Non è un libro brutto, ma non è neanche bello, non è una di quelle letture che ti restano dentro, che ricordi anche a distanza di anni per la loro bellezza, la loro storia appassionante, i personaggi indimenticabili... no, questo una volta chiuso lo dimentichi subito e a dirla tutta anche durante la lettura non è che prenda chissà quanto.
Non mi ha lasciato nulla, lo leggevo e a volte mi ritrovavo a pensare a tutt'altro, non provavo nessuna sensazione durante la lettura, né irritazione né piacere.
Il libro è scorrevole e lo leggete davvero in un soffio, è scritto grande ed ha le pagine molto spesse, così che sembra un bel tomo quando invece è un libretto abbastanza piccolo: inoltre, benché lo stile dell'autrice non mi sia parso chissà che, non è malvagio e non annoia.
Quindi se volete un libro senza infamia e senza lode per occupare qualche ora, va anche bene anche se c'è molto di meglio in giro; se però state cercando un libro per comprendere la condizione delle donne afghane o i modi di vivere in quei paesi o anche solo una storia toccante e commovente di ribellione contro le oppressioni beh... questo è il libro sbagliato.
Anche se Roberta Gately è stata in Afghanistan come infermiera e quindi ha vissuto in prima persona quest'esperienza, in questo libro non ho sentito nessun coinvolgimento, l'ho trovato freddo, troppo didascalico e descrittivo, senza pathos né emozione.
I personaggi, a parte un paio come Parween e Raziq, mi sono sembrati piatti, senza spessore, non sono riuscita a sentire nessuna empatia con loro e neanche a provare simpatia o interesse per le loro vicende.
Elsa, l'infermiera protagonista, è un personaggio abbastanza odioso: non ho mai avuto l'impressione che fosse andata in Afghanistan mossa da un sincero desiderio di aiutare gli altri, ma mi è sembrato che l'avesse fatto solo per dimostrare a tutti il suo valore e per sfuggire alla monotonia della sua vita a Boston.
Non cerca mai concretamente di capire il paese in cui si trova, crede che tutto sia bello e facile finché non sbatte contro le difficoltà e anche in quei casi raramente reagisce in modo forte e propositivo, spesso si limita a farsi trasportare dagli eventi.
La sua storia d'amore con il soldato Mike, poi, l'ho trovata francamente inutile: dalla metà del libro in poi ci sono capitoli dedicati solo alle loro faccende che tolgono spazio alla storia.
C'è ben poco Afghanistan in queste pagine.
La storia di Parween è l'unica parte veramente interessante e mi è piaciuta davvero molto, ma non riesce a riscattare il risultato finale piuttosto deludente.
Peccato, le premesse erano interessanti.
Voto: 5/10