Il termine indica tante cose, a seconda del campo di studi, ma noi chiamiamo Singolarità il punto in cui tutte le potenzialità si fondono e avviene il salto evolutivo. L’insieme delle potenzialità della materia molecolare e dell’energia unite in una Singolarità hanno prodotto la vita. La vita ha poi prodotto l’anima. Con i suoi studi, comprendendo il funzionamento biochimico dell’anima, passeremo allo step successivo.» «La digitalizzazione dell’anima?» Rebecca mantenne un’aria scettica. «Sì, dottoressa.»
Protocollo Uchronia è un romanzo distopico di fantascienza (o meglio, “sci-fai”) con pov multipli e tre linee temporali.
Di solito, nelle recensioni faccio una suddivisione di stile, trama, personaggi, ambientazione ecc. ma con questa storia non riesco. Vogliate scusarmi se sarò un po' caotica.
Se dovessi riassumere il libro in una parola: ipnotico. Nikolas è stato in grado, con logica ed equilibrio, di scatenare una lotta tra mente e cuore (e usare la testa per attivare il cuore non è così banale). Di certo lo devo allo stile che segue il flusso di lettura, è immersivo, semplice, ma non elementare. Ciò che ha fatto la differenza è stato come ha veicolato i conflitti attraverso i personaggi. Non ho patteggiato per nessuno, ho amato tutti (ebbene sì, anche Rebecca); anzi, scocco una lancia a favore di Klaus: cinico, ragionevole, e al tempo stesso, nel profondo, emotivo e con i suoi traumi. Tornando ai personaggi in generale: la loro funzione è stata svolta in modo impeccabile, e vorrei evidenziare la difficoltà di caratterizzare pov multipli in diverse linee temporali. A tal proposito, ogni periodo storico ha un tema prevalente, almeno in apparenza, che poi converge man mano. Brillante.
La documentazione non sempre viene valorizzata, ma c'è molto altro dietro rispetto a ciò che compare sulla pagina, ed è giusto farne parola.
Il concetto di anima viene affrontato dal punto di vista scientifico, che la definisce come un insieme di processi biochimici concreti e replicabili; eppure, subentra inevitabilmente la fede: com'è possibile stabilire che ciò che viene digitalizzato sia davvero l'anima? Non è qualcosa di tangibile, perciò bisogna credere che sia così. Infatti, non parlo di “fede” come credenza in un dio, ma come fede che esista qualcosa che non è misurabile. È meraviglioso vedere come un aspetto così astratto, venga reso limpido su pagina. Siamo solo un involucro di impulsi elettrici e processi biochimici, oppure c'è qualcosa in più? Qualcosa che non siamo in grado di toccare?
I dialoghi sono stati essenziali e, nonostante l'immensa mole di informazioni, non sono risultati stucchevoli, ma ben diluiti nel corso della narrazione.
In certi punti ho sentito la mancanza di emotività (escludendo i personaggi che non dovevano averne). Ma mi rendo conto che inserendo più “sentimento” sarebbe stato più complicato avere uno sguardo imparziale sulla storia, il che avrebbe influenzato il pensiero del lettore. Ciò che ha fatto l'autore è stato presentare il conflitto e poi lasciare libera interpretazione. Ed è stato molto apprezzato.
Insomma, basta un nulla a giudicare l'altro, a sentenziare un'etica discutibile... ma nessuno si sofferma su cosa l'ha spinto all'azione e perché. E, soprattutto, è raro che qualcuno riversi questa riflessione su se stesso. Si è sempre pronti a etichettare qualcosa che non rientra nelle proprie corde, senza domandarsi se non è l'illusoria mentalità “avanguardista” a limitare gli orizzonti. E se fossi io a sbagliare? E se invece avessimo entrambi ragione o torto?
Forse è possibile l'esistenza di un mondo ideale per tutti (o meglio, mi piace pensarlo). Ma a quale prezzo e con che limite? Ci sarebbero davvero persone disposte a sacrificare la propria ideologia per un bene superiore? E se, cambiando la storia, il Migliore dei mondi venisse costruito su una menzogna? Accetteresti di vivere una bugia, se questa significasse l'assenza di conflitti?
Non ho risposta e non voglio averla. Ma ringrazio Nikolas per la profonda riflessione e per il coraggio di averne parlato.
Non sarà il Migliore dei mondi, ma questo libro ha sicuramente reso migliore il mio.❤️🩹
Sono un po' di parte, ma credo veramente che Protocollo Uchronia sia uno di quei libri di fantascienza che supera il genere, una di quelle opere che, per la sua intelligenza, maturità e visione appartenga alla narrativa generale. Questo, infatti, è un libro splendido, godibile da chiunque abbia più di 14/16 anni. È un libro che ti lascia qualcosa su cui riflettere, un libro che ha qualcosa da raccontare e una voce unica e originale che affronta temi delicati. La storia di Protocollo Uchronia ti rimane in testa ed è una di quelle che difficilmente ti dimentichi. È splendidamente congegniata.
Spero davvero che questo libro arrivi all'estero, perché è una storia potente, meravigliosa e scritta con tanta consapevolezza e studio. Di questo libro si parlerà molto, ne sono certo!
Cosa succederebbe se si scoprisse il modo di digitalizzare l'anima? Cosa accadrebbe al mondo, in quel caso? Ma soprattutto... Cosa accadrebbe agli esseri umani?
Sono queste le domande alla base di Protocollo Uchronia, fantascientifico con una punta di distopia tutto italiano. Il romanzo si struttura su tre linee temporali e, anche se ci metterete un po' ad orientarvi, alla fine tutto si intreccerà per formare un'unica spiegazione. Le tre linee sono tutte diverse ma ben ponderate: la prima è il nostro mondo, come oggi lo conosciamo e, anzi, con qualcosa in più. La seconda linea prende vita in un futuro prossimo. La terza, invece, nel passato dell'antica Roma.
Devo dire che mi è piaciuto molto, soprattutto la parte storica. Anche un po' per deformazione professionale ma è stata la linea temporale che ho preferito, sia per colpi di scena che per il fatto che adoro quando le scene sono ambientate in epoca romana. C'è molta introspezione e, nonostante a volte sia ripetitiva, è stato interessante entrare nella testa dei vari personaggi. Personaggi tutti diversi, così come il mondo che abitano.
Forse avrei voluto una maggiore caratterizzazione del worldbuilding del mondo futuro, mi sarebbe piaciuto saperne di più perchè, fra i tre, è il mondo e la linea temporale più originale.
Non sono impazzita, invece, per il finale, per i miei gusti lascia il lettore con un punto interrogativo troppo marcato. D'altro canto però apre anche la strada per un seguito che, in caso, leggerei volentieri!
Protocollo Uchronia è in grado di affrontare temi importanti, seri e profondi senza perdersi in pesantezza, astrusità o complessi ragionamenti filosofici/religiosi. Nulla è banale né lasciato al caso nell'articolata costruzione della storia. Tre linee temporali all'apparenza distinte che alla fine si intrecciano e chiudono in un unico filone sapientemente intessuto. La fantascienza distopica che viene affrontata di Protocollo Uchronia è una fantascienza intimistica, orientata a riflettere sull'animo umano, la singolarità digitale, il ruolo della religione nella storia umana, il peso delle grandi domande: che cosa ci rende davvero esseri umani? Domande che acquisiscono sempre più importanza con l'avanzare della tecnologia, dell'intelligenza artificiale e l'aprirsi delle soglie del transumanesimo. Un romanzo intenso, capace di porsi domande giuste e di affrontarle con grande cultura, senza mai essere né banale ne pomposo. Un equilibrio perfetto, tra storia, tecnologia e fede, che si sposa ottimamente con i giorni nostri.
Cos'è l'anima? È possibile ridurla a un insieme di dati digitalizzabili? Questo romanzo è tutt'altro che banale. Non ti mostrerà una netta distinzione tra buoni e cattivi, ma i meccanismi che stanno alla base delle loro decisioni, eticamente molto delicate. Perché qui i personaggi sono reali, vivi, così come sono umane le emozioni che muovono le loro azioni. Al lettore è richiesto di abbracciare la complessità, capire che non è tutto bianco e nero, che l'ideale non è universale. Come immagineresti il migliore dei mondi possibili? Probabilmente se ponessimo questa domanda a tutti otterremmo milioni di risposte diverse, spesso in contrasto tra loro. Protocollo Uchronia è un romanzo che fa riflettere, con una trama ben pensata e con un ottimo stile di scrittura. E la cura della ricerca che ci sta dietro traspare da ogni pagina, in ognuno dei tre piani temporali su cui si dipana la storia. Se ami la fantascienza, ma non solo; se ti piacciono i dilemmi morali o filosofici, se ti piacciono i libri che lasciano interrogativi profondi, non lasciarti sfuggire questo gioiellino.
2.5 stelle Trama carina, niente di così nuovo. È un argomento già molto trattato. Mi vengono in mente serie TV come Upload, o libri letti ultimamente come I corpi dell'estate di Castagnet, Accelerando di Stross o la trilogia Altered carbon di Morgan.. anche se qui è declinato in modo differente e in modo comunque convincente.. Grande neo per me, delle tre linee narrative, quella che riguarda l antica Roma (che in realtà da come si capisce subito è solo una simulazione) mi è piaciuta poco.. Capisco la sua utilità alla fine della vicenda, ma il fatto di sapere che è una simulazione, ma l'ha fatta trovare di per se un po' inutile nei vari svolgimenti.. Finale che avrei preferito da libro autoconclusivo e Non da apertura a un ennesima saga..
Forse son partita con aspettative semplicemente troppo alte, speravo davvero entrasse nella top 2023, forse era solo il momento sbagliato. Sinceramente le ultime 60 pagine hanno risollevato un libro che altrimenti non mi avrebbe convinto del tutto.
📖TUTTAVIA, se vi interessa vi consiglio di dargli una possibilità! Ha una solida base ed è bellissimo quando una storia ti fa accendere così tanto i neuroni. Sono curiosa di leggere altro dell'autore!
Ottimo romanzo sci-fi. Tre linee temporali. Vibes da romanzo storico ben documentato, indagine e introspezione. Non ci sono astronavi o raggi laser, ma è science fiction ad altissimo livello, soprattutto perché pone interrogativi che impongono nel lettore una riflessione introspettiva. È questo ciò che un grande romanzo dovrebbe fare. È questo ciò che fa Protocollo Uchronia.
Procollo Uchronia è un esordio di altissimo livello. Ha varie chiavi di lettura, ma è fantastico già come puro romanzo di intrattenimento. Il dipanarsi degli avvenimenti tra rapimenti e attentati in un futuristico mondo in briciole, e combattimenti nell'antica Roma crea un ritmo incalzante che difficilmente vi convincerà a mettere giù il libro. Complimenti a Nikolas per la perfetta ricostruzione storica della Roma di Costantino, anche a livello di linguaggio a rapporti sociali.
Questo romanzo vuole portarci a riflettere su tematiche importanti, il concetto stesso dell'anima e dell'individualità del singolo. Spesso, quando si mescola la teologia a questi romanzi, si tende a dare un volto prettamente negativo alle istituzioni religiose, demonizzandole fino alla fine. L'autore, invece, riesce bene a mostrarci quanto non sia il concetto di religione (ma anche di libertà) a essere errato, quanto gli estremismi. L'estremo è ciò che rovina anche le premesse più positive. L'imposizione di un mondo migliore... sarà migliore per tutti? Se partiamo dal concetto che l'imposizione stessa di un diritto è sbagliata, no. Questa è la mia interpretazione, ma Nikolas ci ha lasciati liberi di riflettere, senza fornirci una sua morale (che è perfettamente in linea con le premesse stesse del libro come azione), ma esponendoci solo i fatti.
Il finale è un enorme punto interrogativo. Mi fa ben sperare in un sequel. Attenderò.
Protocollo Uchronia è un romanzo che intreccia tre diverse linee narrative, ambientate in mondi diversi e/o in tempi diversi: - la prima linea segue Adam e Eve, due entità digitali che si muovono in una realtà virtuale, e cercano di creare il migliore dei mondi possibili. I personaggi si muovono nell'antica Roma. - la seconda linea è ambientata in un futuro non troppo lontano (2099) e segue le gesta del comandante Klaus Roist, incaricato di proteggere il Papa. - la terza linea parte dai giorni nostri e ha per protagonista Rebecca du Puit, una brillante inventrice che lavora con le realtà virtuali. Fin dall'inizio è possibile intuire che ci sia un collegamento tra le tre narrazioni, ma l'autore è stato capace di portare avanti la storia intrecciando poco a poco gli avvenimenti, in un modo sottile e costante che coinvolge sempre di più il lettore. I capitoli ambientati nell'antica Roma rendono evidente quanta cura l'autore abbia messo nella ricerca storica. Tuttavia, non essendo una profonda conoscitrice del periodo, talvolta ho faticato a destreggiarmi tra nomi, luoghi, ruoli e cariche. Sicuramente questa linea narrativa è quella con l'intreccio più complesso, mentre le altre due procedono in modo più lineare. Un'altra caratteristica che ho apprezzato molto è stata l'abilità dell'autore nel calare il lettore nel punto di vista del personaggio, senza interferenze, portando avanti di volta in volta questa o quella visione del mondo. La forza di questo romanzo è che può essere letto a diversi livelli. Si può leggere superficialmente come un'avventura fantascientifica e farsi trasportare dagli intrighi e dai colpi di scena. Oppure si può leggere ponendosi degli interrogativi profondi: che cos'è davvero l'anima? Che cosa ci rende effettivamente quello che siamo? Nonostante il finale tenga la porta aperta per un eventuale seguito, ho trovato la conclusione soddisfacente. Restano degli interrogativi che il lettore è libero di colmare come crede, riflettendo sul senso del romanzo. Se ci sarà un seguito lo leggerò sicuramente.
Libro fantastico e ben curato. Sebbene sia un esordio, l'ho trovato veramente ben costruito. Unica cosa che mi ha fatto storcere il naso è stata la poca chiarezza nel segnalare che fosse una dilogia, altrimenti non lo avrei comprato prima che fosse uscito il secondo capitolo... Poco male perché è glia stato pubblicato il seguito e lo leggerò il prima possibile.
Vi porto finalmente su questi schermi la mia opinione a proposito di Protocollo Uchronia, un fantasy con note distopiche originale nel suo genere e degno della vostra attenzione.
Il libro è diviso tra 3 linee temporali;
Passato Presente Futuro Ogni linea temporale ha i suoi personaggi, buoni o cattivi che siano. L’unico grande punto interrogativo che noi lettori ci terremmo fino all’ultimo è se effettivamente questa digitalizzazione dell’anima possa essere veramente fattibile ma sopratutto a quale costo.
Mi credete se vi dico che questo libro è stato scritto in soli 3 mesi? Così ben strutturato e pensato che risulta quasi impossibile. Ho trovato un’enorme capacita dell’autore nel costruire storie così complesse ma sopratutto ricche di dettagli. Sicuramente un grande lavoro che si vede durante e dopo la lettura.
Vi ho menzionato prima i personaggi, punto focale all’interno del libro. Difficilmente empatizzo con i personaggi problematici, ma qui ne abbiamo molti e per certi versi ti trovi a capire le loro scelte. Pur avendo dei personaggi fuori di testa, il fine delle loro scelte è buono, ma tremendamente egoistico. Non tutti sono diversi come si pensa ma ognuno agirà per il proprio bene, portando così ad una risoluzione del problema che non vi aspettereste mai.
Trovandoci su tre linee temporali diverse il lettore deve mantenere una concentrazione tale da poter collegare tutti i punti man mano che la storia prende piede. Fatico molto in questi casi ma fortunatamente non ho fatto difficoltà con questa lettura, passate le prime 50 pagine non vedevo l’ora di andare avanti nella storia e scoprire ogni piccolo dettaglio nella linea temporale successiva. Questo per me è stato molto importante per la valutazione del libro.
La scrittura del nostro autore è super scorrevole, senza troppi fronzoli o parti inutili che rendono la storia prolissa e pesante. Si va subito al dunque senza perdere molto tempo, infatti il libro è molto breve, ma ricco di trama e dettagli studiati molto bene. La sua scrittura mi ha conquistata.
Troviamo anche molti aspetti storici legati alla religione Cristiana e di come alcuni personaggi vogliano cambiare degli avvenimenti importanti di questa. Tutto ciò non rallenta la storia ma anzi, aggiunge quel particolare interessante. Questo testo è incentrato sul come nel futuro, la tecnologia possa prendere il sopravvento se usata nella maniera sbagliata.
Non mi sarei mai aspettata un finale aperto, ma ammetto che per la prima volta non sono rimasta infastidita. Sapere che ci sarà un probabile secondo volume mi fa ben sperare, il cerchio si chiude e alcuni personaggi sono pronti ad aprirne un altro, e noi lettori insieme a loro.
Tirando le conclusioni, non posso che non consigliarvi questo magnifico libro. Scritto e pensato nel migliore dei modi per catturare tutti i lettori amanti del genere. Spero con tutto il cuore che gli diate una possibilità perché se lo merita.
La fantascienza che fa riflettere. Nikolas, l'autore, crea tre linee temporali che si intrecciano brillantemente. Epoca romana, contemporaneità e prossimo futuro post internettiano.
Il ritmo della narrazione vi farà attraversare le vicende narrate con attenzione e suspense. Devo ammettere che ho una fascinazione verso lo stile di Buticchi ne "Le Pietre della Luna" e il magistrale Asimov. Del primo rivedo in Nikolas la sapiente gestione delle linee temporali, della causalità delle azioni e dei loro riscontri in vicende successive. Del secondo riscopro nell'autore di Protocollo Uchronia le doti della gestione del tempo stesso e dell'analisi dell'impatto della tecnologia e delle scelte dei personaggi sull'evoluzione della società.
Protocollo Uchronia ci fa ragionare su temi etici scottanti facendoci divertire e appassionare. La narrazione scorrevole pur nella difficoltà tecnica di produrre un romanzo di questo tipo sottolinea le capacità fuori dall'ordinario dell'autore.
Devo dire che il primo capitolo mi ha tramortito. L'effetto straniante mi ha indotto a chiedermi se non fossi entrato in un mondo troppo distante dalla mia sensibilità. Ma mi sono ricreduto capitolo dopo capitolo fino ad empatizzare con gli avatar digitali, ma scoprirete solo alla fine il perché di questo richiamo emotivo.
Da accademico non potevo non rivedermi nei drammi che si mescolano alle gioie e alle delusioni di Rebecca. Allo stesso tempo l'arco di trasformazione di Klaus ha modificato la mia concezione dell'eroe classico. Anche il papa umanizzato da ira e compostezza altalenanti fa riflettere. Quasi stessimo leggendo al contempo di un Dio crudele dell'Antico Testamento e di uno magnanimo del Nuovo.
La riflessione sui limiti della moralità legati all'anima, sull'ineluttabilità della storia, sui confini da autoimporsi in quanto scienziati o rivestendo ruoli centrali nel potere mondiale fanno di quest'opera non solo intrattenimento, che pur si può gustare senza sforzo, ma lascia spazio a interrogativi profondi per chi se li vuole porre.
Quanti libri sono in grado di abbracciare, in maniera convincente, più di un genere letterario? Vi sono i gialli storici, i fantasy romance, i thriller fantascientifici, ma qui abbiamo un romanzo che sfida i gemellaggi cui siamo abituati, in una fusione di elementi antichi che proiettano inquietanti ombre su di un futuro non così lontano.
Protocollo Uchronia è un viaggio nella Roma Antica, tra lotte e inseguimenti, nel tentativo di arginare la nascita del Cristianesimo per come lo conosciamo oggi, ma è anche una madre, una scienziata desiderosa di sviluppare una tecnologia per donare una vita al figlio rimasto paralizzato e no, non solo questo, perché è anche una catastrofe globale alla fine del nostro secolo dove ogni rete di connessione collassa e il Papa, scortato da una Guardia Svizzera, tenta di sopravvivere al caos che ne deriva, per sé stesso e per la Chiesa. Tre linee temporali, tre storie tremendamente lontane eppure vicine e intersecate, in un dialogare splendidamente complesso.
Sono molti i pregi di cui l’autore, Nikolas Dau Bennasib, può vantarsi, e non sono affatto scontati. Ho apprezzato l’accuratezza storica e le ricostruzioni del periodo romano, tanto nelle descrizioni quanto nel ricreare una lingua per i personaggi; ho apprezzato le voci dei protagonisti, ben distinte e pulite, perché credo che entrare in sintonia con figure la cui morale è grigia e discutibile sia sempre un successo; ho apprezzato i risvolti finali, per me inaspettati, curiosi, oserei dire sorprendenti. E ho apprezzato l’edizione curata, con una copertina perfetta sintesi del tutto.
Protocollo Uchronia è un viaggio sui binari di una tematica complessa: cosa farebbe questa umanità scellerata se scoprisse la digitalizzazione dell’anima? L’autore non pretende di fornire una risposta, ma pone domande, genera dubbi, lascia riflettere, e lo fa con una storia avvincente, per un romanzo che è sì fantascienza, ma non rinnega un antico passato e tutto quel mondo che ancora oggi stiamo vivendo.
Ormai con Lumien vado sul sicuro. Ero sicura che il libro mi sarebbe piaciuto, ma ha persino superato le mie aspettative! Questa storia è una distopia - terribilmente credibile, con richiami ai nostri giorni fin troppo reali - ma è anche una piccola riflessione su cosa sia l'etica e da cosa siano guidate le nostre scelte, anche quelle che riteniamo essere fatte per il bene. È una finestra su storie di evoluzione e involuzione, costantemente alternati tra loro grazie alle 3 linee temporali gestite benissimo. Non fatevo spaventare, non potrete confondervi né perdere il filo, perché l'autore è bravissimo nel caratterizzare le "voci" di ogni linea temporale, così come lo è nel delineare i propri protagonisti, che sono lo strumento attraverso il quale ogni dubbio morale, etico, umano, si sviluppa. E mi hanno stupito, perché inizialmente i loro ruoli sembreranno perfetto cliché fino a scomporsi davanti ai fatti storici che affrontano e a ricomporsi in qualcosa di diverso, non sempre come me li sarei aspettata. Ci sono momenti di pura scienza e momenti di pura filosofia teologica, eppure non risultano mai forzati, né pesanti. Lo stile di scrittura è talmente fluido e ben incardinato che lasciare la lettura è stato molto difficile. Tra l'altro, credo ci siano dietro ricerche, studi e tanta passione dietro i temi trattati, e questo non fa che accrescere il valore di questo volume (che ha un seguito, che recupererò al più presto). Ho particolarmente apprezzato la sottile linea di confine tra l'etica dell'uso della tecnologia per fare del bene e la morale che guida chi questa tecnologia la sviluppa, perché mostra - una volta di più - che a volte anche gli ideali più grandi sono in realtà macchiati da piccoli guadagni personali: che anche con tutta la buona volontà e il rigore, il Migliore dei Mondi resta un concetto terribilmente personale e costruito con i limiti del nostro essere umani.
Lettura interessante, veloce, che propone una riflessione sul concetto di anima o identità senza proporre una soluzione già pronta.
La trama non sembra avere un vero è proprio arco, impressione dovuta anche alle tre linee temporali da seguire che, sebbene si uniscano alla fine dando un senso di completezza e continuità, non riescono a essere approfondite nelle meno di 300 pagine (divise appunto per tre PdV). In questo senso, manca di evoluzione morale dei personaggi protagonisti, e di questo ne risente l'empatia. Nonostante i vari PdV abbiano un conflitto interno, nessuno di loro arriva alla fine profondamente cambiato. Il conflitto esterno è comunque abbastanza interessante da accompagnarci fino alla fine. Va segnalato inoltre come anche i personaggi secondari non siano bidimensionali, ma umanamente credibili, con sogni, ambizioni e incoerenze.
Lo stile è piacevole, in alcuni punti manca di dettagli concreti mentre in alti ne è ricco, permettendo così di immaginare appieno cosa stia accadendo. La lettura, come detto, è veloce anche grazie a ciò.
Tre linee temporali, tre storie interconnesse. L'autore utilizza questa forma, ottimamente strutturata, per affrontare argomenti di un certo peso: fin dove è lecito spingersi con la scienza e la tecnologia? Cos'è l'anima? Qual è il migliore dei mondi possibili? Le risposte a queste domande cambiano a seconda dei punti di vista dei personaggi, ognuno forgiato dalle proprie esperienze. L'autore si destreggia bene tra forma e contenuti dando vita ad un bel romanzo di fantascienza che intrattiene e offre anche un sacco di spunti.
A me è piaciuto ed è capitato che facessi le due di notte per leggerlo. Nikolas Dau Bennasib ha indubbiamente del talento. Ciò detto, il trope del personaggio femminile caro al protagonista maschile che viene stuprato per avanzare l'arco narrativo del summenzionato protagonista maschile sarebbe meglio rimanesse negli anni Ottanta, che in un libro del 2022, altrimenti scritto con una certa intelligenza, è fuori posto.
Sarà una di quelle recensioni a punti perché questo libro ha equamente dei pro e dei contro.
Partendo dai primi:
▪️La premessa è molto intrigante. Una domanda — cos’è l’anima umana? — viene esplorata attraverso tre narrazioni: quella dubbiosa di una guardia svizzera accecata dalla vendetta in un mondo post-apocalittico; quella disperata di una scienziata alle prese con teorie transumaniste e mappatura neuronale; e quella apparentemente perfetta di due avatar digitali che ricercano il “migliore dei mondi”.
▪️ Inevitabilmente, parlando di anima si parla di religione (soprattutto cristiana, ma non solo), dell’impatto che essa ha avuto sulla Storia dell’umanità e sul rapporto religione/scienza. Nel finale questa complessa tematica raggiunge una conclusione soddisfacente. Mi è rimasta impressa una frase che ribalta i preconcetti che si potrebbero avere approcciandosi alla lettura: «chi dice migliore sottende un bene, e chi sottende un bene ha una sua morale». Il mio animo relativista ha apprezzato.
▪️ Lo stile è fluido, leggero, i capitoli scorrono via davvero velocemente.
Accanto a questi punti di forza ho però riscontrato anche alcune criticità:
▪️ Il libro è corto. Posso tranquillamente affermare che è TROPPO corto, non solo per sviscerare al meglio i problemi che affronta, ma anche per rappresentare bene le tre diverse ambientazioni.
▪️ L’altra conseguenza delle poche pagine di questo romanzo è che ho avuto difficoltà a empatizzare con i personaggi. Sono tutti ben distinti e hanno degli archi coerenti e interessanti e infatti ero curiosa di sapere come si sarebbero concluse le loro storie; ma dal lato emotivo non mi hanno detto quasi nulla. È stato come incontrare sconosciuti affascinanti in metro: il viaggio è stato troppo breve per approfondire la conoscenza 😅 ed è stato un peccato.
▪️ Sono contenta che ci sia un seguito, perché altrimenti alcune questioni secondarie accennate negli ultimi due capitoli sarebbero rimaste un po’ appese. Per il resto, Protocollo Uchronia funziona bene come stand-alone.
Come nota finale: la parte grafica è curatissima (tranne per un paio di pagine in cui l’inchiostro era scolorito 😅) e l’edizione molto maneggevole (nota di merito: è sopravvissuta intatta a due viaggi in treno sul fondo del mio zaino 💀).
Questa è la storia di una donna, che per amore di suo figlio, affetto da tetraplegia, decide di dedicare la sua vita alla creazione di una realtà virtuale in cui suo figlio può aggirarsi come e dove vuole senza impedimenti fisici. Ma ovviamente non tutto fila liscio. Il casco per la realtà virtuale che ha creato ha la capacità di mappare il cervello di chi lo usa e l'azienda per cui lavora lo userà per creare nuovi e migliori esseri. Dopo la notizia sconvolgente di una catastrofe planetaria imminente, la donna, insieme ad un eccellente team, decide di usare questa tecnologia per cercare di migliorare il mondo facendo dei viaggi nel tempo in una realtà virtuale e capire come creare un mondo migliore senza il fanatismo religioso.
Togliendo il fatto che pensavo si trattasse di viaggi nel tempo e invece sono solo simulazioni, non ne ho capito il senso. Mi spiego meglio: che senso ha fare viaggi virtuali nel tempo per poi spiegare alla popolazione rimasta come vivere senza religione, quando anche le religioni verranno comunque tramandate? Qual è il senso di fare viaggi virtuali? Non potevano farlo senza viaggi virtuali? Davvero non capisco il senso. Il libro è anche carino e interessante dal punto di vista etico. E' giusto trasferire una coscienza su un altro corpo che sia umano o macchina? Nel libro viene chiamata anima, ma si tratta di coscienza, di mappatura del cervello. E qui ci si chiede se l'anima esiste o meno. Penso anche che non ci sia una reale fine a questo romanzo perché in effetti non ci mostra una fine, non ce la fa nemmeno intuire. Vincono le religioni o la scienza? Non si sa. Quindi sì, dopo averne sentito parlare bene a destra e a manca ne sono rimasta un po' delusa. Forse sono io di gusti difficili o forse non l'ho capito appieno. Forse mi aspettavo qualcosa di diverso, forse avevo aspettative troppo alte. Chissà!
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Protocollo Uchronia è un romanzo fantascientifico avanguardistico che si sviluppa su tre linee temporali, rendendo la narrazione originale e decisamente incalzante. L'autore ha uno stile piacevole, scorrevole e ricorre spesso alla tecnica "show don't tell", rendendo la storia ancor più coinvolgente e vivida. Il vero valore del libro, però, si può apprezzare sul piano etico: il libro porta il lettore a riflettere su temi controversi quali l'esistenza dell'anima e se la tecnologia possa veramente sconfiggere la morte. Ma, in realtà, questo libro è molto di più, va oltre, accostando a un messaggio di grande spessore una narrazione avventurosa e avvincente. La domanda che più mi ha fatta riflettere è "Possiamo davvero creare il migliore dei mondi?" Inoltre, questo mondo sarebbe migliore per tutti o solo per alcuni? Chi siamo noi per decidere? Temi di spessore affrontati con grande abilità, tenendo il lettore incollato alle pagine e con il desiderio, alla fine, di saperne di più.
Ho scoperto questo romanzo di fantascienza un po' per caso, scorrendo i social e imbattendomi nel profilo della sua casa editrice, Lumien, che è specializzata proprio nei generi sci-fi e fantasy. Questo libro, che potrebbe definirsi uno sci-faith, è stata una scoperta davvero piacevole: si tratta di un romanzo autoconclusivo che, spingendosi molto più in là rispetto a tantissimi libri fanstascientifici attuali, compie un'indagine su tematiche universali come il significato dell'anima e il ruolo della tecnologia per l'umanità. Sono un'appassionata delle ucronie, e devo dire che Bennasib con il suo stile coinvolgente e le sue idee originali è riuscito a creare un romanzo che da subito è salito in vetta delle mie classifiche personali. Libro consigliatissimo per tutti gli appassionati di fantascienza!
"Il casco era già stato testato e approvato. Avrebbe funzionato anche su di lui. Doveva funzionare ... Il logo dell'albero e le venature dell'intero casco si illuminarono di rosso cremisi. Sullo schermo apparve un selciato che si inoltrava tra antichi templi romani"
IL PROSSIMO PASSO DELL'EVOLUZIONE SARÀ... GOKU?!?
Nell'ultimo anno sono incappata in modo più o meno accidentale in diversi testi SFF italiani che hanno catturato la mia curiosità. E quindi, dopo essere stata per decenni ingannevolmente convinta che Troisi e Randall fossero (ahinoi!) le uniche esponenti del fantasy nostrano, ho deciso di fare un tentativo con Lumien, una CE poco più che neonata ed estremamente attraente sul versante estetico. Tra le loro pubblicazioni ho selezionato un paio di serie, ed eccomi ora a parlare di "Protocollo Uchronia", una lettura un po' lontana dal mio palato poco avvezzo alla fantascienza ma fornita di uno spunto speculativo intrigante.
Spiegare nel dettaglio la trama comporta un altissimo rischio di spoiler, quindi mi limito a far presente che vengono alternate tre narrazioni collocate in diversi punti del tempo e dello spazio, ma accomunate ed influenzate dall'invenzione di una avveniristica console chiamata Zoe. Questo dispositivo compie dei veri prodigi tecnologici, trasportando i videogiocatori all'interno di una realtà virtuale che ha ben poco da invidiare a quella concreta. Gli sviluppatori della Zoe sembrano però coinvolti anche in esperimenti discutibili, e potenzialmente in una catastrofe digitale che ha portato al tracollo della società civile sul finire del nostro secolo.
Se questo sunto vi pare confuso e ricco di elementi disarmonici, chiaramente non avete ancora letto il libro! a tutto questo si sommano infatti moltissime diatribe religiose, complotti internazionali, vicende private e sale q.b. Da un lato questo pastiche permette al lettore di scoprire la storia un poco alla volta, individuando pian piano i collegamenti tra personaggi che in un primo momento sembrerebbero del tutto estranei gli uni agli altri; dal lato opposto questo accumulo di idee risulta eccessivo, soprattutto tenendo in considerazione la brevità del testo. È questa la causa dietro il principale difetto del romanzo.
Troppe nozioni da fornire al lettore e poco spazio a disposizione portano infatti l'autore a ricorre ad una quantità esagerata di spiegoni, e non uso il termine in senso iperbolico: ci sono letteralmente dei dialoghi in cui i personaggi si scambiano informazioni che già possiedono a solo beneficio di chi legge, oltre ad altre in cui qualcuno mima ignoranza o ingenuità inverosimili per forzare un altro carattere a raccontare avvenimenti passati oppure determinate regole. La limitatezza della narrazione incide logicamente anche sulla definizione delle personalità, tanto che i personaggi secondari sembrano quasi delle comparse impersonali.
Per quanto riguarda i protagonisti invece un minimo di approfondimento è presente, specialmente in relazione alle loro motivazioni. In questo caso entrano però in gioco delle antipatie personali: la dottoressa Rebecca du Puit mi è sembrata odiosa (e forse proprio così doveva essere) e per nulla coerente nel suo percorso -anche a causa delle enormi ellissi temporali-, mentre il comandante Klaus Röist è stato ben presto screditato ai miei occhi dall'archetipo del fridging, che mi è venuto a noia qualche centinaio di libri fa. Tra l'altro questo trope non sono viene dipinto in una chiave manipolatoria, ma in generale è trattato con una terrificante indelicatezza; e me ne stupisco poco dal momento che l'autore ha scelto solo beta reader maschi.
Rispetto alle vicende di Rebecca e Klaus, ho trovato molto più interessante seguire Adam ed Eve; neppure loro dimostrano un acume degno di nota, però la particolarità della loro missione rende maggiormente stimolante la lettura, oltre a portare su carta un focus affascinante sulla guerra civile romana del 306, e la conclusione migliore delle diverse linee di trama. Oltre a quelli già menzionati, mi sento di includere tra i pregi anche le riflessioni che il testo intende ispirare (sul piano della morale personale, dell'etica aziendale e della responsabilità religiosa) e l'originalità dell'idea alla base, sommata ad uno sviluppo affatto banale che, in un periodo di letture grossomodo prevedibili, è stata una piacevole ventata d'aria fresca.
Lo stesso non posso dire della prosa di Dau Bennasib, che presenta una quantità importante di ingenuità stilistiche. In primo luogo è presente un ricorso eccessivo e fastidioso al telling, sia per spiegare il passato dei personaggi che per colmare i tanti salti temporali; sono poi presenti parecchie descrizioni di azioni fuori luogo o semplicemente illogiche, in particolare durante i dialoghi, nei quali i protagonisti compiono movimenti innaturali giusto per dare l'illusione di una scena complessa. Il testo è inoltre appesantito da manierismi anacronistici e da precisazioni non sempre necessarie, il tutto per evidenziare che il caro Nikolas ha studiato e ci tiene a farcelo notare... Peccato che risulti ben più facile notare i numerosi refusi! Un ulteriore demerito riguarda la componente sci-fi, che a tratti dà un senso di confusione e perfino di contraddizione, però molto probabilmente si tratta di un problema mio: preferirei sempre ottenere delle spiegazioni esaustive al massimo.
Un po’ breve, scritto molto bene, personaggi interessanti ma tiepidi. Poteva essere più lungo. Troppi stupri usati come plot device, si potevano evitare. Per il resto ho un’opinione positiva, Evie ti voglio bene.
La domanda "Si può cambiare la Storia per creare il Migliore dei mondi?" sembra essere il punto di partenza dal quale prende le mosse "Protocollo Uchronia" di Nikolas D. Bennasib, romanzo di fantascienza targato Lumien Edizioni. Il titolo rimanda molto a questa domanda iniziale, a questo desiderio di cambiare la Storia, anche se l'ucronia, più che un'etichetta di genere, rimarrà solo un elemento tematico interno al romanzo.
La trama si articola su tre piani temporali diversi: il primo ambientato nel passato, anche se in un passato fittizio, ricostruito digitalmente sul modello di "Assassin's Creed", e che sarà teatro degli esperimenti ucronici di due personaggi chiamati simbolicamente Adam e Eve; il secondo ambientato nel presente e in un futuro prossimo; e il terzo ambientato nel 2099, un futuro distopico in cui internet e le connessioni sono saltate e il mondo è in preda al caos. Ben presto si capirà che queste tre dimensioni sono in realtà più vicine di quello che potrebbe sembrare all'inizio, e pian piano verranno svelate tutte le varie interconnessioni che queste presentano, fino alle rivelazioni finali - molto sorprendenti e ben studiate.
L'aspetto che più mi è piaciuto di questo romanzo è stato infatti proprio l'intreccio, e il modo in cui le diverse linee narrative si intersecano fra loro. All'inizio c'è da dire che ho un po' faticato per entrare nella storia: la mole di informazioni da assimilare era tanta e la presenza di tre punti di vista diversi ha reso la lettura dei primi capitoli un po' difficoltosa. Se avessi iniziato a leggerlo per caso, senza un reale interesse verso l'argomento, forse lo avrei addirittura interrotto, ma poiché ero molto curioso di scoprire come sarebbe evoluta la storia (e poiché questa curiosità veniva sollecitata da molti elementi presenti in questi capitoli), sono andato avanti e devo dire che questo piccolo sforzo per entrare nel vivo della vicenda è stato ampiamente ripagato. Una volta chiarite le premesse fondamentali (come per esempio il funzionamento della realtà virtuale di Zoe), la storia mi ha catturato e il rilevamento graduale di come le varie vicende si intersecassero tra di loro è stato fonte di soddisfazione. Anche il tema centrale del romanzo (il concetto di immortalità dell'anima legato all'idea di "Migliore dei mondi") è un altro grande punto di forza dell'opera. L'autore utilizza il genere fantascientifico (inteso in senso molto ampio) come strumento per parlare di temi profondamente etici e morali, mettendo il lettore davanti a modelli di comportamento opposti, ma senza prendere apertamente posizione. Tutti i personaggi del romanzo si interrogano, mettono in dubbio le proprie certezze e i propri ideali; e anche se molti di loro giungono a conclusioni radicalmente diverse, il lettore ha comunque la possibilità di farsi una propria idea, di interrogarsi a sua volta su cosa rende tale l'essere umano. A ciò si ricollega conseguentemente lo stile di scrittura, che adottando di capitolo in capitolo un punto di vista diverso (quattro per le tre linee temporali) permette al lettore di "immergersi" ogni volta in una coscienza diversa, quasi come se il libro stesso fosse un'esperienza di realtà virtuale proiettata in un differente contesto spazio-temporale. La prosa è asciutta ma evocativa, veloce (poiché non si perde troppo in spiegazioni ed elucubrazioni mentali) ma allo stesso tempo descrittiva, in grado di evocare - al netto di qualche passaggio e qualche dialogo forse un po' macchinoso - i giusti dettagli delle ambientazioni e dei personaggi.
In conclusione, "Protocollo Uchronia" si tratta di un romanzo senza dubbio da leggere e da consigliare, riuscito sotto tutti i punti di vista, con un finale forse un po' troppo aperto per i miei gusti, ma che lascia ben sperare per un seguito.
É un romanzo con delle ottime premesse e interessanti spunti di lettura, peccato che la parte succosa arrivi negli ultimi capitoli dopo un lunghissimo preambolo che, invece di creare aspettative, rischia di annoiare e mettere da parte la lettura. Ho fatto davvero fatica a proseguire perché non sembrava mai decollare e tutto si concentra nella parte finale con un risultato superficiale, affrettato e semplicistico: le posizioni delle due fazioni sono ridotte all'osso, ma non è così semplice e dicotomico, i é sembrato un po' troppo riduttivo come discorso, che non tenesse conto delle sfumature. Ed è un peccato, perché gli argomenti sono stimolanti: si parla di individualità, di umanità, delle possibilità ma anche dei rischi a cui può condurre il progresso tecnologico, all'idea di cosa sia il "bene superiore"...non si possono ridurre questi argomenti a pochi capitoli, soprattutto non a favore di un introduzione lunghissima e spesso confusa. Tutta la parte di storia per me è stato una fatica da seguire non avendo in mente i fatti accaduti, e ho trovato il piano dei due personaggi difficile da comprendere proprio per la mancanza di una base. Anche i continui cambi di punto di vista hanno spezzato molto il ritmo: é stata una bella idea, ma forse avrei gestito meglio le cose da raccontare, saltando molte parti che non so quanto siano state utili ai fini della trama. Per quanto il compito fosse quello di comprendere tutta la sfilza di eventi che hanno portato al finale, le motivazioni di molti personaggi mi sembrano troppo deboli rispetto alle azioni che compiono, soprattutto da parte di Rebecca; probabilmente non condivido le sue idee e i suoi principi, non sono riuscita a empatizzare con lei, ma per quello che le è successo, non so se avrei fatto lo stesso, soprattutto perché da un certo punto in poi sembra solo disperatamente e assurdamente convinta. Nemmeno con gli altri personaggi sono riuscita a entrare in sintonia e simpatizzare, forse perché non sono bastati quei capitoli a farli conoscere davvero; si rimane sempre un po' sulla superficie e non si approfondisce mai la loro psicologia se non per qualche sprazzo, ma non basta a renderli...reali, sembrano quasi incarnazioni di un principio più che persone. Questo, probabilmente ha contribuito a rendere più ostica la lettura perché laddove mi sarei dovuta emozionare, sono rimasta impassibile, non ho sentito il pathos che sapevo doveva esserci. Un'altra cosa che non ho molto apprezzato è lo stile: mi è sembrato troppo didascalico, con troppi aggettivi e aggiunte non utili ai fini della trama; si vede che è lo stile di qualcuno acerbo, che sta ancora cercando il proprio modo di comunicare e segue un metodo più scolastico e didattico. Da questa recensione sembra che non mi sia piaciuto, piuttosto non mi ha convinta appieno: le idee di fondo sono bellissime e spettacolari, danno adito a tantissime riflessioni e discussioni, purtroppo vengono penalizzate da un romanzo che concentra la sua bellezza nella parte finale, dopo un percorso molto lento e lungo, che non invoglia ad arrivare alle sconvolgenti rivelazioni finali e alla parte più interessante, accattivante ed emozionante. Si vede che c'è una grandissima ricerca di fondo (soprattutto per la parte storica, anche se avrei cercato di renderla più fruibile per chi non si ricorda niente dai tempi delle superiori), molte idee originali che meriterebbero un approfondimento (soprattutto il mondo del futuro) e un dibattito interessante come punto di arrivo, però é tutto troppo diluito all'inizio e concentrato alla fine, con un finale che non da' soluzioni: ce lo si aspetta, ma forse avrei preferito sapere cosa succede dopo, avere un punto e non un punto di domanda.
Protocollo Uchronia è un libro che non mi aspettavo potesse piacermi così tanto, sono sincera. L’ho iniziato a scatola chiusa, ma già dai primi capitoli è stato in grado di trasportarmi nel fulcro della narrazione. L’autore ha creato tre linee temporali che, inizialmente, vi sembreranno distanti l’una dall’altra ma, man mano che andrete avanti, capirete quanto siano interconnesse fra di loro. Ogni linea racconta di personaggi con motivazioni molto forti, ognuno di essi è convinto della propria verità e del proprio obiettivo, che perseguono per dovere, senso di responsabilità o anche solo per amore (verso i figli, in questo caso <\3). Arrivati alla fine, forse vi farete una vostra idea su ciò che è giusto o sbagliato, su cosa è davvero il “Migliore dei Mondi” e come perseguirlo. Se esiste, oppure è solo un’utopia. Complimentissimi anche all’autore per essere riuscito a unire i punti di questa trama in maniera assurda, intrecciando credenze, politica, religione e filosofia tutto in unico romanzo. Non vedo davvero l’ora di leggere il sequel!
Questo libro è ad un livello superiore! Merita di essere letto da tutti, anche da chi non è amante del genere, FIDATEVI!!! VI PIACERÀ!!! Merita di andare oltre i confini italiani, merita di arrivare in mano ad un regista 🎬 Holliwoodiano e di diventarne un film pazzesco!
Questo libro ti resta dentro! Ti fa ragionare e mettere continuamente in discussione! Ti sprona a pensare in modo diverso. Non ci sono buoni, non ci sono cattivi, ci sono punti di vista e tutte le volte ti ci butti dentro e cerchi di capire “Cosa faresti io?”