Recentemente ho finito di sistemare nella mia nuova libreria tutto ciò che era contenuto nella miriade di scatole giacenti nella mia dimora già molto tempo prima che tale libreria fosse fabbricata, perché mia Madreh, dopo averli ospitati presso di lei per circa tre lustri, si era giustamente un po’ rotta la minchia.
Tra i tanti libri e giornali contenuti in quelle scatole ho ritrovato a sorpresa anche un libriccino dal titolo Conta tu che conto anch’io, probabilmente una delle prime opere letterarie passate tra le mie mani.
In esso si insegnava al lettore a contare tramite l’ausilio di accattivanti disegnetti e graziose poesiole, quali:
Un orsetto molto peloso
era uscito in un giorno nevoso
per visitare un amico malato
un pupazzo di neve gelato.
Due gialle paperine
facevan gustose merendine
sotto due alberi frondosi
che le proteggevano nei giorni afosi
E così via, fino ad arrivare al dieci.
Perché vi sto raccontando questi raccapriccianti aneddoti sui miei traumi infantili?
Soltanto per darvi un metro di paragone: il tenore e lo spessore letterario di Conta tu che conto anch’io è infatti di gran lunga superiore a quello de La Regina d’oro.
A volte si ama talmente tanto un autore che di lui/lei si dice che si leggerebbe volentieri anche la lista della spesa. Qualcuno deve averlo fatto sapere a Christian Jacq, che ha preso la cosa in modo forse un po’ troppo letterale.
Questo libro tenta di raccontare la vita della regina Hatshepsut, una delle poche donne Faraone nella storia dell’Antico Egitto.
Una figura di sicuro che avrebbe potuto ispirare una trama complessa e interessante, anche se quasi del tutto inventata, considerata l’esigua quantità di fonti a disposizione.
Si sarebbe potuta approfondire la psicologia di una donna che ha raggiunto l’apice del potere in un tempo così antico, creare una vicenda ricca di emozionanti colpi di scena, grandi misteri e avventure.
Jacq invece ci regala una serie di avvenimenti raccontati più o meno così:
Hatshepsut pensa una cosa.
La fa.
E’ un gran successo.
I suoi nemici escogitano un piano per toglierle il potere.
Qualcuno intuisce il pericolo.
Il piano viene sventato.
Ripetere per trecento pagine.
Fine.
I personaggi, compresa la protagonista, sono figure senza spessore, senza sfumature, senza una personalità, se si eccettua la divisione in buoni e cattivi.
La trama, come ho già spiegato prima, è una serie di episodi senza tensione narrativa.
La scrittura è ai minimi storici. Probabilmente mi sto impegnando di più io nella scrittura di questo commento di quanto Jacq non abbia fatto nel suo libro.
E’ stata una vera delusione, anche perché non ho fatto adesso la mia conoscenza con quest’autore.
Ricordo che, quando avevo letto la serie di Ramses, mi era piaciuta tantissimo.
Ne avevo divorato i quattro volumi pubblicati e avevo atteso con ansia l’ultimo. Riesco ancora, a distanza di più di vent’anni, a percepire la gioia che ho provato quando l’ho visto esposto in libreria.
Se guardate le date di pubblicazione, capirete che è passato molto tempo da allora.
Io non ricordo praticamente più nulla di quei libri, se non, appunto, quanto li avevo amati.
Visto che La Regina d’Oro è molto recente, mi domando se siano i miei gusti letterari a essere così cambiati nel tempo, se sia la scrittura di Jacq a essersi così impoverita o se già quei libri fossero meno che mediocri e io abbia solo affinato la mia sensibilità di lettrice.
Potrei scoprirlo facilmente, andando a riprendere i libri di Ramses e riguardandoli, anche solo velocemente, ma devo ammettere che ho paura della risposta.
Se anche dovesse venirmi la tentazione, non potrei farlo con facilità, perché i libri di Ramses non erano nelle scatole consegnatemi da mia Madreh, visto che in realtà erano suoi, quindi per fortuna lei ci ha messo Conta tu che conto anch’io.