Simenon disegna spesso ritratti di personaggi benestanti. Sono persone arrivate alla ricchezza a prezzo di sacrifici immani e abbrutimenti indicibili. Hanno sempre alle spalle un incoffessabile crimine, quasi a indicare che la ricchezza tragga origine necessariamente dall'infrazione delle regole civili. Iniziatori di imperi economici, prime generazioni di dinastie borghesi, baciate dal successo piu' o meno effimero. Anche il personaggio di Dieudonne' Ferchaux, tratto dalla cronaca, ha i crismi del ricco simenoniano. Fondatore di una colossale multinazionale, si ritrova sotto scacco a causa di un incombente processo per omicidio plurimo. Seppur ricchissimo e potente come e piu' di un Primo Ministro, vive volontariamente come uno sbandato, in provincia, all'interno di improbabili ruderi di ville. La ricchezza non e' mai stata per lui il fine ultimo. L'intrapresa, l'epopea coloniale africana della costruzione di un sogno a qualsiasi costo, sono stati i veri motori delle sue azioni. Tutto emerge chiaramente per contrasto con Michel Maudet, un giovane spiantato che gli si offre come suo nuovo segretario. E' un ragazzo volitivo, intraprendente e spregiudicato come lo era Ferchaux da giovane, con una differenza fondamentale, decisiva. Lo precisa il vecchio Dieudonne': non vanno confuse la forza, la spietata volonta' di ottenere a qualsiasi costo un grande risultato, con quella che non e' altro che avidita', fretta di arrivare a una rapida soddisfazione dei propri desideri. Sembra che Simenon indichi la differenza tra una certa grandezza del male, che da comunque frutti, anche avvelenati e la banalita' del male, che non e' altro che gretta e priva di scrupoli autoaffermazione (viene in mente in altro contesto un "grande cattivo", l'Innominato manzoniano, malvagio ma non meschino).