"Expresar y oír juicios en torno a lo bello y a lo feo forma parte de nuestra experiencia común. Y, sin embargo, si nos preguntamos sobre su exacto significado, nos sería muy difícil escapar a la embarazosa conclusión de que apenas tenemos una intención pobre, vaga y difícilmente articulable de tales conceptos."
Estas palabras, con las que Remo Bodei inicia su libro, marcan con claridad el punto de partida de la colección Léxico de estética. Los libros contestan, de forma sencilla y rigurosa, las cuestiones que la estética plantea, los conceptos que usamos de forma habitual, las actividades artísticas y las tradiciones culturales. Analizar el fondo de estos problemas y ofrecer una información adecuada, a la vez que personal, es la pretensión de la serie Léxico de estética.
[IT] Nato a Cagliari nel 1938, si laurea in filosofia all’Università di Pisa. Attualmente insegna presso l’Università di California a Los Angeles (dal 1992) e ricopre la cattedra di Storia all’Università di Pisa. Oltre a numerosi articoli e traduzioni, tra le pubblicazioni più recenti figurano, tra gli altri, Le forme del bello (Il Mulino, 1995), La filosofia nel Novecento (Donzelli, 1997), Una scintilla di fuoco. Invito alla filosofia (Zanichelli, 2005) e Paesaggi sublimi. Gli uomini davanti alla natura selvaggia (Bompiani, 2008). Più recentemente la sua ricerca filosofica si è orientata sul tema del desiderio, ovvero sulla funzione delle passioni volte al conseguimento di migliori condizioni di vita.
Ottimo e agile saggio, il primo della serie Lessico dell'Estetica ideata e curata da Remo Bodei. Il grande filosofo apre questa impresa editoriale dedicando pagine chiare, rigorose e ispirate al tema fondamentale dell'estetica, cioè il "Bello". La trattazione procede su un piano storico-categoriale, individuando 7 principali modelli, in una interpretazione ricca e fertile dell'idea di bellezza - dall'ideale classico basato su armonia delle parti e perfezione formale (di platonica memoria) fino alla crisi moderna del rovesciamento di ruoli tra brutto e bello. In particolare, interessante e originale è il quarto capitolo dove lo sviluppo storico di questi concetti sono rivisti dal punto di vista del rapporto tra Brutto e Bello, tutt'altro che scontato e banale.
Dall'analisi risulta una visione dell'estetica e dell'arte con la quale concordo in pieno: il bello è un luogo inclassificabile, una zona in cui non siamo mai stati ma che ci sembra di conoscere da sempre, una frontiera che bisogna sempre superare - un'arte "dinamica", in continuo divenire in opposizione ad un arte statica, superficiale, consolatoria, fatua. E l'elemento essenziale diviene quindi la creatività, cioè lo sconvolgimento degli schemi e degli stili abituali che ci porti verso quel qualcosa di nuovo che ci sembra di aver sempre conosciuto.
"...le grandi opere d'arte condensano all'estremo in forme "belle" il loro dirompente mondo di senso, lo comprimono fino a provocare idealmente, al loro contatto, l'esplosione dei vari significati e lo scatenamento dell'emozione. Ed è, forse, proprio per questo che l'opera d'arte mantiene la razionalità in tensione, evitando il suo inaridimento in una logica piatta, non agitata da interni squilibri o conflitti, e lasciando, invece, che i prepotenti agglomerati di senso in essa contenuti si facciano strada da soli, si scompongano e si sviluppino per molte vie".
Uno dei libri su cui ho lavorato per completare la mia tesina di maturità. La storia della bellezza intesa come estetica (ma non solo) e la ricerca di un ideale di bellezza oggettiva. Un saggio che passa attraverso storia, cultura e società per arrivare a definire ciò che è bello e soprattutto ciò che significa 'essere bello'.