La Galli Holding ha provato a espandersi. Ha vinto un appalto, i lavori inizieranno presto, ma la stretta delle banche si fa sempre più feroce. Il vecchio proprietario rischia molto a causa di imperscrutabili regole bancarie, di tassi di interesse che gli lievitano sotto gli occhi e di finanzieri senza scrupoli, e con il signor Galli rischiano anche i suoi muratori, ingegneri, manovali, contabili. L'avvocato Pugliatti è a un punto morto della sua carriera. Troppo idealista, s'è bruciato i clienti migliori, mentre i privati che continuano a rivolgersi a lui finiscono spesso per non pagare la parcella. La crisi economica attanaglia anche loro, come l'intera società: è il denaro, ormai, a mancare, drenato quasi tutto nelle pance delle banche, che fanno affari su affari speculando sui proventi del lavoro reale delle aziende. "L'ultimo cliente" è un legal thriller attualissimo che, coi ritmi d'un romanzo d'azione, racconta la quotidianità senza prospettive dell'oggi, l'avidità e la scaltrezza delle strutture finanziarie e di come si possa ancora provare a salvarsi, piegando la legge a proprio vantaggio.
È uno degli avvocati italiani più stimati in campo societario e finanziario. Già autore di numerose pubblicazioni in materia giuridica, ha esordito nella narrativa con L’ultimo cliente (Baldini&Castoldi, 2016). BitGlobal è il suo secondo romanzo.
Lettura impegnativa ma piuttosto interessante. Caliceti ha il merito di rendere comprensibili concetti ostici dell'economia e della finanza. Mi ha coinvolto davvero da metà in avanti, e alla fine si resta con l'amarezza nel pensare che le vicende descritte nel libro non sono pura fiction ma, ahimè, accadono veramente.
Bellissimo e terribile. D'accordo la licenza letteraria ma ogni romanzo ha alla base una verità e questa è allucinante per il semplice motivo che nella realtà, a differenza della finzione, non c'è un lieto fine ma una costante presa in giro del cittadino che troppo spesso soccombe schiacciato dal potere del denaro. C'è da domandarsi se, dopo la morte, sopravviva solo il dio denaro.
Nonostante l'aridità e la difficoltà, per certi versi, della materia trattata (finanza, banche, subprime, standstill...), il libro è molto interessante e diventa ben presto coinvolgente. Dopo un inizio appunto 'tecnico' per introdurre la materia, la storia diventa avvincente quando entrano in gioco sentimenti personali, amicizia e prospettive per il futuro. L'avventura di Pugliatti e Galli in Libia fa decollare davvero la storia. Da lì in poi ho letto il libro con un crescendo di ansia e di aspettativa. Il finale è assolutamente in linea con la personalità del protagonista principale, l'avvocato Pugliatti, anche se non manca il risvolto umano. Fa però impressione pensare quante vite siano state rovinate alla stessa maniera descritta nel romanzo.
Un giallo particolare, quello di Caliceti, nel panorama della narrativa italiana. Si racconta di banche, speculazioni commerciali, Libia e mafia, Lussemburgo e avvocati senza scrupoli. Una narrazione che si districa tra l'intreccio vero e proprio e la spiegazione di alcuni elementi di finanza per poter comprendere quello che sta accadendo. Se leggere un trattato di economia è per me quanto più noioso ci possa essere, Caliceti riesce bene a spiegare alcuni dei concetti della finanza senza appesantire eccessivamente il racconto e il quadro che ne viene fuori risulta assolutamente credibile. Il narratore ha fatto un buono lavoro a livello di ritmo e di interpretazione, anche se talvolta, specialmente nelle spiegazioni di cui sopra, la voce risulta un poco artefatta (d'accordo che si sta uscendo dalla trama tout court, però un minimo di brio in più non avrebbe guastato a mio avviso). Sicuramente un ascolto non semplice per chi è totalmente a digiuno di scienze economiche, ma certamente un'ottima introduzione a questo mondo. Senza svelare nulla, molto preziosa la penultima scena del romanzo che vede il protagonista a dialogo con un collega: parole molto attuali e terribili nella loro sincerità.
Un libro con chiari e scuri; partendo dai primi, si deve riconoscere all'autore il coraggio di essersi misurato con un genere praticamente inesistente in italia, il thriller legale-finanziario, e di avere fatto un rispettabile lavoro di debutto. Inoltre, la storia si svolge in modo abbastanza interessante, nonostante alcuni punti deboli di cui parlo qui sotto. Innanzitutto, la storia: pur riconoscendo la bontà del soggetto (e il suo realismo), essa risulta abbastanza slegata: a metà c'è una lunghissima sezione dedicata ad un affare in Libia, che poi si rivelerà, nel contesto generale, piuttosto marginale; ci sono poi varie digressioni qui e là, lunghe e un po' verbose. Il libro ha spesso un tono didattico (per non dire didascalico) su materie tecniche, legali e finanziarie; per spiegare tali tecniche, l'autore alterna pure descrizioni teoriche, che a volte fanno sembrare il libro un testo scolastico, mentre a volte ricorre ad un artificio narrativo un po' barocco, quello cioè di affidare tali spiegazioni ad un dialogo tra personaggi; questo meccanismo, un po' lezioso, trasforma in ruoli di maestro e allievo personaggi che dovrebbero essere profondi esperti della materia, rendendo alcuni dialoghi piuttosto forzati. Ogni tanto poi il racconto scade in qualche luogo comune ("il prosciutto non è più quello di una volta") a cui si aggiunge un frequente, e alla fine abbastanza fastidioso, proliferare di anglicismi nel testo (che fanno suonare i personaggi come dei moderni Azzaeccagarbugli...). Nel complesso, comunque, un libro semplice e leggero, più che leggibile.