Non ci sono poveri e ricchi, nella DDR di fine anni 80; i costumi di vita sono modesti per tutti (eccezion fatta per la nomenclatura del partito), che siano chirurghi oppure operai. Eppure - tra mille scomodità che appaiono inconcepibili se si pensa alla Germania di adesso (le latrine in giardino, i bagni pubblici, le case fatiscenti e gelate) - c’è chi vive meglio e chi vive peggio. La differenza non è originata dal possesso di cose materiali, ma dalla cultura che consente ai singoli di ricavarsi una nicchia quasi confortevole nel grigiore della vita quotidiana: ed ecco il piacere, l’ossessione quasi, per la musica, la pittura, la letteratura, finanche la zoologia e la storia degli antichi babilonesi. Per chi non ha cultura, non prova piacere per la cultura e non riesce pertanto a farsi strada in un sistema scolastico meritocratico fino alla brutalità, l’alternativa segnata fin da subito è l’abbrutimento fisico della vita dei soldati, degli operai nelle miniere di lignite e nella fabbriche chimiche, senza vie di fuga (neppure spirituale) dall’oppressione dello Stato totalitario, della sua nomenclatura, delle sue spie. Nessuno – burocrate, operaio, chirurgo, letterato … – crede nella grande utopia del socialismo realizzato, eppure tutti sembrano adagiarsi in uno stato di cose ritenuto (la storia dimostrerà a torto) immutabile: forse perché alla fine è confortante vivere una vita senza libertà ma in cui quello stesso Stato che da una parte ti opprime dall’altro bada a tutto, togliendo al singolo la responsabilità della scelta e consentendogli di vivere modestamente nella sua nicchia. La sensazione è quella di un altro mondo (non a caso il sottotitolo è “Storia di una moderna Atlantide”), ed è incredibile pensare che stiamo parlando di una consistente parte della Germania di soli vent’anni fa! Sono 1300 pagine a tratti difficili, dove spesso l’autore si compiace di un eruditismo tipicamente tedesco. Il linguaggio ha timbri diversi: secco, descrittivo, analitico (la cena del 50° compleanno di Richard, l’esercitazione con i carri armati); ma anche lussureggiante, magniloquente, denso (le descrizioni degli incontri tra gli intellettuali e la nomenclatura, le pagine del diario di Meno). Un vero Bildungsroman. Mi piacerebbe il seguito: come se la saranno cavata Christian, Meno e gli altri nell’opulenta Germania postunificazione?