Con una Licia un po’ più darck del solito, la serie di Pandora è qualcosa che riprende “La ragazza drago”, insieme alla complessità emotiva delle “Cronache del regno Emerso”.
Nell’insieme, la serie risulta molto meno intricata dei suoi primi testi, ma questa semplicità sembra mutare completamente all’interno dell’ultimo libro che mi ha profondamente stupito.
Quella che sembrava la solita storia d’amore di sfondo ad un moderno mondo “troisiano”, ora invece mette l’accento su un importante fattore umano che stranamente e raramente, non viene mai davvero compreso in testi del genere; parlo del difetto, dell’errore, di tutte quelle cose che non ci piacciono di noi stessi. Fattori che non accettiamo e che fanno parte dei nostri “demoni interiori” personali, che magari non sono evidenti come Samael, ma in fondo fanno parte dello stesso groviglio.
Poi la comprensione e l’arrivo di un sentimento che tutti noi dovremmo cercare di risvegliare più spesso: l’accettazione e l’apprezzarsi anche sapendo di questi “demoni” che ci abitano.
Non è facile cercare di restare imparziali, parlando del testo della tua scrittrice preferita d’infanzia, ma anche all’età di venti anni - ancora una volta - Licia mi ha catapultato in un mondo complesso, pieno di avventure ed emozioni, che durante la lettura neanche ti rendi conto di provare, fino a quando non avvivi all’ultima parola, dell’ultima riga, del l’ultimo libro. Chiudi il testo è tutto ti piomba addosso come un macigno e ti rendi conto di quanto ti sia persa è ritrovata in ogni singolo periodo.