Per chi come me ha vissuto la nascita e l'esplosione del fenomeno 883 in adolescenza, la biografia di Max è un po' come la bibbia di come si viveva in quel periodo.
Vivendo in provincia, non quella pavese, ma pur sempre provincia, le canzoni degli 883 sono state da sempre il modo di comunicare un disagio che ci siamo sempre portati dietro e che in qualche modo ci accompagna ancora e fa sì che ogni data di Max sia sempre sold out.
Era un mondo diverso, molto più approssimativo e più lento, non c'erano le informazioni che ci sono oggi e tutto aveva il tempo di maturare, a differenza di oggi dove ogni cosa viene bruciata nel giro di pochi giorni, forse settimane.
La storia di Max e Mauro è paradossalmente, la storia del sogno americano, due stronzi qualsiasi che con la voglia, la passione, un po' di follia e qualche botta di culo sono arrivati primi in classifica scalzando mostri sacri anche del cantautorato.
Nel corso degli anni Max è riuscito ad abbracciare tutte le generazioni, raccontando il contemporaneo sempre e comunque, cambiando modo di scrivere e di raccontare, ma anche raccontando il suo lato più intimo, le cadute, le disavventure sentimentali.
Alcune delle sue canzoni sono entrate a far parte non solo dei classici da concerto ma anche dei classici in assoluto.
Come mai, canzone dalla quale è iniziato il distacco di Mauro dal progetto, è riconosciuta da tutti, basta l'incpcit, quel FA-DO-DO iniziale per farti uscire dal qui e ora e farti ritornare alla prima volta che l'hai ascoltata, che hai provato a suonarla o magari alla volta che sei riuscito a limonare sfruttando quel mood.
Capita, crescendo nella provincia che il mondo che ti circonda non si evolve di pari passo insieme a te e inizi a sentire il bisogno di cambiare aria.
La canzone Tutto ciò che ho, quando dice "Avrei voluto andare via quando questa cittadina l'ho sentita stretta addosso" parla proprio di questo, perché puoi essere etero, gay, trans, un cantante di successo o l'ultimo degli stronzi ma quando senti le pareti stringersi su di te è il momento di andarsene e se non te ne vai ne resti schiacciato.
I cowboy non mollano mai arriva temporalmente fino al 2013, non tratta gli ultimi anni, i live di successo, il circo Massimo, l'autodromo di Imola e gli stadi, ma forse non è nemmeno necessario, perché non è importante quello che fai quando sei negli Avengers, ma quello che hai fatto o farai quando sei il normalissimo Peter Parker.