Può il tuo rapitore diventare la tua unica e sola àncora di salvezza?
Può un semplice, piccolo simbolo racchiudere un legame inestimabile?
Due domande a cui solo Elvereth Ahn potrà dare una risposta e lo farà in Malyshka, il suo ultimo romanzo.
Mosca: Natalyia Jurevna Zakharova, figlia diciottenne di un noto politico, non sa cosa significa vivere davvero: si sente rinchiusa in una gabbia dorata, protetta 24 ore su 24 dalle guardie di suo padre.
È impossibile avvicinarsi a lei, ma qualcuno in particolare sarà più furbo e veloce e riuscirà nel suo intento.
Natalyia verrà rapita da Aleksej, un uomo dalla pelle tatuata che incute timore solo a guardarlo.
Scoraggiata e ignara di ciò che le stia accadendo, il suo unico conforto è la collana che porta al collo, il ciondolo del quadrifoglio di sua madre che giace sul suo petto dandole sicurezza.
Ben presto, si renderà conto che la sua vita è sempre stata un’illusione e che le informazioni riguardo la sua famiglia sono tutte menzogne.
Grazie ad Aleksej, capirà che niente è come sembra, che le sono state nascoste verità sconcertanti e che proprio il suo rapitore sarà l’unica persona di cui si dovrà fidare…
Anche nella foschia della mia mente, che si dirada pian piano, scorgo una durezza nei suoi occhi che prima non c’era. E faccio più attenzione al colore che domina la sua figura: il nero. Nero ovunque, nera la camicia, neri i tatuaggi. Nera l’anima.
Wow.Wow.Wow.
Sembra che a ogni romanzo, Elvereth salga un gradino più in alto rispetto al precedente. Quest’autrice mostra miglioramenti incredibili, sia nell’intreccio di trama originale e creativo, sia nel registro stilistico sempre più accurato.
I personaggi sono caratterizzati perfettamente, e tra questi spiccano, ovviamente, quelli che ci regalano il proprio punto di vista:
Natalyia è cresciuta come una ragazzina viziata e capricciosa, dotata di un’immaturità però genuina che nasconde un animo buono e ingenuo. È empatica, dolce, premurosa. Il personaggio che cresce più di tutti gli altri; infatti la sua evoluzione è strabiliante: da ragazzina insicura e indifesa la vedrete mutarsi in una donna coraggiosa e con un pizzico di follia. In alcune scene, ho trovato le sue scelte alquanto estreme, dettate sicuramente dall’impulso e dai suoi sentimenti. In quei momenti pensavo: “Oddio, che sta facendo?”.
Nonostante la sua giovane età, Natalyia non si fa scoraggiare da niente e da nessuno, soprattutto anche grazie a quel vuoto che cerca di colmare ogni giorno con amore e malinconia.
Le sue scelte, però, le reputo avventate, ma mai egoiste, anzi, si spinge oltre i limiti pensando sempre agli altri e mai a se stessa: per questo, vivrà con sensi di colpa irrecuperabili che la spingeranno a dubitare della sua esistenza. Una piccola guerriera che ha paura, che è arrabbiata con il mondo intero perché ha vissuto in una bolla di menzogne e meschinità.
È proprio questa consapevolezza che determina il suo cambiamento, la voglia di riscatto che prenderà vita.
«Fermami, malyshka. Fermami» sussurra a ogni bacio, a ogni carezza, con un tormento nella voce che fa a cazzotti con la passione con cui mi travolge.
Aleksej, uomo affascinante e misterioso. Di poche parole, taciturno e riflessivo. Non esprime quasi mai le sue emozioni, ma ciò che prova è facilmente decifrabile attraverso i suoi gesti forti e sentiti.
È sicuramente il personaggio più statico, che non subisce una vera e propria crescita. Credo che questo sia dovuto per il motivo dell'età – ricordiamo che c’è un age- gap sostanzioso e Alek è un uomo già formato; la sua maggiore crescita già è avvenuta, semplicemente non l’abbiamo vissuta.
A differenza di Natalyia, con la quale viviamo tutto il suo cambiamento, gli anni in cui Aleksej ha sofferto ed è resuscitato dalle sue ceneri sono al lettore sconosciuti, se non tramite qualche flashback.
Anni colmi di sofferenze che riflettono il personaggio, pertanto vediamo ciò che lui è diventato, ciò che quei dolori l’hanno portato a essere oggi.
Ha un grande dolore, un vuoto, delle assenze e forti rimpianti che ancora lo logorano e non lo fanno dormire di notte.
Il suo unico obiettivo è proteggere Natalyia e vendicarsi una volta e per tutte per essere stato privato della sua felicità.
Forte, premuroso, affidabile, il suo ruolo è fondamentale per Nat all’interno del libro; sarà la sua ancora di salvezza.
«Guardami sempre negli occhi quando parli. Non abbassare la testa, intesi? Qualsiasi cosa io dica. Qualsiasi cosa tu dica. Mantieni sempre il contatto visivo, perché è una delle armi più potenti al mondo.»
Il legame che si instaura tra i protagonisti è fortissimo. L’autrice è stata brava a far capire che dietro il loro primo incontro già è presente un imprinting risalente ad anni prima.
Si avverte che il loro non è un legame effimero, debole, ma che sono stati destinati a incontrarsi e a lottare insieme contro le ingiustizie e chi ha distrutto la loro vita.
Gli anni trascorsi sono tanti, sicuramente, ma quella forza che li tiene insieme pare non essere mai svanita e sia sempre esistita nel tempo, pur essendo stati lontani e pur lei non sapendo chi egli sia.
Il romanzo può essere diviso in tre parti: la prima è abbastanza introduttiva, un po’ più lenta, dove avviene la conoscenza dei personaggi; nella parte centrale assistiamo alla rivelazione di segreti, entrata in scena di personaggi e quali ruoli coprono nella vita di Natalyia; terza e ultima parte più dinamica, avvincente, una guerra nel vero senso della parola.
Ansia a palla, suspense, sanguinosa al punto giusto e combattiva. Ci saranno tantissimi colpi di scena sia sulle vicende che sui personaggi. Niente e nessuno è come sembra! Pathos e emozioni alle stelle.
Lo stile della Ahn è semplice, elegante, armonico, chiaro e pulito; schietto, arriva dritto in faccia senza avvertimenti.
Le descrizioni dettagliate si alternano a dialoghi emozionanti, forti. I flashback da batticuore, eventi inaspettati rendono la lettura fluida, scorrevole. Il ritmo narrativo è veloce, pur essendo un libro molto lungo, l’ho praticamente divorato. Si nota, inoltre, quanto l’autrice abbia studiato per scrivere questo libro, date le informazioni sulla Mafia Russa, le dinamiche attorno a essa, i termini e le parole nella lingua madre.
Non mi dimentico del modo in cui si prende cura di me, e non come se fossi una bambina, ma una donna da venerare e proteggere in qualsiasi modo. In qualsiasi momento. Non mi sono mai sentita così importante. Non sono mai stata così importante per qualcuno.
Mayshka è un romance diverso dagli altri scritti di Elvereth: si capisce benissimo l'intenzione dell’autrice, ovvero quella di virare il fulcro del romanzo a qualcosa di diverso. È provato dal fatto che sono presenti molti più POV di Nat. Infatti Aleksej, pur essendo protagonista, emerge meno nella storia e spesso è risultato secondario a lei.
Il cuore del romanzo è la crescita e la storia di Natalyia, il suo riscatto, i suoi sentimenti, la sua vita. Lei è la regina indiscussa, lei è il centro attorno il quale ruota ogni cosa.
Ho amato entrambi i protagonisti, ma credo che la vera storia d’amore in Malyshka sia quella fra Natalyia e sua madre, Anastasiya.
Questo legame, approfondito tantissimo dall’autrice, mi ha fatto riflettere: come si può provare mancanza verso qualcuno che non ha mai fatto parte della nostra vita? Ho avuto difficoltà nel capirlo, a oggi, credo che la risposta sia "l’amore".
Penso che l’amore di una madre sia imparagonabile a qualsiasi altra cosa, e credo che Anastasiya, nel poco tempo avuto, abbia donato così tanto amore a sua figlia da farle avvertire una forte mancanza durante tutta la sua vita.
Senza la collana mi manca il respiro, mi manca una parte fondamentale di me. Perché non so che cosa significhi avere una madre, ma so che cosa significa aver bisogno di lei come l’aria.
Ci tengo molto a fare una parentesi su una particolarità: in quasi tutti i romanzi, Elvereth rende vivi personaggi che mai appaiono nelle vicende della storia, te li fa amare alla follia, e mi è capitato anche stavolta. È assurdo come la presenza di Anastasiya fosse così forte. Anche solo tramite i ricordi raccontati dai protagonisti e dai flashback, ho provato un amore spudorato per questa donna e mi ha commosso tantissimo il legame tra mamma e figlia, un legame fatto di amore, raro, prezioso, proprio come un quadrifoglio.
Un personaggio che arrivi a conoscere pur non essendoci davvero.
Durante la lettura, in realtà, per me era come se ci fosse: sappiamo bene quanto una persona che ormai non c’è più, riesca a vivere attraverso le persone che la amano e che la ricordano.
Anastasiya vive dentro sua figlia, e sarà sempre rinchiusa nel suo cuore.
L’autrice mantiene costante questa tematica per tutto il libro, un filo sempre presente.
Un romanzo fantastico, dal significato toccante, reale.
Non credo ci sia bisogno di dire altro, che cosa state aspettando?
Leggetelo, subito!