Nora D. studia a Pisa. Ha scelto di raccontare, nella sua tesi di dottorato, le ragioni che portarono alla mancata elezione del presidente della Repubblica nel corso di una celebre congiura politica di alcuni anni prima. Prova a ricostruire la vicenda attraverso il racconto confidenziale di alcuni protagonisti di quelle ore. Intitola il suo lavoro "Nella Notte" perché tutto, come spesso nei momenti cruciali della nostra storia, avvenne tra le sette di sera e le nove del mattino. Ma dove hanno luogo quegli incontri segreti? In quali palazzi, a che ora? Chi è il regista? Nora indaga. Dalle parole dei testimoni ricompone nei dettagli la congiura, si imbatte in un delitto. In virtù della qualità della sua tesi, trova un impiego di prestigio in un centro studi a Roma e arriva nella capitale, oggi. Il suo luogo di lavoro si rivela una centrale di dossieraggio, fulcro di una rete di ricatti e giochi di potere. Una "fabbrica del fango". Decide di rinunciare all'incarico, ma incontra la sua migliore amica d'infanzia e giovinezza. Il centro studi diventa per Alice l'osservatorio ideale dove studiare il meccanismo delle tre Esse - Sesso, Soldi, Segreti - che governa l'informazione politica. Insieme le due ragazze avviano un'indagine parallela e segreta che, ripartendo dal delitto di quella notte decisiva, mette a fuoco la Guerra dei una serie di scandali sessuali che hanno coinvolto personaggi politici di primo piano e hanno cambiato il corso della storia. Muovendosi tra la cronaca politica, descritta nei suoi retroscena con profonda conoscenza delle persone e delle storie reali, e il ritratto di due giovani donne costrette ad agire in un mondo ostile - e molto maschile -, Concita De Gregorio racconta una storia di potere la matrice del presente, la minaccia perpetua sul futuro. Un romanzo teso, elettrico, che ha il respiro del thriller e la potenza del ritratto generazionale.
Nata a Pisa nel 1963, da madre spagnola (di Barcellona) e padre toscano, è cresciuta a Livorno. In questa città studia al Liceo Classico Niccolini Guerrazzi; successivamente consegue la laurea all'Università di Pisa in Scienze Politiche. Frattanto inizia la professione nelle radio e TV locali toscane, entrando a Il Tirreno nel 1985, dove, per otto anni, lavora nelle redazioni di Piombino, Livorno, Lucca e Pistoia. Nel 1990 approda a la Repubblica, dove si è occupata di cronaca e politica interna. Nel luglio 2008 è al centro di una curiosa polemica. La rivista Prima Comunicazione rende note le anticipazioni di una sua intervista in cui ammette di aver accettato la proposta del neo editore de l'Unità, Renato Soru, di diventare direttrice del quotidiano fondato da Antonio Gramsci; nella stessa intervista Concita De Gregorio espone le linee guida della sua direzione. La notizia suscita clamore in redazione: il comitato di redazione protesta contro la via dell'«annuncio del cambio di direttore attraverso intervista». Il 22 agosto 2008 viene ufficializzata la nomina a direttrice de l'Unità, carica che ha ricoperto fino al 7 luglio 2011,quando ritorna a la Repubblica. È sposata con il giornalista Alessandro Cecioni, ed è madre di quattro figli maschi.
De Gregorio, Concita (2019). Nella notte. Milano: Feltrinelli. 2019. ISBN: 9788858835906. Pagine 202. 9,99€
Concita De Gregorio scrive molto bene e, spesso, i suoi articoli dicono cose intelligenti, non scontate. Insomma: non mi ritengo un suo fan sfegatato, ma la seguo sempre con interesse, negli articoli che scrive e quando mi capita di sentirla alla radio o di vederla in televisione. Quando, all’annuncio di questo suo romanzo, ho saputo che la notte del titolo era quella della mancata elezione a presidente della repubblica di Franco Marini prima, e di Romano Prodi poi, nell’aprile del 2013, ho deciso di leggerlo subito, nella speranza di imparare qualche cosa di nuovo su un momento particolarmente oscuro della storia recente.
Sono rimasto deluso, sia sotto il profilo storico, sia sotto quello più strettamente narrativo.
Naturalmente, non mi aspettavo un’inchiesta giornalistica. Sapevo di avere a che fare con un romanzo, o meglio con una “storia” (Nella notte ha un sottotitolo, che è appunto Una storia di potere). Pensavo però che i riferimenti sarebbero stati più espliciti, dietro un velo piuttosto trasparente di finzione (come quello steso da Sergio Rizzo nel suo 02.02.2020. La notte che uscimmo dall’euro, che ho recensito qui), e che quella notte della primavera del 2013 sarebbe stata al centro della narrazione. La stessa autrice, in una nota nelle pagine iniziali del libro, scrive:
Questo romanzo è frutto dell’immaginazione. Gli eventi di cronaca e i personaggi realmente esistenti o esistiti sono trasfigurati dallo sguardo del narratore. Per il resto, ogni riferimento a persone e fatti reali è da ritenersi puramente casuale.
Invece – anche se gli avvenimenti della notte che precede la mancata elezione sono l’oggetto della tesi di dottorato della protagonista Nora – al centro del romanzo ci sono l’apprendistato e il disincanto della stessa Nora, giovane provinciale catapultata nei misteri e segreti di Roma, accompagnati da uno sfondo di elementi biografici (la città di provincia, le amiche, la famiglia, la scuola e l’università) che dovrebbero dare spessore al racconto (secondo me: senza successo).
Inoltre, a mio modesto parere, gli “eventi di cronaca e i personaggi realmente esistiti o esistenti” non sono tanto “trasfigurati dallo sguardo del narratore”, quanto camuffati da nomi e cognomi e soprannomi d’invenzione, che ti trascinano a forza nel giochetto di cercare di indovinare chi o che cosa ci si nasconda dietro, a scàpito dell’approfondimento della vicenda politica (la famosa notte del 2013) e delle tesi dell’autrice sulle “antiche e nuove consuetudini [del potere]: dalla corruzione endemica alla manipolazione sistematica delle informazioni, alle distorsioni alimentate dai nuovi media” (dalla quarta di copertina). Io ci sono caduto a capofitto, in questo trabocchetto, e non ne sono venuto fuori, nonostante mi sia trasferito a Roma già da 42 anni.
Le considerazioni che Concita De Gregorio sviluppa, mettendole nella bocca o nei pensieri dei suoi personaggi, sono spesso acute e interessanti (anche se talvolta un po’ oracolari), come del resto mi aspettavo da lei. Il versante saggistico, per così dire, funziona meglio di quello narrativo.
Un’altra cosa che funziona – e questa funziona bene proprio dal punto di vista narrativo – è la scansione dei capitoli: ogni capitolo l’incontro con una persona. Soprattutto nella seconda e nella terza parte del romanzo, questi incontri di Nora fanno progredire la sua ricerca (e il suo Bildungsroman, perché le due cose spesso coincidono). Concita De Gregorio, da giornalista e intervistatrice consumata, riesce a far figurare con grande risalto e con accurate sfumature le diverse personalità e i differenti punti di vista, in un paesaggio del sottobosco romano che presenta molti elementi comuni (il cinismo, le trame politiche, l’approccio al potere, …). Ne viene fuori una specie di mosaico, o meglio di contrappunto, in cui le singole voci si distinguono perfettamente ancorché all’interno di una contesto musicale comune.
Un ultimo punto, che riconosco pedante e molto personale: ho trovato molto fastidioso, quanto meno nell’e-book, il vezzo di utilizzare caratteri differenti (e di diverso corpo) per contraddistinguere diverse parti del romanzo (il testo della tesi, i messaggi di posta elettronica, i dossier, e così via). Non so che cosa accade nell’edizione a stampa, che non ho visto; ma nell’e-book questo espediente rende la lettura particolarmente faticosa, e costringe a cambiare continuamente la grandezza del testo. Io sono un lettore particolarmente cecato (come diceva la signorina Carlo), ma gli autori e gli editori dovrebbero ricordarsi che la presbiopia insorge tra i 40 e i 50 anni, che ha 45 anni e più oltre la metà della popolazione e il 48% di chi legge almeno un libro all’anno.
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Qualche citazione ripresa dal romanzo, come di consueto:
È come quando ci si lascia. La storia è già finita, quando due persone si dicono basta. L’addio non è l’inizio della rottura, è la fine. (pos. 1503)
Io non credo nelle mele marce, ho imparato a non crederci. Il cesto, è marcio. E i giornali, al servizio di chi? Non esiste un’etica che imponga per prima cosa di sentire le fonti, i diretti interessati, i testimoni? Un giornalismo fatto di veline delle questure, delle procure è al servizio della mano che passa quelle carte. E la mano che passa una carta riservata, o persino contraffatta, ha sempre un motivo per farlo. Non è generosità filantropica, quella di chi “fa filtrare” le notizie ai giornali. È interesse. E i giornalisti dovrebbero verificare quegli interessi invece di stare al gioco. (pos. 1625)
[…] dietro ogni sospetto c’è una cattiva intenzione […] (pos. 2489)
"L'assuefazione è ormai endemica. Non riguarda solo la così detta casta della politica. C'è una collettiva assuefazione al peggio."
E' difficile fare una recensione di questa storia perché è decisamente fuori dagli schemi sia per quanto riguarda la trama che per il modo in cui è stata scritta. "Nella notte" è un buon libro, risveglia le menti intorpidite, lasciatevi scuotere dalla curiosità per gli eventi. Sempre.
Difficile dare un voto a questo libro. In estrema sintesi non mi ha entusiasmato, anche se contiene spunti interessanti e concetti profondi. La storia di per sé è accattivante, l'intreccio ben congeniato ma, almeno per me, talvolta troppo complesso e difficile da seguire. Ho avuto più volte l'impressione di perdermi qualcosa, di non essere ben riuscito a cogliere fino in fondo il senso di alcune parti. Questo perché spesso abbonda il non detto, il sotteso, il riferimento velato. Di alcuni personaggi poi non ne ho proprio compreso il ruolo nella storia, sembrano più ritratti ben fatti e delineati di personaggi tipici della nostra società ma non pertinenti né funzionali alla storia. A parziale riscatto di tutto ciò, però qua e là affiorano dei concetti illuminanti e profondi sull'essere umano, sulla natura dei social network, etc.. Concetti da leggere e rileggere e fare propri, dei veri lampi di luce!
Un altro libro per cui trovo difficile esprimere un voto.
Da un lato non mi ha presa completamente, però ci sono spunti che mi hanno fatto riflettere, anche profondi. La storia è interessante e costruita bene, ma in certi punti un po’ troppo complicata. Avevo spesso la sensazione di perdermi qualcosa. Alcuni personaggi mi sono sembrati messi lì più per rappresentare delle tipologie (stile “la grande bellezza “) che per far andare avanti la storia. Nonostante tutto, in mezzo a queste difficoltà, nel testo ci sono ragionamenti davvero belli sull’essere umano, sui social, sul nostro tempo. Insomma: non mi ha conquistata, ma qualcosa lascia.
Il libro è scritto molto bene, si legge bene e gli intrecci tra realtà e finzione sono bilanciati in maniera efficace. Ho fatto però fatica a seguire la parte romanzata della storia. Qualche passaggio e momento della parte inventata sarebbe potuto essere sviluppato meglio, così come la sequenza degli eventi romanzati che ogni tanto sono confusionari o in apparenza poco rilevanti ai fini della storia. Due stelle e mezzo, arrotondate a tre perché la scrittura è molto piacevole.
"Nella notte" di Concita De Gregorio Una protagonista, Nora. Una co-protagonista, Alice. Una tesi di dottorato che necessita di un'indagine politica. Intrighi e complotti e, forse, un delitto. Una proposta per un lavoro all'apparenza, di prestigio ma, in realtà al centro di una rete di ricatti e giochi di potere. Un romanzo ben scritto, accattivante, quasi un thriller.
In realtà c’è del buono. Quello che detesto è la scrittura così “italiana”, artefatta e barocca. Due stelle e mezzo. Buon materiale, pessima esecuzione.
“Ti faccio un esempio semplice. Gli abbonati alla nostra newsletter ci chiedono, poniamo, un servizio sul caso del ministro xenofobo norvegese che si è invaghito di Miss Iran e ha dovuto in seguito rassegnare le dimissioni. Hai seguito il caso di Per Sandberg, no? Ecco. Noi forniamo a ciascuno il tipo di articolo che serve, secondo lo stile del mezzo a cui è destinato. Quindi se è "La Voce" che ce lo chiede daremo loro un articolo scritto in tono allusivo, fitto di riferimenti personali sulla vita privata del ministro e della Miss, se è il giornale della Curia faremo riferimento alle politiche del governo norvegese sui richiedenti asilo, se è il quotidiano degli Industriali parleremo degli interessi che Sandberg tutelava presso i soggetti economici rilevanti del Paese, e delle possibili conseguenze di natura finanziaria delle sue dimissioni. Similmente, il tono e il contenuto cambieranno se si tratta di vendere il servizio a un'agenzia, a un sito online, a un blog di nicchia.”
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“Ti vedo da lontano. Ti sento. Sei dritta come una spada, sei implacabile. Quanta strada hai fatto, dovrei essere orgoglioso di te. Orgoglioso a basta. Pero invece mi rattrista e mi preoccupa questa tua durezza, questo pastrano di cinismo che hai messo a guardia della tua dolcezza, del tuo dolore. Attenta, amore mio. L'ho imparato tardi, e so che non servono gli avvertimenti presi in prestito. Meno che mai servono quelli dei padri, non finché i padri sono in vita. Dopo, forse. Un giorno queste parole ti saranno utili, ma non ho altro momento che questo per dirle. Tienile da parte, se adesso ti sembrano insensate. Conservale.”
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“Vai e fai il tuo dovere, mi diceva mia nonna. Studia, è l’unica cosa che ti rende umile e forte, mi diceva mia madre. Io penso che andrà tutto bene. Penso che ora tocca a noi, e ce la faremo.”
La De Gregorio è una giornalista scrittrice che non delude. Anche questo suo recente lavoro, un romanzo ambientato nel mondo politico, dipinge con chiarezza i fatti e i comportamenti che sospettiamo avvengano negli anfratti dei Ministeri romani. Il linguaggio è uno spettacolo, ogni frase è una rappresentazione visiva, e del pensiero.
Nascoste nel romanzo, frasi che dicono tutto, scene immaginabili, personaggi riconoscibili, situazioni che sospettavi ma a cui non volevi credere. “Ci sono tre modi per convincere qualcuno a fare ciò che non vuole. Il primo è pagare. Il secondo è pagare e il terzo, credimi, è pagare.” Non sempre e solo con il vil denaro, spiega la De Gregorio con la sua amplissima esperienza da giornalista sul campo. “La via più semplice, la strada più universale, é l’offerta di una consulenza di lavoro. Perché la consulenza non è il pagamento per non fare: è la ricompensa per il fare. Contiene la lusinga, e nessuno resiste alla lusinga. Nessuno a cui tu dica: Eccellenza, onorevole, dottore. Saremmo onorati di avere il suo prezioso parere riguardo al progetto a cui stiamo lavorando, solo lei con la sua competenza può consigliarci al meglio. Nessuno rifiuta.” Lampante, no? E ancora:
“Il segreto è preferire sempre quello che c��è, non quello che manca” “È sempre la vittima, il colpevole”
Man mano che leggo, capisco. Man mano che capisco, mi indigno. Ma dai, è solo un romanzo. Forse. È un romanzo-verità, di quelli che tolgono veli alle menzogne in cui viviamo immersi, indeboliti dal tanto io che ci posso fare, è così che funziona. È un romanzo-sostegno alla decisione di restare aderenti ai propri principi, senza comodi compromessi. Da leggere con buona volontà.
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Ho voluto leggere questo libro per uscire un po' dai miei canoni: non avevo alcuna familiarità con il lavoro di Concita de Gregorio e in generale mi è piaciucchiato, però non mi interesso abbastanza di politica per giocare ad Indovina chi con gli pseudonimi utilizzati in questa storia, per cui ho fatto molta fatica a seguire il filo del racconto. Ci sono riflessioni interessanti, di grande impatto, ancora attuali dopo sei anni, che però vengono affossate da una narrazione artificiosa e da un intreccio inverosimile.
L'apparente dote di scrittura "camaleontica" di Nora, io non l'ho vista. La sua capacità di adattare il linguaggio ai suoi interlocutori, nemmeno. Tutte le lettere, gli appunti, le mail dedicate alla sua vita privata sembravano scritte sempre dalla stessa persona e ripetevano ogni volta le stesse cose, senza neanche troppe differenze nello stile: quelle del remoto amante e del defunto padre, che si trovano nell'ultima parte, fanno venire il latte alle ginocchia, invece di farmi entrare in contatto col personaggio.
Gli eventi che cambiano la storia spesso accadono "nella notte", è questo il titolo della tesi di Nora, studentessa modello dell'Università di Pisa. Ma la sua tesi contiene troppe verità e la cronaca di un delitto connesso a un complotto politico, tanto che il relatore della tesi convince a scartare quel capitolo. Ed è sempre il relatore, il grande prof. Atzeni a offrire a Nora un lavoro in un prestigioso centro studi di Roma. L'attività del centro studi però è ambigua e pericolosa, una macchina del fango che costruisce scandali e manovra la diffusione delle informazioni in rete per far apparire solo le verità di comodo, quello che serve a chi detiene il potere ed è deciso a mantenerlo. Un romanzo molto bello che mostra una realtà angosciante e purtroppo veritiera scritto da una grande giornalista che ben conosce le manovre di palazzo.
Mi era stato regalato questo libro un anno fa e per 2-3 volte lo avevo preso, letto qualche pagina e poi accantonato. Non riuscivo ad entrare nella storia, nel modo in cui era scritto e non riuscivo a capire dove voleva andare a parare. Poi dopo mesi e mesi l'ho ripreso e qualcosa è scattato e mi ha preso. La prima parte è un po' lenta, anche a causa del modo in cui è scritta, in forma di interviste/testimonianze, ma da circa metà in poi il libro decolla e l'ho trovato molto interessante. In particolare alcune considerazioni sulla politica moderna o semplicemente su come sta girando il mondo ultimamente, che Concita De Gregorio affida alla voce dei suoi personaggi. Per quanto riguarda i riferimenti a fatti e persone realmente esistite, mi ci è voluto un po' per collegarli, ma alla fine non ha camuffato nemmeno troppo certe storie... In fin dei conti, una lettura piacevole.
Un docu-romanzo che, ai giorni nostri, traccia un perfetto ritratto dell'Italia moderna, flagellata da malcostume, complotti, disegni e macheggi politici, poche lobbies che si dividono mercati e risorse, con riferimenti a persone e a fatti che, seppur inventati nei nomi, ciascuno può interpretare per individuare a chi realmente ci si riferisce. Il tutto corredato da descrizione di contesti sociali con evidenza dei vizi oggi molto diffusi, in un'epoca caratterizzata dall'uso massivo della tecnologia. Un libro da leggere tutto d'un fiato!
Sebbene stimi Concita De Gregorio come giornalista e direttrice di giornale, proprio non riesco a farmela piacere come scrittrice. In questo, come in un altro libro letto qualche anno fa, rilevo una certa pesantezza, negli argomenti trattati come nell scrittura. Ho trovato il libro tremendamente noioso; l'unica curiosità che ha destato in me è stato forse l'immaginarmi qualcosa di autobiografico nella narrazione. Forse non sono particolarmente interessata all'argomento, ma la storia non mi ha di certo fatto nascere la voglia di approfondire.
Ho trovato questo libro come un promemoria sulla realtà. Mi ha ricordato e messa in guardia del fatto che niente è mai come sembra, che il mondo è governato da algoritmi e giochi di potere molto più grandi di noi e di cui non non sapremo mai nulla, a meno che non diventiamo parte del Sistema. Questa riflessione mette molta tristezza, pensare di non poter controllare nulla perché tutto è già controllato da qualcun’altro, non sapere se ciò di cui veniamo a conoscenza è vero o è solo ciò che ci viene raccontato
Il libro dice che le cose giuste, tuttavia, a mio parere, le dice nella forma sbagliata. Il romanzo è caotico, inconcludente e, spesso, scritto in una forma un po' traballante; ad esempio con una punteggiatura un po' fantasiosa. Tenuto conto che la De Gregorio sa scrivere e molto bene anche, mi viene da pensare che la cosa sia stata fatta per rendere su carta un certo tipo di linguaggio parlato, cosa a mio avviso non perfettamente riuscita. Anche la trama ha una resa sconclusionata, con pezzi di tesi, il racconto della famigerata notte, il lavoro presso il centro, tutto appare slegato e senza una direzione precisa.
È un po’ un peccato perché il libro parte bene poi diventa noiosissimo e si perde in una foresta di nomi e riferimenti a personaggi politici x me incapibile, molto noioso e sinceramente non necessari alla storia, o almeno non con quel dettaglio. Sia io sia mio marito avevamo abbandonato la lettura ma io poi l’ho ripresa sfrondando qualche capitolo ed effettivamente la seconda parte decolla ed è godibile. Il finale, forse, è un po’, troncato
Un libro che approfitta di una trama politica per raccontare l'attualità: la mancanza di democrazia e libertà con l'uso di internet e dei social, i complotti, le fake costruite per manipolare la società, controllarla e veicolarla. Non è solo una "storia", c'è molto altro: c'è la storia di un' amicizia, co sono degli affetti, valori semplici ma sani, i veri protagonisti opposti alla politica, alle ambizioni personali e al potere.
Anche se si tratta di un romanzo in cui i fatti politici descritti sono inventati, sono chiari i riferimenti ad accadimenti ben noti. È un libro che mette tutto in discussione tra complotti, fake news e ingerenze nella privacy... Quasi un saggio più che un romanzo. Qualcuno mi spiega però le ultime 3 lettere?
Non saprei proprio descrivere esattamente che cosa ho appena finito di leggere. Ci sono tante buone trame sfiorate e poi abbandonate. C'è qualcosa che avrei dovuto saper leggere tra le righe e che ho perso? Due stelline perché contiene un'ottimo consiglio di lettura (World Without Mind: The Existential Threat of Big Tech (2017) di Franklin Foer).
Una storia di potere, molto attuale – alcuni protagonisti sono politici italiani dell'ultima ora, perlopiù riconoscibili nonostante i nomi camuffati –, con un pizzico di giallo: Concita De Gregorio, valente giornalista, ci sa fare anche come romanziera.
Libro interessante e particolare, a partire dalla costruzione; un romanzo-documentario. La scrittura della De Gregorio è come sempre diretta, immediata e coinvolgente. Da leggere!
Per me è sempre difficile parlare di quei libri che ho amato molto, soprattutto se a scriverli è stata (in questo caso) una donna che stimo moltissimo sia come autrice di romanzi che come giornalista. Se poi ci si aggiunge il fatto che su questo libro si potrebbe disquisire per giorni, capite la mia difficoltà. Per cui, più che soffermarmi sulla trama, sui personaggi e sulla costruzione della storia mi limiterei a darvi delle suggestioni, degli spunti che vengono approfonditi in maniera ineccepibile nel romanzo e che spero convinceranno chi non lo ha ancora letto a leggerlo (o ad ascoltarlo. Su @storytel.it è letto dalla stessa @concitadegregorio ed è stata un'esperienza sublime). 🌚 Il rapporto fra verità e finzione. Perché per poter raccontare la verità è necessario "travestirla" da qualcosa di inventato, dire tutta la verità fingendo di dire qualcosa di inventato. Concetto ben diverso dal mescolare fatti reali con fatti inventati perché "la commistione fra vero e falso è enormemente più tossica del falso puro" e giungendo alla conclusione che, secondo un personaggio del libro, "chi si ostina a cercare la verità, merita il castigo di trovarla". 🌚 L'influenza degli algoritmi nella nostra vita di utenti della rete, perché "ogni algoritmo è la meccanizzazione di un sentimento umano" (la paura, la curiosità, il desiderio, la vendetta) 🌚 Il nostro rapporto con la rete. Perché "quando qualcosa è gratis, il prezzo sei tu" e in questo romanzo Nora e la sua amica Alice, con le loro chiacchierate, ci mostrano come ciò avvenga, senza intenti moralistici o da complottiste eh, sia chiaro. 🌚 L'amicizia quella vera, mai scontata, che va oltre alle distanze fisiche e permette sempre un incontro, un meraviglioso piano B da mettere in atto insieme. 🌚 L'importanza di dire di no perché "per essere invulnerabili bisogna dissentire, fregarsene dell'applauso", perché dire no è indispensabile alla vita. 🌚 Il concetto di Affidabilità, di come cambi sfumatura fra la vita quotidiana e quella politica. 🌚 La lettura come atto rivoluzionario, come strategia di resistenza.
Tutto questo, e anche di più, vestito della scrittura della De Gregorio.