Caposaldo imprescindibile del nostro calendario, il carnevale sembra voler sfuggire ancor oggi a ogni tentativo di spiegazione. Eppure, i riti mascherati si collegano fin dalla notte dei tempi al ciclico ritorno degli antenati che alla vigilia del nuovo anno, sotto forme bizzarre, inquietanti, sfarzose, portano ai vivi un augurio di prosperità. Con l’avvento del cristianesimo questi personaggi ancestrali vengono scacciati dalla cittadella sacra del capodanno e prendono la via dell’esilio, rifugiandosi là dove non recano disturbo ai fasti della religione ufficiale. Così, segregata in un ghetto del calendario, la mascherata, da rito che era, si trasforma in farsa, in un tripudio di gola e di licenziosità legittimato quale necessaria antifona dell’espiazione quaresimale imminente. Forte di questo salvacondotto chiesastico, carnevale diviene il protagonista della cultura popolare della rinascenza europea, di cui seguirà tutta la parabola, per prendere il piroscafo alla conquista dell’America e proseguire il suo incedere sulla scena del mondo.
Probabilmente sarebbe stato più piacevole leggerlo per diletto che studiarlo per un esame. In fin dei conti sarebbe anche potuto essere qualcosa di interessante, ho imparato cose che prima non sapevo e che forse mi rimarranno per un po' (come il carnevale di Bagolino o Navarra), ma viste le condizioni in cui l'ho dovuto studiare si è rivelata una lettura un po' faticosa, a tratti anche straziante. Penso sia stato più un problema personale legato alle circostanze che un problema del libro per sé. Anche se, l'avessi scritto io, avrei cambiato o addirittura evitato di usare certi termini, ma vabbè...