In ognuno di noi, anche in quelli che fortemente la ripudiano, sopravvive o prospera il fascino della violenza. Più o meno controllata nei toni di un dibattito pubblico, evocata e mitizzata nelle forme artistiche, imbrigliata nei regolamenti degli sport di contatto: dal punto di vista del fruitore dello spettacolo violento, al riparo nella sua safe zone, la violenza è in qualche modo tollerata perché lontana, apprezzata perché normata. Il pugilato è forse l’incarnazione di questo sentimento e Gladiatori di Antonio Franchini ne è il racconto: storie di pugili e combattenti, che raccontano i round del loro riscatto sociale, attraverso i guantoni e il sudore dell’allenamento.
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