Siamo agli albori del primo conflitto mondiale in questo bel romanzo di Elizabeth Von Armin intitolato “Cristoforo e Colombo”, dove le gemelle Anna Rose e Anna Felicitas Von Twinkler sono due ragazze tedesche orfane di entrambi i genitori che vengono affidate alle cure dell’inglese zio Arthur e consorte. Eh no, soluzione a dir poco inaccettabile per l’insofferente zio: le giovani sono tedesche, praticamente il nemico, e non può in alcun modo tenersele in casa.
Nemmeno il tempo di abituarsi al nuovo tetto famigliare, che le due sorelle vengono imbarcate: sì, mandarle in America è l’unica scelta auspicabile, se ne occuperanno altri amici di famiglia.
Durante la traversata oceanica Anna Rose (soprannominata Cristoforo) e Anna Felicitas (Colombo) conosceranno il gentile Mr. Twist, un ingegnere che ha fatto fortuna inventando la teiera con beccuccio salvagoccia, “più famosa e usata della Bibbia, nelle case degli americani” come verremo presto edotti dall’autrice stessa.
Nello slancio di fare del bene, Mr Twist ha tuttavia mal considerato le conseguenze del familiarizzare troppo con le gemelle: naif, un po’ saccenti, quasi totalmente sprovviste di tatto, le Von Twinkler si ritroveranno, una volta sbarcate, ad affrontare avventure e disastri sotto l’ala protettiva dell’ingegnere che le considera alla stregua di sante reliquie. Prima cosa da fare, certo eliminare il “Von” dal cognome delle due sorelle: per un paese come l’America che si appresta ad andare in guerra, certo non è l’ideale presentare le due avvenenti giovani come tedesche ..
Elizabeth Von Armin è un’ autrice che adoro: nata in Australia nel 1866 ha viaggiato praticamente ovunque e i suoi scritti sovente ne traggono vantaggio – Inghilterra, Francia, Svizzera, Stati Uniti per citarne alcuni– qui si avvale della consueta arguzia per delineare i contorni di una situazione molto originale.
Siamo in piena Prima Guerra Mondiale e i tedeschi da apprezzati vicini sono diventati emblema della prepotenza bellica. Dalla felice condizione di figlie amate e venerate, le (Von) Twinkler si ritrovano mal volute e sballottate come pacchi posta indesiderati da un capo all’altro del globo, senza forse avere neanche il carattere per comprendere tutte le sfaccettature del delicato periodo storico in cui versano (l’autrice le ha delineate a mio parere un po’ sulla falsa riga di Pollyanna e Anna Shirley: io le definirei “dolcemente sconnesse dal mondo”).
Tralasciando la prima parte un po’ corposa e prolissa, a volte è il tratto archetipo della Von Armin, dalla seconda metà il romanzo prende forza e prosegue sorretto da quella magistrale abilità dell’autrice di descrivere qualsiasi tipo di situazione con sagacia e ironia, certo aiutata dall’incredibile propensione alla scrittura (la Von Armin scrive benissimo, è innegabile), terminando infine con un piacevole happy ending.
Argute e piacevoli, le letture della Von Armin sono come bignè da gustare uno dietro l’altro, accompagnati da un po’ di thè, e con il dovuto spazio da lasciare tra l’una e l’altra, per non incappare in quell’ indigestione che ne precluderebbe il piacere.