Il periodo che ci stiamo lasciando alle spalle, mi vide impelagata in una serie di vicende che hanno dell’incredibile. Ciascuno di esse, con una sua particolare specialità. Gente che si affannava alla ricerca di una propria identità, una propria coscienza, chi si umiliava in sobborghi decadenti e putrescenti pur di sopravvivere anche con un tozzo di pane, o chi in un’infinità di pesci, gente da poco affacciatasi nel mondo, pesca quello più grosso, quello più succulento, e lo espone al lume di una lampada ad acetilene: un affascinante mosaico di colori e forme, fra continue zaffate di fortissimi odori, e le fiammate di oli che erano maneggiati da barboni o vagabondi come se fossero prestigiatori. Nel buio, dietro a gente dotata invece di una sua coscienza si aggirava gente che desiderava sopravvivere mettendo in gioco le proprie capacità intellettive, il proprio carisma, le proprie doti. Da sotto un tavolo da pranzo comparve Anthony "Sparrow" McCabe, un ragazzino che pur quanto la vita abbia tentato di renderlo puro a certe malefatte, la sua identità sarà lavata continuamente. Una alla volta compirà gesti che avranno a che fare con il suo benessere spirituale, la sua sopravvivenza, la sua famiglia.
Tra la folla, Anthony ha destato la mia attenzione perchè sembrava possedere qualcosa di speciale, che mi chiamò dalla soglia di una città quasi dimenticata degli anni ‘70, finendo però sotterrato dalla stessa in cui la lotta alla sopravvivenza diverrà la sua unica ossessione. Perché ciò? Perché Brendan O’Carroll racconta di certe persone, forse realmente esistite, che hanno tentato di esserci state, di sopravvivere, ma la loro identità è avvolta da fumi di zolfo e birra fresca ancora rovesciata. E Anthony, in un momento particolare della sua vita, vomitando delle stranissime << capacità >> che, seppur a tentoni, lo discostano dalla massa. Portato in cima a una montagna e riportato in un luogo in cui la solitudine, il ripristino di certi affetti, lo hanno salvato.
Birra e cazzotti possedeva una marcia in più da altri romanzi che ho letto in passato e di cui io francamente non ne conoscevo nemmeno l’esistenza, vita quotidiana intrecciata a ricordi, nozioni, promesse mai mantenute che mi concesse la possibilità di osservare la letteratura << dei sobborghi>>, quella cioè attuale, con altri occhi, di stare piacevolmente in sua compagnia, comprendendo così di non poter quasi sempre dare per scontato nessuna di queste possibilità, perché certi pregiudizi mi rendo conto non mi aiutano anzi restringono un certo spazio rispetto ad altri, che la storia che l’autore si porta dentro, così soffocante ed intima, mi ha resa coinvolta, solidale a qualunque forma di pressione emotiva, poiché il tuffo che ho fatto sott’acqua mi ha indotta non solo a trattenere il fiato ma ad osservare ciò che avevo dinanzi con altri occhi. Forse si è trattato di un sogno, un miraggio che scovandomi mi ha avviluppato in una maglia di attimi sfuggenti, che disorientano, distraggono ma la cui luce rassicura. A volte mi è sembrato di essere entrata fin troppo dentro, o di non aver mai avuto possibilità di conoscerlo imparando ad comprenderlo nel modo giusto, perché la verità è che Anthony non è mai stato compreso da nessuno ed io ero pronta ad attraversare questa tempesta emotiva e la sua stramba storia. Mi rendo conto che si tratta di pensieri eccessivi, ma non riesco a zittire la vocina interiore del mio cuore. Sono rimasta impigliata, e questa lettura in un certo senso è stato quel giusto antidoto utile a scacciare la noia e la tristezza.
Non ci sarebbe nient’altro da dire. Quando si legge questa tipologia di romanzi l’idea non è di essere esclusivamente intrattenuta ma di amarlo, o perlomeno apprezzarlo, e solitamente ce la metto tutta per cogliere stati d’animo che rispondono ai muti ed incauti sussulti del mio cuore, sottili indicazioni che parlano molto più del normale, preferendo acquattarsi nel cuore della notte per ricordarci di chiedere se il tempo con cui trattenersi forse troppo poco o troppo eccessivo. Alla fine la decisione è sempre quella più adatta, concerne al mio animo perché solo così mi sento più libera e felice quando sono io a decidere, complice intrepida che ha viaggiato in svariati luoghi in patrie paludose e putrescenti.
In genere finisco per amare queste letture dalle prime pagine, spesso addirittura dallo stile dell’autore. Ma per squarciare il velo della monotonia, non solo certi viaggi improvvisi si rivelano splendidi ma accrescono il mio amore per la lettura. Ed ecco che con questa storia si è stabilita un’intimità spirituale troppo breve per essere intensa che a volte mi è sembrato di conoscere quest'uomo apparentemente forte ma fragile, avvolto nelle maglie del tempo, che ha adempiuto a ruoli che sotto certi punti di vista sono stati scomodi, ma conformi all’epoca narrata. Così fondamentale ascoltarlo, seguire i suoi gesti a piccoli passi, prestare molta attenzione a ciò che la sua bocca non aveva espresso quanto il suo cuore, perché a volte ho interpretato male i segnali maturando pensieri sbagliati, come afferrarlo e poi sfuggirmi, in quanto in tutto ciò che ha fatto ci ha messo il cuore ma non si ribellava mai e lasciava fare perché intimidito dal dubbio e dalle delusioni. Mi sono così sottomessa a questi pensieri con una specie di coinvolgimento passivo, quasi meccanico, che era peggio del non esserci, e quando mi accorsi di ciò mi indusse a capire che era il vero intento di Anthony. La sua panacea. Uomini e donne sono diversi, e per comprenderli a fondo bisogna fare più attenzione e imparare a pensare e sentire come a volte sia necessario tollerare certi comportamenti e certe scelte.
Uno squarcio nel tessuto del tempo che ho percorso in un pomeriggio inalberando momenti di vuoto in segno di rievocazione del ricordo contro tutto, che è appoggiato su posizioni di vita che invitano a guardarsi dentro, aderiscono alla nostra pelle come una patina invisibile, fatalista e moralista attraverso il quale abbracciamo questo mondo come una condizione cui non si può fare a meno.