Da oltre un decennio la storiografia italiana sul fascismo si dibatte tra la crisi irreversibile del paradigma interpretativo «antifascista» e la manifesta labilità euristica delle categorie metodologiche proposte da Renzo De Felice e dal suo tentativo di «revisionismo storiografico». Lo sforzo che ha guidato l’elaborazione di questo volume è indirizzato a superare questa polarità, partendo da due presupposti; innanzitutto che il fascismo rappresenta un caso emblematico di totalitarismo imperfetto, dove i nessi tra potere e società si rivelano più complessi e articolati di quanto comunemente non si pensi; secondariamente che la categoria del «consenso» al regime può essere utilizzata solo in chiave problematica e aperta all’interno di un’indagine che privilegi lo studio dei processi di mobilitazione e di ricomposizione sociale indotti dall’industrializzazione e dalla modernizzazione. È in questa chiave che il saggio si sofferma ad analizzare i rapporti tra classe operaia e stato fascista nella metropoli lombarda dalla guerra mondiale agli scioperi del ’43. Ne emerge un quadro di fenomeni ricco e dinamico nel quale trovano una nuova pregnanza storica il sindacalismo fascista e il sistema di relazioni industriali, come strumenti contraddittori del controllo sociale e di una precaria nazionalizzazione delle masse. Un contributo originale e stimolante, dunque, all’elaborazione di quella storia della società italiana durante il fascismo che ancora manca nel panorama degli studi storici italiani.