"Il conflitto tra israeliani e palestinesi in questi ultimi anni è di nuovo andato avvitandosi su di sé, dopo gli spiragli degli anni Novanta. Delle speranze trascorse rimane ben poco mentre delle antiche diffidenze tutto sembra essere stato riconfermato. Alla radice rimane il mancato riconoscimento reciproco, la tragica finzione per cui, affinché l'uno possa esistere, l'altro debba scomparire una volta per sempre". Una terra, due popoli, ma non ancora due Stati. Claudio Vercelli affronta, attraverso un'analisi dell'evoluzione del confronto tra arabi ed ebrei, dalla seconda metà del XIX secolo ai giorni nostri, gli elementi prioritari cosi come i nodi problematici che sono a tutt'oggi sul tavolo della discussione: le identità nazionali, le risorse materiali e simboliche, la demografia, il ruolo delle religioni.
Claudio Vercelli (Torino, 1964) è uno storico italiano contemporaneista. Le sue aree specifiche di competenza sono la storia europea del Novecento, quella mediorientale e i regimi totalitari. È docente di storia dell'ebraismo all'Università Cattolica di Milano nonché di storia dell’Europa contemporanea presso l’Università Popolare di Torino. Dal 2003 è pubblicista professionista iscritto all'Ordine dei giornalisti del Piemonte. Redattore della rivista Shalom "mensile di informazione e cultura ebraica", edito dalla Comunità ebraica di Roma, uno dei principali organi di informazione degli ebrei italiani. Collabora anche con Patria Indipendente, rivista edita dall' Associazione Nazionale Partigiani d'Italia oltre che con la pubblicazione online Moked e con il mensile Pagine Ebraiche, due pubblicazioni dell'Unione delle comunità ebraiche italiane (UCEI). Dal 2010, per le pagine culturali, è collaboratore del quotidiano il manifesto.
Un buon saggio sul conflitto israelo-palestinese, che lo racconta dalla fine dell'Ottocento al 2010. Piuttosto equlibrato nella scrittura, senza essere palesemente di parte, direi che è un buon libro per conoscere meglio gli avvenimenti di questo drammatico conflitto, che dura ancora e che credo, anche a seguito della lettura di questo libro, che durerà sempre (o fin quando uno dei due popoli non venga annientato, una conclusione tragica che sarebbe meglio evitare). Una buona caratteristica di questo saggio, è che l'autore non si dilunga troppo, rimanendo focalizzato sul racconto del conflitto. Per avere una conoscenza ancora più approfondita, però, suppongo sia meglio leggere altro
Questa di Vercelli è una corretta ed asciutta analisi dei vari passaggi storici che hanno portato all'odierna situazione nell'annoso conflitto in Medio Oriente. Molto interessante soprattutto il primo capitolo, in cui le origini del conflitto sono individuate già nel secolo XIX, in cui le sorti del sionismo ebreo e della comunità palestinese apparivano già su un traiettoria di scontro. Mi sono rafforzato nella mia opinione che i responsabili primi di questa impossibilità di arrivare ad una composizione del conflitto sono gli europei in generale e gli inglesi in particolare. Il comportamento ambiguo, meschino e squallido nella gestione del Mandato dei britannici non ha fatto altro che alimentare alternativamente le aspettative delle due parti in causa, da un lato, finendo altresì per convincerle che nessuno si sarebbe preso in carico la gestione del conflitto. Così, fin dagli anni '30 è stato chiaro agli ebrei che l'unico metodo per stabilirsi in Palestina era quello di mettere tutti davanti al fatto compiuto, creando una forza militare superiore e una comunità sociale solida - gli avversari palestinesi, d'altro canto, hanno subito la manipolazione degli altri stati arabi, trincerandosi dietro richieste ed aspirazione irrealistiche e completamente scollate dalla realtà. Molto rivelatori anche alcuni dettagli sui cortocircuiti della guerra di propaganda: sia gli ebrei che gli arabi gonfiarono il bilancio delle vittime del massacro di Deir Yassin - i primi per alimentare l'immagine della propria forza militare e far fuggire i civili palestinesi, i secondi per dipingere gli avversari con tinte negative. Un obiettivo concreto e preciso per Israele (raggiunto), una vaga e inutile lamentazione per i palestinesi (con nessun effetto concreto). Israele cinica e spietata nel perseguire i propri obiettivi (al punto, per esempio, che alcune formazioni di destra assassinarono il conte Bernadotte, diplomatico svedese dell'ONU che salvò centinaia di ebrei durante la Shoah); i palestinesi divisi, velleitari e incapaci di stabilire una strategia politica concreta.
La parte finale del libro scade forse un pò in un cronachismo corretto ma senza molti approfondimenti (per esempio, qualche informazione in più sul'armamento nucleare israeliano sarebbe stato utile per dare un quadro più completo del contesto militare della situazione).
In ogni caso, risulta evidente a chiunque legga questo testo (ma anche molti altri) che non c'è alcuna possibile soluzione allo status quo a cui si è arrivati e che si tratta, in effetti, di una guerra lunga oltre 70 anni combattuta a diversi livelli di intensità e che non finirà (almeno in questo secolo).
Ottimo libro che sinteticamente espone la storia della Palestina dal 1820 ca. a oggi. Rispetto al libro di Morris "Vittime", che percorre più o meno lo stesso periodo, il libro di Vercelli è più sintetico e non descrive molti episodi nel dettaglio. Inoltre si "sente" il minor coinvolgimento personale, pur essendo l'autore molto addentro a luoghi e culture. Vercelli espone tutto in modo apparentemente piano, senza però risparmiare giudizi sui vari avvenimenti. Ne esce fuori un quadro chiaro su cosa è e ha portato a esistere lo stato di Israele, sui meccanismi che hanno sfavorito (a parte la violenza Israeliana) la formazione di uno stato palestinese. Il pessimismo, più che giustificato, domina poi la parte finale. Ho trovato il libro nel complesso molto equilibrato e in fondo rende chiaro al lettore il processo storico degli ultimi due secoli in Palestina. Il lettore europeo è condizionato dal conoscere il substrato storico/culturale della formazione dello stato di Israele, ma permettetemi di giocare col libro, immaginando che un giovane cinese legga il libro. Immaginiamo che il giovane cinese sia un dottorando in una materia scientifica in un qualche centro di ricerca europeo. Alla domanda di cosa sappia dei conflitti a base religiosa dell'Europa, questo ragazzo risponde che non ne sa assolutamente nulla ma che quel che ne ha percepito vivendo da qualche anno in Europa, pensa che il tutto sia una follia. Bene, questo ragazzo legge il libro di Vercelli e ne deduce che Israele è un paese di coloni europei che hanno occupato un territorio non europeo per farci un paese per alcuni di loro. Una occupazione coloniale, dunque. E' dunque Israele una questione europea, il sionismo nient'altro che uno dei tanti nazionalismi europei, l'ultimo in ordine cronologico, nato dalla necessità degli europei di religione ebrea di trovare uno stato dove vivere senza persecuzioni. Allora, sorge spontanea la domanda, perché non è l'Europa a prendere atto che è da sé che deve venire un atto di coraggio, anche economicamente molto oneroso, che possa aiutare a risolvere un problema che tocca soprattutto il milione circa di profughi palestinesi, ai quali è impedito il ritorno nelle terre da cui sono stati cacciati da occupanti europei. Aggiungo qualcosa sull'antisionismo. E' difficile dire che si è antisionisti se non si accompagna questa affermazione con un coerente antinazionalismo. Se si giustifica storicamente la formazione degli stati nazionali europei, dai quali la cittadinanza di religione ebrea è stata spesso (non sempre, per esempio in Italia no) esclusa oppure sottoposta a successive persecuzioni (anche in Italia), con l'Olocausto finale, allora bisogna anche accettare il sionismo. La domanda storica è perché diamine lo stato di Israele non è stato creato su un qualche territorio europeo (sottraendolo per esempio a Germania e Polonia) e invece si è andati a colonizzare un paese che ben poco aveva avuto a vedere con la storia europea dopo la caduta dell'impero Bizantino? La politica dell'accettazione dello stato di fatto ha fatto poi la Storia.
Si tratta di un buon riassunto del conflitto, in grado di contestualizzarne la storia in maniera sempre imparziale. Ho apprezzato anche lo stile 'didattico' dell'autore, anche se personalmente trovo l'ultimo capitolo del libro un po' troppo simile ad una tesi di laurea. La ricca bibliografia testimonia la possibilità infinita di approfondimenti sull'argomento, ma sicuramente questo testo concede il sapere necessario al lettore che vuole farsi un'idea chiara dell'argomento. Un'infografica più ricca e meglio strutturata (alcune mappe sembrano un indovinello, con colori troppo simili fra loro) avrebbe garantito le 5 stelle.
Written in 2010, this book unfortunately leaves out the last decade of the Israeli-Palestinian issue, understandably too close in time for a dispassionate analysis. It is however exceptional in its description of the situation between the two peoples from the initial formation of Zionism to a fully-blown Israeli country. The author takes every step to try and be as objective as possible, describing both the Jewish side and the Palestinian counterpart in their relationship with each other and with the wider Arab world. Their strengths and weaknesses, their mistakes, factionism, dreams and nightmares. From the birth of Zionism, to its consequences in the Middle East, the Palestinian diaspora, the refugee problem reaches today and is perpetuated in those Syrian Palestinian refugees whose nationality is not for example recognised in refugee processing offices in Germany. Diaspora creates diaspora. And so the world goes on. Yes a nation was created, however much suffering ensued. My experience of seeing refugee camps in Jordan was really devastating. Yet I was born in a world where Israel was already on the map. What to do? I feel this book was a good reminder that amidst everything else this problem is still outstanding. Unbelievable. But so is the notion that a state can be created ex novo in Palestine without consequences for the rest of the world. And the British Empire here seem to bear quite a lot of responsibility. Difficult to remain objective here but Vercelli somehow pulls it off. His last statement is that the internecine wars are for both peoples a zero-sum game. One that as yet has not seen a solution.
Un buon saggio che sintetizza il conflitto secolare tra questi due popoli. Mi ha stupito notare, molto più di quanto credessi, come abbia pesato parecchio il ruolo di alcuni stati nell'incapacità di trovare una soluzione pacifica a questo scontro. Ho letto la versione aggiornata che è uscita nel 2020 (che aggiunge un capitolo finale, sugli eventi che vanno dal 2008 al 2018, con alcuni utili dati recenti di tipo economico e demografico), ma mi è dispiaciuto constatare la poca cura nell'aggiornare i dati biografici per quanto riguarda gli anni delle morti di alcune figure citate nel saggio, decedute in questi ultimi anni.
Il libro è molto dettagliato e vale la pena leggerlo per capire cosa sta effettivamente succedendo ai giorni d’oggi. Il contesto è difficile, la storia lo è ancora di più. Uniche pecca è la totale mancanza (nemmeno l’accenno) al come/quando/perché Israele è arrivata agli armamenti nucleari.
Questo è un libro che va letto per capire, non per giudicare. Ma a prescindere dalle responsabilità di Hamas, dell’OLP, di chiunque altro… il genocidio in atto non è giustificabile in nessun modo.
Ho divorato questo saggio con la consapevolezza di doverne leggere tanti altri prima di avere un quadro preciso del conflitto israelo-palestinese. Vercelli fornisce un approfondimento efficace, dettagliato e sempre scorrevole di una guerra "dai capelli bianchi", un grattacapo dal costo umano incommensurabile che da oltre settant'anni ricerca una soluzione.
ottimo libro per chi del conflitto non sa nulla e vuole inizare a capirci qualcosa. verso gli ultimi capitoli perde un po' il livello di dettaglio che aveva in quelli precedenti.
E' uno dei classici sul conflitto arabo israeliano da parte di una persona molto acculturata. Se si vuole conoscere la storia su questo tema in modo neutrale lo consiglio.
Saggio che, pur nella sua complessità, permette di dipanare i fili di eventi oltremodo complessi. Ho apprezzato molto l'imparzialità dell'autore, che non scade mai in giudizi determinati da opinioni e simpatie personali. Sicuramente il testo richiede molta attenzione in tutti i suoi passaggi e un certo grado di conoscenze pregresse.
Dice l'autore, sul conflitto tra Israele e Palestina: Alla fine rimane il mancato riconoscimento reciproco, la tragica finzione per cui, affinché l'uno possa esistere, l'altro debba scomparire una volta per sempre. Penso che sintetizzi bene ciò che è avvenuto, ciò che sta avvenendo e ciò che continuerà ad avvenire. Per dirla con una battuta, mai attuale come in questi giorni: avanza il processo di pace in Medio Oriente. Otto morti.