‘Rajah’ è un romanzo storico che narra le avventure di George Thomas, irlandese sbarcato in India con lo scopo di arricchirsi e diventare rajah, e Joao Saldanha, medico portoghese che vaga per tutto il continente alla ricerca di una reliquia che lo liberi dall’Inquisizione. Entrambi questi personaggi (solo il primo storicamente esistito) sono alla ricerca di qualcosa: da un lato la gloria e la ricchezza, ottenuta attraverso innumerevoli battaglie e con la prova della propria abilità bellica; dall’altro la verità e la religione, in quanto il maggior desiderio di Saldanha è proprio rivelare o meno l’esistenza di un Dio (sia egli Allah, Shiva e gli dei indù o il Dio dei cristiani). La ricerca di entrambi incontra ostacoli, ma raggiunge la meta finale. Thomas diventa rajah, ma dopo poco tempo è costretto dai Britannici a rinunciare alla sua posizione in cambio di denaro, mentre Saldanha si reca in un tempio in cui forse riuscirà a tenere a bada i suoi demoni interiori. Così l’irlandese morirà per febbre prima di poter fare ritorno in Irlanda e il portoghese sarà catturato dai membri di una setta religiosa che lo credono la reincarnazione di un dio. Secondo la credenza, soltanto facendo a pezzi il corpo mortale in cui è intrappolato, il dio potrà tornare libero.
Il vero protagonista del romanzo, però, resta l’India, con le sue innumerevoli tonalità di verde, i suoi paesaggi, i templi e i palazzi dei signori, ma soprattutto la sua grande varietà di popoli in continua lotta per il potere.
Citazioni:
1. Meglio essere uomo per 3 giorni che un fantasma in eterno, meglio cacciare la tigre che badare ai polli. Meglio bastonare i cobra che impastare i vermi, meglio l’acciaio per ore che il cuoio per anni, meglio essere qualcuno per un giorno che uno qualunque per sempre. Non farsi mordere; essere quello che morde. […] Non essere calpestato, ma schiacciare. [Cit. Nawaz Shah].
2. Nel corso degli anni imparò molto sul mondo che, a quanto diceva sua madre, era una sfera. Le persone che si trovavano dall’altra parte erano appese a testa in giù? Il parroco al contrario sosteneva che si trattasse di un disco, anche se agli scienziati poteva apparire come una sfera. George cercò di trovare la soluzione migliore: si immaginò un disco che Dio avesse avvolto intorno a una sfera, e considerò a lungo il mondo come un salsicciotto. All’interno della salsiccia c’era, naturalmente, l’Inferno: quando si prende una salsiccia dalla padella, infatti, fuori si raffredda rapidamente, ma dentro rimane rovente. L’India doveva trovarsi piuttosto al centro, che diventava incandescente con grande rapidità.
3. Penso che siamo tutti folli, chi più chi meno, ma i peggiori sono quelli che sono abitati da un Dio. Non c’è nulla di più orribile di quello che la gente fa a se stessa e agli altri in nome degli dei.
4. Di tanto in tanto cercava di immaginarselo, il tempo: a volte se lo rappresentava come una catena di pietre dure, attorcigliata, a volte come un piano inclinato lungo il quale tutto scivola in modo inarrestabile. In alcune occasioni gli appariva come un serpente: il serpente del mondo che si morde la coda; il serpente il cui morso arreca a tutti morte e distruzione. Nelle ore più serene, il tempo per lui era semplicemente un nastro appiccicoso sul quale gli uomini si dibattevano come insetti sulla carta moschicida, mentre gli dei, che si dibattevano in modo altrettanto disperato, cercavano di rendere divertente la loro eternità solitaria intrecciando nodi e fiocchi nel nastro.
5. Uno rinuncia alla noia per ottenere ricchezze con cui procurarsi comodamente altre forme di noia. La noia come cause ed effetto, punto di partenza e d’arrivo.
6. Se gli esseri umani si fossero dedicati abbastanza a lungo a fabbricarsi dei, forse gli dei un giorno avrebbero cominciato a vivere. Non era forse così per tutte le altre cose escogitate dagli uomini? Una poesia, una canzone, create da una persona e tramandate da una moltitudine, si separano dall’autore, acquistano vita propria e viaggiano per il paese; una guerra condotta da un principe, inizialmente qualcosa di irreale, colpisce gli animi delle persone che ne devono soffrire le conseguenze peggiori e prende corpo, un corpo orribile. Un dio, inventato da un sacerdote, popola ben presto le menti di migliaia di persone, genera idoli subalterni che portano il suo nome e si differenziano da lui soltanto nella misura in cui ogni fedele associa, al nome di un dio, qualcosa di diverso. Oppure gli Stati, brandelli assurdi di un continente, solitamente non delimitati né da montagne né da distese d’acqua, popolati da genti che differiscono ben poco dai loro vicini e dove la lingua parlata nel primo villaggio da questa parte del confine è spesso più simile a quella del primo villaggio dall’altra parte del confine che agli idiomi impiegati nell’entroterra o nella propria capitale. Ma un paio di persone si sono messe d’accordo per considerare quel fazzoletto di terra come patria e per ritenerlo più importante di ogni altro; e ben presto gli abitanti di quella terra sono disposti a versare il proprio sangue per la sacralità di quelle poche miglia quadrate. Che cosa è più strano: che le cose vadano così o che nessuno le trovi assurde?
7. “Non è pietà, principessa. Vuoi chiamarlo amore?” “Amore? Il mondo non è il luogo adatto”