Quattro amiche, Valeria Parri pubblico ministero alla Procura di Firenze, Erika Martini ispettore di polizia presso la questura, Giulia Gori giornalista e Monica Giusti commercialista, si trovano per caso a indagare insieme sul caso di omicidio di una giovane donna africana, Rosaline George. La donna è ospite di una villa gestita dall'associazione Arcobaleno che, dopo avere vinto un appalto del Comune, accoglie extra-comunitari appena giunti in Italia fino all'ottenimento dei permessi. Ma dietro il paravento di un'attività umanitaria si nascondono traffici orribili, e quando la giovane Samirah, altra ospite del centro alla quale è stata rapita la figlia, decide di reagire, la situazione esplode... Quattro donne, con le loro vite felici e infelici come quelle di tutte, a volte realizzate, a volte frustrate, con le loro storie sentimentali difficili o apparentemente appagate, con le loro competenze professionali e, soprattutto, con la loro meravigliosa, invincibile amicizia, si mettono in gioco per affrontare una macchina efficiente e crudele, un sistema disumano che si sostiene anche su insospettabili connivenze. Le vite di queste ragazze, con i loro problemi quotidiani, entrano di forza nella tensione della vicenda gialla costituendo una sorta di parallelo "thriller sentimentale". Perché anche in amore, come nelle indagini più complicate, niente è come appare e l'unica arma efficace per vincere è la solidarietà femminile, la piccola gioia di una pizza insieme senza mariti e fidanzati, la consapevolezza che, per capire e per capirsi, basta davvero soltanto uno sguardo.
Simo G. - per RFS . Ciao fenici, oggi vi parlo di un’autrice scoperta veramente per caso, infatti, mi è capitato tra le mani Le unghie rosse di Alina. Quando ho scoperto che in realtà si trattava del secondo volume di questa serie, ho recuperato il primo per partire con ordine. Mai scelta fu più azzeccata, vi dico solo che sono passata da un libro all’altro senza nemmeno fare una pausa, non potevo farne a meno. Se leggerete i romanzi di questa scrittrice capirete il perché.
Si tratta di un thriller, perdonatemi il termine, all’italiana, nel senso più bello del termine. Non aspettatevi storie cervellotiche ad alto tasso d’ansia, dove, una volta finito il libro, incomincerete a chiedervi se è il caso di uscire ancora di casa perché fuori il mondo è veramente molto brutto e terrificante. Niente di tutto ciò; devo ammettere che c’è la giusta dose di suspense e bisogna arrivare verso la fine per capire chi è il colpevole, però il tutto è condito sapientemente da una bellissima speranza in un domani migliore. Merito delle quattro splendide amiche, protagoniste indiscusse di tutta la storia. Incontriamo subito Erika, ispettore di polizia impiegata all’ufficio stranieri, alle prese con la fase terminale di una gravidanza portata a termine da sola, in quando il bambino è frutto di una relazione passeggera. In sala parto viene affiancata dall’amica Valeria, sostituto procuratore, madre di due figli e moglie di un professore universitario. Erika ha come compagna di stanza Rosaline, una donna straniera che ha partorito anche lei un bellissimo maschietto. Dalle poche frasi che la donna pronuncia, la poliziotta capisce che si tratta di una clandestina.
Anche lei, nella stessa situazione, avrebbe fatto di tutto per non essere espulsa e garantire a suo figlio la speranza di una vita migliore.
[…] salutò con un abbraccio Rosaline che si stava preparando ad andare via con suo figlio. Solo quando fu in macchina diretta a casa, pensò che avrebbero potuto scambiarsi i numeri di telefono. Troppo tardi.
(Tratto dal libro)
Da qui entriamo in un mondo parallelo, dove le donne hanno una sorte totalmente diversa ed essere madri il più delle volte è un atto d’incoscienza, dove il futuro di tuo figlio è in pericolo ogni giorno. Rosaline è una clandestina, ospite di un centro di accoglienza in teoria pagato con fondi statali ma, purtroppo, la realtà è totalmente differente. Non contenti di sfruttare i soldi dello stato, i proprietari del centro hanno trovato un’altra attività molto più remunerativa, ma decisamente terrificante, in cui i clandestini sono pressoché carne da macello.
Erika e Valeria vengono casualmente coinvolte in questa storia a seguito di una lettera in cui viene denunciato il rapimento di un bambino. Troviamo anche Giulia, amica delle altre due, giornalista di cronaca impegnata a seguire il caso. La quarta amica del gruppo invece è Monica, commercialista fidanzata con un bell’attore, ottimo amante ma pessimo compagno, che le impedisce di realizzare il suo sogno di diventare madre.
A noi donne basta uno sguardo è veramente un titolo azzeccato, le quattro amiche infatti si capiscono al volo, si supportano e sopportano nelle varie vicissitudini della vita, destreggiandosi tra mariti traditori, madri nevrotiche e gravidanze inaspettate. Sono un gruppo bellissimo di donne, le ho veramente amate tutte, divertendomi con loro e sentendo una grossa nostalgia per le mie amiche che adesso non posso vedere. Il mistero da risolvere fa da contorno alle loro storie, quindi anche per le non amanti dei thriller, questo libro potrebbe essere veramente piacevole. È scritto in modo splendido, la narrazione è incalzante e avvincente, l’ho letto tutto d’un fiato. Anche l’argomento dello sfruttamento dei clandestini è trattato con grande delicatezza, senza scendere né nella condanna, né nel buonismo. L’autrice parla con cognizione di causa, in quando è stata pubblico ministero; ho imparato quindi cose molto interessanti. Si potrebbe trarne tranquillamente una serie tv, sarebbe bellissima. Non vi dico altro, altrimenti vi rovino la sorpresa, ma leggetelo, vi assicuro che vi darà grandi soddisfazioni.
Il libro è destinato a un pubblico adulto, non tanto per le scene sensuali che sono molto soft, ma per gli argomenti tratti.
davvero carina questa serie su quattro amiche ognuna con una competenza che come in un puzzle riuscirà a venire a capo del caso crime. Le vite personali comuni e normali, con problemi che chiunque può sperimentare,che favoriscono l'identificazione e fanno tifare per le ragazze. leggerò il seguito
Non so definire con chiarezza il genere di questo libro, perché vi è una forte componente thriller, in cui vengono effettuate delle indagini e una parte invece legata alle storie delle quattro protagoniste e soprattutto alla loro vita sentimentale. A noi donne basta uno sguardo è fondamentalmente la storia di quattro donne Valeria (magistrato), Erika (ispettore), Giulia (giornalista) e Monica (commercialista), quattro donne unite da una forte amicizia, con vite simili e diverse allo stesso tempo, donne forti, affermate e ambiziose, ma anche donne fragili, che a volte sono incapaci di vivere senza un uomo, che tendono a sacrificare la propria libertà, ma è anche la storie di quelle donne come Rosaline e Samirah a cui la vita ha tolto tutto, la cui disperazione da loro la forza di andare avanti, due donne che non sanno cosa sia la libertà e che lottano per i propri figli. In 288 pagine il lettore assiste sia a come le quattro amiche collaborano tra loro per arrivare alla soluzione di un omicidio legato allo sfruttamento degli immigrati, sia a come gestiscono la loro vita privata e i vari problemi sentimentali di ognuna. Christine von Borries attraverso il suo libro racconta di una realtà scomoda, di crimini di cui spesso sono vittime gli immigrati, persone senza documenti che diventano nessuno all'interno del sistema, persone che nessuno cerca, di cui nessuno di preoccupa e che vengono sfruttate, torturate e usate senza alcuna pietà, ma l'autrice ci parla anche della maternità, di quanto può esser mamma e riuscire a far combaciare tutto con i propri doveri di genitori. Sono una mamma e ho sempre difficoltà a leggere/vedere storie in cui i bambini sono le vittime e quando ho realizzato qual era l'argomento del libro sentito i brividi scendere lungo la schiena e rimanere distaccata è stato difficile, anche perché la von Borries descrive con incredibile maestria ciò che provano quelle donne a cui vengono strappati i figli, il realismo con cui l'autrice descrive il mondo di una madre è toccante, arriva nel profondo e rende la storia ancor più vera e realistica. Tutta la parte relativa alle indagini è intrigante, è un insieme di fili intrecciati che si annodano tra loro, nodi che verrano sciolti dalle quattro protagoniste: ognuna di loro troverà un pezzo del puzzle, ognuna di loro sbroglierà un nodo e insieme metteranno tutto insieme per riuscire a scoprire la verità. A noi donne basta uno sguardo è un giallo dai toni noir, che ricorda che dietro gli occhi di una donna si nascondo grandi verità, che alle donne a volte basta guardarsi per comprendersi, è un libro che punta i riflettori su una realtà attuale, una realtà da cui spesso distogliamo lo sguardo, perché fatta di dolore, fame, disperazione e lacrime. Purtroppo la von Borries ha messo troppa carne al fuoco, ha voluto infatti intrecciare il mistero legato alle giovani immigrate alla vita sentimentale delle protagoniste, finendo così per non approfondire al meglio le protagoniste, di cui il lettore si fa un'idea abbozzata e nello stesso tempo si perde nelle loro chiacchiere, nei loro problemi, per poi farsi distrarre dalle indagini e da tutti gli indizi che vengono disseminati dall'autrice pagina dopo pagina. Nonostante questo A noi donne basta uno sguardo è un libro che si legge velocemente e Christie von Borries porta il lettore all'interno della storia, lo trascina nei luoghi in cui vengono ospitati gli immigrati e gli mostra un mondo fatto di desolazione.