Li chiamano “figli dell’estate”, sono i bambini che in seguito a un qualche terribile incidente, sprofondano in un coma vigile non responsivo che si chiama sindrome apallica: nessuno sa quando o se si sveglieranno e ritorneranno a vivere “quella” vita, per ora vivono in questa, chiusi nel guscio che è il loro corpo senza poter comunicare nulla di quello che succede nella loro anima.
Anche Malu, la sorellina di nove anni di Koljia, protagonista di questa storia, è sprofondata in questo sonno: testarda, quella sera d’estate di trent’anni prima non aveva voluto ascoltare il fratello che le proponeva di nuotare nel mare, per andare a tuffarsi nella piscina ormai chiusa. Nessuno sa quanto tempo sia passato da quando Malu si era tuffata, Koljia la attendeva seduto su una panchina con il fagotto dei suoi vestiti accanto a lui, mentre guardava il tramonto sul mare e una ragazza, di un anno più grande di lui, nuotare come un’ondina e poi sedersi fredda e gocciolante accanto a lui per riscaldarsi un po’: i due adolescenti sono innamorati l’uno dell’altra ma ancora non osano dirselo.
Quando Rania, però, si rende conto dei vestiti di Malu sulla panchina, corre veloce alla piscina, si tuffa e vede il corpo della bimba disteso sul fondo, con gli occhi aperti e il viso sereno: da quanto tempo era lì? Nessuno lo sa, Rania non ha tempo di farsi domande e attendere risposte, veloce la riporta in superficie e la rianima, poco dopo sirene di ambulanza e polizia che giunge in fretta per soccorrere la piccola e capire com’è successa una tale disgrazia, dato che Malu era brava a nuotare.
Questo è l’inizio della fine della famiglia Tonning: Koljia si sente responsabile di quanto è successo alla sorella e inizia per lui un calvario interiore che pochissime persone riescono a comprendere, la madre lo incolpa per l’incidente, il padre ben presto se ne va con una nuova compagna e un nuovo figlio.
E Rania? Rania prosegue con la sua vita, diventa una psicologa che indaga i rapporti tra i luoghi dell'infanzia e la nostalgia, il desiderio struggente di tornarvi. Per dare fondamento alla propria ricerca ha preso in affitto un appartamento con due grandi stanze che affacciano sul mare, là dove è nata e cresciuta. Un giorno, mentre è rannicchiata sul balcone a guardare la spiaggia, le compaiono davanti le immagini di un ragazzo biondo di cui era innamorata seduto su una panchina a scrutare il mare e di una bambina con i capelli come alghe adagiata sulla piastrelle azzurre della piscina: non sa perché quelle immagini le avesse dimenticate, non sa che cosa sia successo quel giorno…così Rania si mette alla ricerca di quel suo passato, di Malu, di Koljia e di se stessa.
Non è facile parlare di questo libro, la tematica è, credo, tra le più strazianti e dure da affrontare. Mi sono chiesta spesso che cosa significhi per un genitore vedere il proprio bambino in coma vigile non responsivo, vederlo crescere e diventare uomo o donna ma racchiuso nel guscio del suo corpo dal quale non riesce più ad uscire, vivendo una vita-non vita e spesso mi sono data anch’io la stessa risposta della madre di Malu: meglio piangere il figlio morto che in queste condizioni, un lutto prima o poi si supera e si va avanti uniti, ma in queste condizioni la non-vita e la non ancora morte è sempre lì, ognuno la affronta a modo proprio, chi odiando, chi fuggendo, chi rassegnandosi, chi morendo a poco a poco.
E i figli che restano? Spesso i genitori se ne dimenticano, loro sono vivi e sani e possono andare avanti da soli e invece non è così: anche loro necessitano di amore e di attenzioni, di gesti e di parole, perché il trauma subito lascia dentro un marchio indelebile che la memoria, crescendo e diventando adulti, nasconde ma non cancella…
Insomma, un romanzo non semplice, questo, da affrontare non solo per la tematica sviluppata ma anche per lo stile utilizzato, una sorta di flusso di coscienza in cui presente e passato continua a mescolarsi senza l’aiuto razionale di un narratore che mette a posto i tasselli dandone un ordine cronologico e razionale, in cui pensieri parole sguardi ricordi gesti sono continuamente mescolati senza nemmeno l’aiuto di una punteggiatura o di connettivi logici che ne diano la giusta sequenzialità temporale; tuttavia nel proseguo della lettura, tutto va a posto e si riesce gradualmente a ricostruire tutta la vicenda.
Il romanzo mi è tutto sommato piaciuto sicuramente per la sua originalità tematica, e anche in fondo per lo stile adottato dall’autrice di cui solo a lettura ultimata e a mente fredda se comprende la scelta operata.