Protocollo Uchronia è un romanzo distopico di fantascienza (o meglio, “sci-fai”) con pov multipli e tre linee temporali.
Di solito, nelle recensioni faccio una suddivisione di stile, trama, personaggi, ambientazione ecc. ma con questa storia non riesco. Vogliate scusarmi se sarò un po' caotica.
Se dovessi riassumere il libro in una parola: ipnotico.
Nikolas è stato in grado, con logica ed equilibrio, di scatenare una lotta tra mente e cuore (e usare la testa per attivare il cuore non è così banale).
Di certo lo devo allo stile che segue il flusso di lettura, è immersivo, semplice, ma non elementare. Ciò che ha fatto la differenza è stato come ha veicolato i conflitti attraverso i personaggi. Non ho patteggiato per nessuno, ho amato tutti (ebbene sì, anche Rebecca); anzi, scocco una lancia a favore di Klaus: cinico, ragionevole, e al tempo stesso, nel profondo, emotivo e con i suoi traumi.
Tornando ai personaggi in generale: la loro funzione è stata svolta in modo impeccabile, e vorrei evidenziare la difficoltà di caratterizzare pov multipli in diverse linee temporali.
A tal proposito, ogni periodo storico ha un tema prevalente, almeno in apparenza, che poi converge man mano. Brillante.
La documentazione non sempre viene valorizzata, ma c'è molto altro dietro rispetto a ciò che compare sulla pagina, ed è giusto farne parola.
Il concetto di anima viene affrontato dal punto di vista scientifico, che la definisce come un insieme di processi biochimici concreti e replicabili; eppure, subentra inevitabilmente la fede: com'è possibile stabilire che ciò che viene digitalizzato sia davvero l'anima? Non è qualcosa di tangibile, perciò bisogna credere che sia così. Infatti, non parlo di “fede” come credenza in un dio, ma come fede che esista qualcosa che non è misurabile. È meraviglioso vedere come un aspetto così astratto, venga reso limpido su pagina. Siamo solo un involucro di impulsi elettrici e processi biochimici, oppure c'è qualcosa in più? Qualcosa che non siamo in grado di toccare?
I dialoghi sono stati essenziali e, nonostante l'immensa mole di informazioni, non sono risultati stucchevoli, ma ben diluiti nel corso della narrazione.
In certi punti ho sentito la mancanza di emotività (escludendo i personaggi che non dovevano averne). Ma mi rendo conto che inserendo più “sentimento” sarebbe stato più complicato avere uno sguardo imparziale sulla storia, il che avrebbe influenzato il pensiero del lettore.
Ciò che ha fatto l'autore è stato presentare il conflitto e poi lasciare libera interpretazione. Ed è stato molto apprezzato.
Insomma, basta un nulla a giudicare l'altro, a sentenziare un'etica discutibile... ma nessuno si sofferma su cosa l'ha spinto all'azione e perché. E, soprattutto, è raro che qualcuno riversi questa riflessione su se stesso. Si è sempre pronti a etichettare qualcosa che non rientra nelle proprie corde, senza domandarsi se non è l'illusoria mentalità “avanguardista” a limitare gli orizzonti.
E se fossi io a sbagliare? E se invece avessimo entrambi ragione o torto?
Forse è possibile l'esistenza di un mondo ideale per tutti (o meglio, mi piace pensarlo). Ma a quale prezzo e con che limite? Ci sarebbero davvero persone disposte a sacrificare la propria ideologia per un bene superiore?
E se, cambiando la storia, il Migliore dei mondi venisse costruito su una menzogna? Accetteresti di vivere una bugia, se questa significasse l'assenza di conflitti?
Non ho risposta e non voglio averla. Ma ringrazio Nikolas per la profonda riflessione e per il coraggio di averne parlato.
Non sarà il Migliore dei mondi, ma questo libro ha sicuramente reso migliore il mio.❤️🩹