualcosa resta, in quest'aria davanti a noi, tra queste gambe che ci passano davanti come pensieri. Ti sembra che è finito, è finito tutto, t'hanno pure fregato le scarpe, i documenti, che quando arrivi sulla strada sei carne alluvionata... Poi arriva lo strano, una mattina ti svegli e t'accorgi che un po' di vita ti è tornata dentro, magari dal buco di un sogno, o dal buco di una bottiglia. Ti scacci una mosca dalla fronte, che fino a un attimo prima la lasciavi stare. Apri gli occhi e sei neo-nato, nel basso, nella merda, ma sei neo-nato. E questa vita la rispetti più dell'altra. Sei piccolo, bisognoso, ma già sapiente. Non ti fregano più con il superfluo, con i fuochi d'artificio. Hai in mano un nocciolo di pesca, chiudi il pugno, è tutto quello che ti serve."
Un libro che mi ha fatto compagnia in un pomeriggio "un po' così". Mi è piaciuta molto l'introduzione della scrittrice. Il resto è un monologo teatrale pensato per il marito attore Sergio Castellitto, che dentro di me ha prestato il volto al protagonista.
Alcune frasi che ho sottolineato...
Scrivere è un lavoro da sfaccendati, ogni motivo è buono per mollare, per uscire dalla clausura. Esci con la scusa di una cartuccia d'inchiostro per la stampante e ti perdi a zonzo. E questo bighellonare certe volte ti premia, fai l'incontro giusto, qualcuno o qualcosa che ti porterai dietro.
Ogni tanto viene voglia di stendersi sul guanciale dell'abbandono, di dire: ma sì, voglio essere molle e cagionevole, stupido e disdicevole. Voglio sputtanarmi, non ce la faccio più a tenere il punto fermo, la bussola orientata sulla rotta della decenza.
Gli artisti, spesso e volentieri, sono barboni fortunati. Ce l'hanno fatta a non finire all'addiaccio, ma conservano i tratti disturbati e l'inquietudine dell'erranza, vagano con gli occhi, sentenziano sul mondo, hanno ossessioni, riti. Ogni giorno corrono il rischio di perdersi, di non trovare più la strada del ritorno.
Dentro di ognuno di noi, inconfessata, incappucciata, c'è questa estrema possibilità: perdere improvvisamente i fili, le zavorre che ci tengono ancorati al mondo regolare.
La Mazzantini, di cui ho letto Non ti muovere, ha uno stile che cattura. Prossimamente mi piacerebbe tornare a leggere un suo libro.
Un monologo originariamente scritto per essere recitato a teatro da Sergio Castellitto e poi pubblicato come romanzo breve a se stante. Zorro è "un eremita da marciapiede", un vagabondo senza tetto che si trascina per il centro di Milano con un guinzaglio al collo, immerso nei suoi ricordi e nei suoi vaneggiamenti. Non chiede, non supplica, guarda negli occhi i "cormorani"- le persone che hanno una casa, un lavoro, una famiglia che invece lui non ha più - che ne sono intimoriti. Zorro non è nato senza un tetto: aveva una famiglia, una moglie, una madre apprensiva, un impiego stabile. Poi un incidente con l'auto, un ragazzo distratto come vittima che gli lascia il cane, la depressione, l'impossibilità di tornare al lavoro, alla vita di ogni giorno. L'esistenza scivola su un piano inclinato e ci si ritrova ai margini. Breve. Crudo. Amaro. Può capitare a ciascuno di noi il destino di Zorro. Tre stelle e mezzo
Premetto di non amare i monologhi e i flussi di coscienza e di avere un rapporto conflittuale con le opere di Margaret Mazzantini. Detto questo, la storia di Zorro, senzatetto un po' scorbutico, non è male. Era sempre stato un uomo comune, dall'infanzia serena, con un lavoro e una moglie, finché una telefonata non ha sconvolto tutti gli equilibri, facendogli decidere di allontanarsi da tutti, anche dal legame forte con la sorella Nanda. Adesso vive per strada, ma non allunga la mano per chiedere aiuto, si reca dalle suore per i pasti di cui necessita e ogni tanto fa anche una doccia per togliersi di dosso l'odore di "selvatico" e, dal piccolo cantuccio in ombra nel quale si è rifugiato, osserva l'umanità che lo circonda. È un breve testo, pensato e scritto per il teatro e credo che, in quel contesto, sia destinato a rendere molto di più!
Zorro. Un eremita sul marciapiede di Margaret Mazzantini - Ed. Mondadori - 66 pagine
Intenso. Schietto. Teatrale.
E se quella telefonata - quella che ti sconvolge completamente la vita e non in senso positivo - arrivasse a noi? Se da domani scavallassimo la linea della “normalità” e della convenzionalità dei nostri giorni, che ne sarebbe di noi? Zorro vive al di fuori dal sistema e vede bene quanto siamo ridicoli col nostro correre, coi nostri telefoni sempre in mano e le persone sempre più distanti. Viviamo in bilico sul filo del destino e spesso non ne siamo consapevoli.
E’ da molto che non leggo la Mazzantini e mi ero scordata quanto il suo stile mi appartenga, quanta vita riesca a mettere sulla carta. Zorro è un inno alla vita semplice, ai contenuti e non al contenitore e indubbiamente come monologo teatrale, scopo originale dell’opera, è perfetto.
Una manciata di pagine che si leggono in una serata eppure lasciano molto su cui riflettere, sulla vita, sulla libertà e sul desiderio di evasione e di anticonformismo che tutti nutriamo.
Non fa per voi se non siete disposti a guardare dietro le apparenze.
completamente sconosciuto, mai visto, trovato per caso mentre spulciavo la libreria dell'ecotecnica é uno dei libri della challenge 7 libri in 7 giorni il protagonista, Zorro, é autoironico e non si vergogna di vivere come un vero e proprio eremita sul marciapiede, racconta delle scelte che l'hanno portato ad essere cosí un barbone che non chiede elemosina. uno stile di vita avventuroso racconta della sua vita dei suoi amori della sua famiglia e del suo cane questo fa di Zorro un uomo che non teme la strada
Il protagonista è una persona che vive per le strade, disillusa e sarcastica. Il suo soprannome, Zorro, ha un significato molto più profondo di quanto non appaia all'inizio. Per quanto corto, questo libro riesce a trasmettere le gioie e i dolori di una giovane vita che ha preso una direzione "diversa" dallo standard. La forma di monologo teatrale permette una totale immedesimazione, il che fa fare qualche risata e lacrime a profusione. Si legge in massimo due ore, quindi se stai valutando la lettura, buttati, o come direbbe Zorro, salta!
Mazzantini è delicata e insieme schietta. Come Zorro, il personaggio di questo libricino che mi ha tenuto compagnia in questi due giorni, durante i viaggi in metro. Di Zorro ne vedo tanti, troppi, si direbbe. Ogni giorno. Le città ne sono piene. Zorro è un senzatetto. È anche un filosofo. È un uomo. Un uomo che evitiamo perché rappresenta, fondamentalmente, le nostre paure. Piacevole lettur-ina.
Dalla prefazione: "Zorro mi ha aiutato a stanare un timore che da qualche parte appartiene a tutti. Perché dentro ognuno di noi, inconfessata, incappucciata, c'è questa estrema possibilità: perdere improvvisamente i fili, le zavorre che ci tengono ancorati al mondo regolare. "
Bellissima storia di Zorro, un eremita sul marciapiede. Lo consiglio
Rispetta le sue premesse e risulta in tutto e per tutto un monologo scritto per un uomo. Niente di male nella cosa in sé, forse è il modo un tantino adulatore di far passare a tutti i costi il protagonista per una vittima che me l'ha reso a tratti noioso da recepire.
Libro particolare, mi ha fatto riflettere su tante tematiche che noi diamo spesso per superflue e scontate. La scrittura è abbastanza veloce essendo un testo teatrale. Consiglio questo libro a chi vuole leggere qualcosa di diverso. Nel complesso mi è piaciuto ma non mi sento di dare più stelle.