Era il titolo di un film del 1965, di Giuseppe de Santis. Erano i soldati italiani gettati nel tritacarne della Campagna di Russia. Bravi ragazzi per gran parte, tranne i fascisti. Brava gente, come riconosceva anche il nemico sovietico, il partigiano che parlava spagnolo e un po’ italiano perché aveva fatto la guerra in Spagna, dall’altra parte. Anche dal “Sergente nella neve”, nella scena grandiosa degli italiani nell’isba che si ritrovano a mangiare miglio e latte fianco a fianco con i sovietici senza scannarsi, e alla fine ci si accomiata con uno spasiba, appare la diversità dei soldati italiani, che fanno la guerra loro malgrado, che la subiscono però restando umani, cristiani nonostante tutto, solidali, amichevoli.
Beh, ci dice Del Boca, questo è un mito, molto bello e consolante, ma pur sempre un mito. Non che non ce ne siano stati di soldati umani e compassionevoli, per carità! Anzi, molto probabilmente tanti giovani coscritti gettati in guerra mantennero intatta la loro umanità. Ma la guerre, c'est la guerre, ovvero una grande porcheria, dove ci scanna, ci si fa a pezzi, ci si frantuma approfittando di tutte le occasioni, utilizzando tutti i mezzi, in primis l’inganno e il terrore, per vincere, per stroncare la resistenza, per fiaccare, cancellare ogni volontà di reagire. Ben lo sapevano i cavalieri di Gengis quanto paralizzante per i nemici fosse il terrore di fronte alla prospettiva dei massacri più orribili e raccapriccianti.
L’esercito italiano e i suoi stati maggiori non sono sfuggiti a questa regola. E Del Boca spiacevolmente ce lo ricorda e ce lo dimostra, narrandoci le imprese dell’E.I. a partire degli anni ’60 dell’Unità, dalla guerra contro i “briganti” (mi vien da dire W Crocco e Ninco Nanco) quando i “selvaggi” erano le popolazioni dell’Italia meridionale da terrorizzare e ammansire. Fino alle aggressioni nell’Africa (Lybia, Etiopia, Eritrea) contro i “selvaggi” da stroncare e civilizzare, prima fatte dai governi liberali, poi da quelli fascisti.
Raccapricciante il comportamento terroristico non solo contro i combattenti nemici, ma contro le popolazioni inermi. O il confinamento in campi di concentramento della popolazione nomade libica per stroncare la resistenza nell’interno La lezione della pax mongolorum era stata insegnata e ben appresa, e non solo dai fascisti. Orribile il massacro di migliaia di etiopi con i gas, o le fucilazioni di massa dopo il fallito attentato a Graziani nel ’37, il massacro dei monaci di Debra Libanos, la strage più grande di monaci e seminaristi cristiani mai perpetrata in Africa, fatta guarda un po’ dai cattolicissimi italiani, magari utilizzando manodopera del posto, ovvero gli ascari musulmani galla.
La stessa disciplina ferrea tenuta nell’esercito italiano (ma altrettanto negli altri eserciti!) durante la prima guerra mondiale, le vergognose decimazioni dei propri fanti che erano sfuggiti al macello degli assalti frontali, l’assoluta mancanza di pietà dei generali per i propri fanti, testimoniano ampiamente il più grande disprezzo e l’insignificanza della la vita umana di fronte allo scopo supremo della vittoria.
Infine la pulizia etnica prima e le violenze contro gli Sloveni poi nella 2° guerra mondiale, che in definitiva provocarono la reazione di cui le foibe furono conseguenza (ho dei ricordi di mia madre, che raccontava di un autista della corriera postale, cui vomitai addosso a quattro-cinque anni per la nausea causata dai tornanti dei Castelli- con grandi e colorite bestemmie, per parte sua- che era ritornato dalla Jugoslavia con gli anelli strappati ai morti e non morti, tagliando loro anche le dita).
Beh, i nazi, tra terrore e confinamento delle popolazioni forse non avevano molto da insegnarci. Solo che rimovemmo continuamente, perdendo completamente la memoria storica, o magari in epoca protorepubblicana addebitando le porcherie all’aberrazione fascista.
E allora leggere questa robaccia di Del Boca non è un masochistico autoflagellarsi (mi viene in mente una gag con Aldo, Giovanni e Giacomo, in cui uno di loro, tal “Papassi”?, si dava delle grandi mazzate sui co…), come per dire: “bah, Italiani”, con un senso di disprezzo per se stessi e sufficienza che va ancora di moda. Ma per imparare magari ad essere un po’ più umili, quello sì, un po’ meno di spocchiosi verso gli altri e un po’ più attenti e vigili, ricordando che quando li consideriamo inferiori o nemici (o rompicoglioni che vengono a casa nostra a rubarci il lavoro, i soldi, le pensioni) gli “altri”, soprattutto se neri (sempre il nero!), beh, siamo anche noi ben capaci di essere atroci e senza misericordia.