En décidant de regrouper et de publier, en 1925 et en 1932, une partie de sa production critique sous le titre The Common Reader , Virginia Woolf rompt une tradition consistant à s'adresser à un public restreint de critiques littéraires et autres universitaires, auquel le titre d' essai, souvent pompeux, renvoie irrémédiablement à une frange de la population lettrée, exact opposé de ce que l'immense auteur souhaitait. De ce travail critique, réalisé en grande partie sur commande et publié dans la presse, Virginia Woolf désirait qu'il s'adressât plutôt au lecteur commun , afin que chacun puisse, à sa guise, lire entre les lignes, et s'extraire du filtre journalistique en vigueur. Ce faisant, Virginia Woolf attribue au genre de l'essai une place importante dans le cheminement vers la modernité, tout en lui conférant une valeur démocratique. Avec cette parution inédite, l'éditeur et le traducteur ont choisi de s'attarder sur les critiques les plus percutantes, enthousiasmantes et même étonnantes d'une Virginia Woolf au sommet de son art, le tout, à un tarif accessible et bien entendu, en édition bilingue anglais-français. En ressortent des écrits vifs et piquants, pour notre plus grand bonheur.
(Adeline) Virginia Woolf was an English novelist and essayist regarded as one of the foremost modernist literary figures of the twentieth century.
During the interwar period, Woolf was a significant figure in London literary society and a member of the Bloomsbury Group. Her most famous works include the novels Mrs. Dalloway (1925), To the Lighthouse (1927), and Orlando (1928), and the book-length essay A Room of One's Own (1929) with its famous dictum, "a woman must have money and a room of her own if she is to write fiction."
Una deliziosa raccolta di brevi scritti e brevi brani di Virginia Woolf a proposito di Jane Austen. Quando Virginia Woolf riflette su Jane Austen, in realtà riflette su un'autrice troppo spesso sottovalutata perché donna, perché autrice di libri sulle donne e su argomenti "femminili". Tra le più chiare prove di scrittura nel XVIII secolo c'era anche Jane Austen, e questo la Woolf lo sapeva bene, questo libro lo dimostra.
Natale in estate, almeno per me: 50 pagine di Woolf che parla dello stile e della tecnica di Austen, e lo fa con la sua prosa sempre elegante ed evocativa. L’analisi offre a Virginia lo spunto per ulteriori riflessioni: quali sono le difficoltà incontrate dalle donne che scrivono? Perché Jane Austen scrive romanzi strutturalmente diversi da quelli delle colleghe, e così ben riusciti da essere diventati immortali? Cosa la rende speciale? I motivi sono sostanzialmente quattro: 1️⃣ È sé stessa (non cerca di scrivere “come un uomo”, non cede alle pressioni esterne, non lascia traccia degli ostacoli e delle difficoltà che incontra quotidianamente) 2️⃣ La sua satira non risparmia nessuno, ma non è mai amara (a differenza di quanto accade con Charlotte Brontë, sotto la superficie delle sue frasi non ribolle la rabbia, solo una divertita consapevolezza dei difetti e delle mancanze altrui) 3️⃣ Parla di situazioni apparentemente banali ma riesce a coinvolgere emotivamente i lettori (invita "ad aggiungere quello che manca", vedi il punto 4) 4️⃣ Anche se si tiene alla larga da entusiasmi e sentimentalismi non ne nega l'esistenza (in particolare in Persuasione, dove sembra aver scoperto “che il mondo è più vasto, misterioso e romantico di quanto aveva creduto”) Bonus: non ci sarebbe stata nessuna Jane se non l'avessero preceduta altre donne ormai dimenticate ("i capolavori non sono frutto di un unico individuo solitario, ma il risultato di molti anni di pensiero comune").
Grande la Woolf che parla della grande zia Jane; sempre una goduria
Una delle fate, che vegliano sulle culle, deve averla condotta in un viaggio intorno al mondo appena nata. Tornata nel lettino, non solo Jane conosceva com’era fatto il mondo, ma aveva pure scelto il suo posto. Aveva deciso che, se doveva occupare quel territorio, non ne avrebbe desiderati altri. Dunque, all’età di quindici anni si faceva ben poche illusioni sul prossimo e nessuna su di sé.
L’enorme attività intellettuale che alla fine del XVIII secolo si sviluppò tra le donne – le discussioni, gli incontri, i saggi su Shakespeare, le traduzioni di classici – trovava fondamento nel fatto che le donne potessero guadagnare scrivendo. Il denaro nobilita ciò che è frivolo se non pagato.
“One of those fairies who perch upon cradles must have taken her a flight through the world directly she was born. When she was laid in the cradle again she knew not only what the world looked like, but had already chosen her kingdom. She had agreed that if she might rule over that territory, she would covet no other. Thus at fifteen she had few illusions about other people and none about herself. Whatever she writes is finished and turned and set in its relation, not to the parsonage, but to the universe. She is impersonal; she is inscrutable. (…) Her gaze passes straight to the mark, and we know precisely where, upon the map of human nature, that mark is.”
Con grande maestria Virginia Woolf descrive la figura letteraria della straordinaria Jane Austen analizzando con effervescente verve le opere della scrittrice inglese. Peccato! Che si legge in un lampo.